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Prova Comparativa: Moto Guzzi Stelvio 1200 4v Vs Triumph Tiger 1050 Se


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Qualche giorno fa ho avuto modo di provare due fantastiche motociclette, una italiana e l’altra  inglese, che andrò subito ad illustrarvi cercando di riportare il più fedelmente possibile le mie impressioni di guida.

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Per i colori italiani troviamo la massiccia Moto Guzzi Stelvio 1200 nella versione 4valvole Standard. Ci viene consegnata in un bel Rosso acceso (colore che a me personalmente piace molto e che associo subito alle moto di casa nostra).

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Per quanto riguarda la sfidante, invece, ecco un’impertinente “signorina” inglese, la Triumph Tiger 1050 in versione SE con ABS, ”agghindata” di tutto punto, con un bel paio di borse laterali in tinta,  comprese nella dotazione di serie. Vestita di un elegante abito nella colorazione denominata Matt Black/Matt Graphite, al primo approccio visivo si presenta molto più piccola e compatta rispetto alla moto di Mandello, che invece appare decisamente più alta e imponente (circostanza che potrebbe intimorire chi è di corporatura più esile).

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Bene, ma adesso saltiamo in sella e analizziamo subito le impressioni di guida. Si parte con la Bicilindrica Lariana. La Guzzi ci aspetta nel piazzale già calda, e il borbottio al minimo, tipico di questo motore, ci ammalia  fin da subito. Infilo la prima e via. Pur se imponente, la moto in movimento è ben bilanciata e non si notano i 230 kg indicati dall’ago della bilancia. Anzi, grazie alla buona impostazione telaistica (a Mandello i telai li hanno sempre saputi fare) la Stelvio regala  un’ottima sensazione di stabilità, sopratutto sul veloce, dove si riescono a tenere buone medie. Una caratteristica è da subito evidente: il Bicilindrico “scuote” molto al minimo; ma questa è una particolarità legata a quasi tutte le moto dotate motoristicamente di tale architettura; particolarità amata sopratutto dai più fedeli Guzzisti in quanto riesce a far “sentire” maggiormente la moto rendendola ancora più “Viva”.

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La Stelvio, in ottica turistica, offre un’eccellente protezione aerodinamica. Il cupolino regolabile in altezza (seppur manualmente), concorre ad incrementare il confort di viaggio, che sulla Stelvio è di ottimo livello sia per il pilota che per il passeggero. Il motore, poi, è generosissimo, ricco di coppia, anche se spostata un po’ verso l’alto. Nonostante ciò, si tratta di un’unità molto trattabile, che consente di trotterellare allegri anche con i rapporti più alti grazie ad una spinta comunque più che buona ai bassi regimi. Una nota di merito va poi al Ca.r.c, il cardano reattivo compatto, progettato qualche anno fa dagli ingegneri della casa di Mandello. Un sistema veramente eccellente e silenzioso (con minor manutenzione rispetto alla tradizionale catena) caratterizzato da una presenza assai poco “invadente” rispetto ai sistemi progettati da altre case motociclistiche, più blasonate, ben più rumorosi e condizionanti nella guida. La Stelvio frena bene grazie all’impianto Brembo, molto modulabile, dotato addirittura di tubi intreccia. I rerchi a raggi Alpina tubles completano la dotazione di una moto rifinita davvero con cura, che da un punto di vista dinamico, risulta anche agile nello scendere in piega nonostante il peso.

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L’unica critica che mi sento di muovere a questa moto è la frizione, davvero troppo dura e poco modulabile, che non asseconda un cambio invece preciso e dolce negli innesti. Un vero peccato, perché su una moto da turismo sarebbe opportuno un comando più dolce (upgrade che, però, dovrebbe aver riguardato la Stelvio in versione NTX).

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Passiamo ora alla Tiger. Piccola veloce e affilata rispetto alla Stelvio, eredita dalla sorella Speed Triple l’intero blocco motore opportunamente depotenziato e addolcito per un uso -diciamo così- più turistico e friendly. Saliti in sella si notano subito la differenza di peso e l’interasse più corto che rendono la tricilindrica inglese molto agile nel misto. Una moto con cui ci si può togliere parecchie soddisfazioni anche nei confronti con sportive più specialistiche supportati dalle doti del fantastico propulsore made in Hinckley. Questo motore può essere descritto con un solo aggettivo: eccezionale. Pronto, prontissimo, prende i giri con una facilità impressionante rispetto alla Guzzi, grazie ad un progetto chiaramente più moderno e alle masse in movimento minori. Supportato da un impianto di iniezione ben a punto, scorre via liscio come il burro. Pedane e comandi sono posizionati alla perfezione per un’ottima ergonomia di guida che elimina ogni fastidio o indolenzimento. La frenata è sempre sicura e mostra parecchio mordente anche nelle pinzate più decise, grazie al doppio disco anteriore e alle pinze radiali corroborate da un sistema Abs perfettamente tarato. Un impianto che non risulta mai fastidioso e davvero di ottimo ausilio nell’affrontare fondi viscidi e scivolosi (come capitato durante il test a causa di un po’ di pioggia).

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La Triumph è una vera e proprio “tuttofare”, pacata e tranquilla quando si deve andare a lavoro, ma capace di sfoderare gli artigli della Tigre quando si è a caccia di curve su un bel passo di montagna. In quest’ultimo caso sarà necessario indurire un po’ le forcelle (completamente regolabili) rispetto alla taratura standard un po’ morbida. L’unica nota negativa della Tiger risiede nel cambio, fin troppo ruvido negli innesti (sopratutto in scalata). Ma in questo caso potrebbe trattarsi anche di una “pecca” dell’esemplare in prova forse bisognoso di un cambio olio. La situazione, comunque, col passare dei km è migliorata e il cambio si è addolcito un po’, non perdendo tuttavia del tutto la sensazione di durezza.

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Ma veniamo alle conclusioni. Siamo di fronte a due ottime motociclette: la Stelvio sicuramente più adatta al turismo, grazie alla maggiore protezione aerodinamica e alla pastosità del motore, la Triumph più propensa al turismo veloce vista l’indole quasi sportiva ed un motore e una ciclistica più aggressivi (anche se in sella si sta leggermente più scomodi rispetto alla Guzzi e si ha meno riparo aerodinamico. Cosa che però si può facilmente risolvere scegliendo un cupolino più alto dal ricco catalogo triumph). A questo punto a voi la scelta. Guardatevi dentro e prendete quella che più si addice alla vostra indole e alle vostre capacità di guida, considerando anche che la Tiger, nella versione SE, viene proposta ad un prezzo inferiore rispetto a quello della Stelvio: 11.380 euro per l’inglese contro i 13.810 necessari per mettersi in garage l’italiana in versione standard. Per concludere, due moto da promuovere appieno, una valida alternativa al best seller BMW GS.


13 Comments

  1. Gianpaolo

    2009/10/27 at 12:14 PM

    W LA MOTO GUZZI! ORA E SEMPRE, FELICE PADRONE DI UNA BREVA 750 DEL 2006 CON 30.000 FIERI KM E SEMBRA USCITA ADESSSO DAL CONCESSIONARIO.

  2. EL VECIO

    2009/10/27 at 12:40 PM

    La Guzzi ,fa’ veramente delle Belle moto! 😉

  3. Fiore

    2009/10/27 at 10:51 PM

    Ho un Cali Jackal del 2000.
    Una Guzzi “Guzzi” (non Aprilia)
    e, anche se non riesco a farci molti km, sarà la mia Moto per sempre!
    V a tutti.
    🙂

  4. snupo

    2009/10/28 at 9:26 AM

    Posseggo la Stelvio prima serie come quella di questa prova…..ed ho provato la Tiger di un mio amico e devo dire che concordo pienamente con questa prova.
    La Tiger con il cupolino in dotazione risulta per una persona come me alta 1.81 molto fastidioso infatti mi trovavo l’aria tutta sparata in faccia (allora meglio una scarenata!)comunque montando un bel parabrezza credo si risolvi il problema…Il motore è bello liscio e potente….ma esteticamente la Stelvio…..è la Stelvio….almeno a parer mio chiaramente.
    La Stelvio invece è la classica moto con l’anima! 😀
    Assolutamente non asettica ha un bel motorone bello potente,una sella bella comoda (anche per il passeggero)un cambio fantastico, una tenuta di strada da paura….insomma è una bella figata!!!!
    Peccato che non abbiano potuto provare la serie standard ma 2009,perchè in pratica monta lo stesso motore della Stelvio NTX,dove la frizione è ora è molto più morbida e il motore pare sia ancora più pronto e l’ABS di serie.
    Comunque riguardo al prezzo c’è la possibilità d’avere dei grossi sconti per avere una Stelvio..per cui alla fine i prezzi si distanziano di pochissimo.
    Buona scelta……e per quanto mi riguarda ….Forza Guzzi!!!!!!

  5. Bulljan

    2009/10/28 at 12:01 PM

    Snupo, Snupo… mi pare di conoscerlo 😉

    io posseggo una Stelvio “la Rossa” 2008 e devo dire che , a mio parere, é la moto migliore che abbia mai posseduto.

    Con i pregi (tanti) ed i difetti (pochi) che ha, la considero una delle migliori alternative italiane allo strapoterere tedesco e jappo… e poi la Guzzi ce l’hai nel cuore :mrgreen:

  6. nik76

    2009/10/28 at 4:26 PM

    ho provato la Stelvio ,che gran moto ,facilissima da guidare e talmente comoda che non vuoi più scendere.il motore spinge forte in basso e continua come una furia in alto ,quella che ho provato era una 2009 ed aveva l’ABS di serie :mrgreen: e pensare che fino a quel momento per me la Guzzi era il v50 della polizia :mrgreen:

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  9. VecchioRalph

    2010/03/29 at 9:38 PM

    ciao a Tutti
    sono un Guzzista doc amante delle mitiche V7di cui ho tre esemplari nel box, più due nxt750 della polizia stradale, sono innamorato della mia V7, ma ho provato la Stelvio NXT e mi ha rubato il cuore, oserei dire perfetta e unica come la V7 850 Gt del 1972.
    Spero presto di metter in box una Stelvio NXT
    by VecchioRalph
    http://web.mac.com/g84/VecchioRalph/Hom.html

  10. Antonio Sesto

    2010/04/11 at 9:53 AM

    Amo le Guzzi, la mia moto e` Guzzi, ma non si puo` non dire che – per gli standard di OGGI – sono troppo pesanti e costose. La Stelvio in ordine di marcia pesa 250 kg, altro che 230… e ha un serbatoio minuscolo. Fin quando i prezzi e le caratteristiche tecniche non diventeranno piu` “attuali” le giapponesi e le tedesche continueranno ad essere preferite (e a ragione): sono o piu` economiche o piu` leggere o piu` potente (o tutto insieme).

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  12. nikki

    2010/09/03 at 2:41 PM

    Nel 1985 (dico 1985) provai a tirare la frizione di una nuova Guzzi che faceva bella mostra di sè ad Alba in Piemonte, già sapendo che questa era un punto debole delle italiane. E quindi optai per una BMW K100RS. Lo stesso avvenne nel 1998 quando fui indotto ad acquistare per i medesimi motivi una GS 1050 R. Oggi, a distanza di 25 anni, la Guzzi non ha ancora affrontato il problema. Mi chiedo: “Ma quanti clienti ha perso per una simile stupidaggine?”. E che ci vuole!

  13. nikki

    2010/09/03 at 2:43 PM

    nikki Ha Scritto:

    Nel 1985 (dico 1985) provai a tirare la frizione di una nuova Guzzi che faceva bella mostra di sè ad Alba in Piemonte, già sapendo che questa era un punto debole delle italiane: era tostissima. E quindi optai per una BMW K100RS. Lo stesso avvenne nel 1998 quando fui indotto ad acquistare per i medesimi motivi una GS 1050 R. Oggi, a distanza di 25 anni, la Guzzi non ha ancora affrontato il problema. Mi chiedo: “Ma quanti clienti ha perso per una simile stupidaggine?”. E che ci vuole!

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