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Motore quattro cilindri per 250cc: la “nuova” formula Kawasaki

Ovvero, come moltiplicare i cilindri e restare un felice 250 cc nel sud-est asiatico

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Per le grandi case motociclistiche fare i conti con le esigenze dei biker del sud-est asiatico, non più mercato emergente ma consolidata realtà economica, è ormai un dato imprescindibile se si vogliono mantenere utili aziendali in un momento di crisi economica globale.

Il “motociclista medio” di una città asiatica, evidentemente chiede alla sua compagna a due ruote di essere leggera, per poter essere agevolmente manovrata tra mezzi di ogni genere che circolano nel caotico traffico; di avere potenza equilibrata, tale da non rendere rischiose le ripartenze su strade con asfalto approssimativo; ma allo stesso tempo di possedere una coppia bassa, che consenta di superare ingombranti ostacoli in movimento. Inoltre, deve essere una moto parca nei consumi, essendo costretta a vedere raramente la quarta tra un semaforo e l’altro… il tutto ovviamente ad un prezzo competitivo. In questa direzione, molte case motociclistiche – Kawasaki, Yamaha e Ktm, tra le prime – hanno iniziato a lavorare su progetti di moto di piccola cilindrata, monocilindriche di 250 cc, partendo generalmente da un downsizing di collaudati ed affermati motori di cilindrata superiore.

Kawasaki sembra tuttavia essere già pronta per il passo successivo, avendo messo in fase di sviluppo avanzato un motore a quattro cilindri di solo 250 cc.

Questa soluzione sembrerebbe voler comporre due opposte posizioni. Da un lato, molte legislazioni di paesi del sud-est dell’Asia prevedono, in effetti, un sistema di tassazione progressivo che fissa un’aliquota al 60% per i motoveicoli con cilindrata compresa tra i 250 cc e i 500cc, mentre la pressione fiscale sale al 75% per cilindrate sopra i 500cc (non stupisce, quindi, che le moto fino a 250 cc costituiscano la fetta più consistente delle vendite). Dall’altra parte, la crescente classe media asiatica è formata da consumatori che, con un sempre maggiore potere di acquisto, iniziano a guardare con interesse motociclette più performanti e costose, indice anche di uno status symbol da benestante, ma che attualmente sarebbero penalizzati al momento del pagamento del balzello statale sulle due ruote.

La soluzione del 250cc quattro cilindri sembrerebbe rispondere, inoltre, anche alle possibili esigenze sorte in tempi di crisi tra gli eclettici Riders occidentali per motori piccoli, leggeri e con una sufficiente spinta da non cadere vittima di colpi di sonno.

Che la casa di Akashi stia per aprire un nuovo trend nell’infuocato e conteso mercato delle “piccole”, che popolano le strade delle affollate città asiatiche? Nel frattempo, in attesa di nuove indiscrezioni in questo conteso segmento motociclistico, non ci resta che chiederci se queste nuove soluzioni siano delle vere “premier” o dei “remake”: chi va in moto, e ha qualche capello bianco, leggendo questo articolo non può non aver pensato alle “giappo” di piccola cilindrata che spopolavano qualche decade fa.


VIA| TMC blog – AsphaltandRubber

1 Comment

  1. lupoalberto2

    2014/06/25 at 8:47 PM

    Chi ha i capelli bianchi ricorda l’infelice idea di De Tommaso di una Benelli 250 4 cilindri, un bidone clamoroso. Cambiano i tempi, ed i paesi, magari avranno più ‘fortuna’ oggi……

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