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MotoGp 2008. Gomme, monogomma, e cadute: considerazioni di fine estate

Bridgestone, Bridgestone delle mie brame, chi è il pilota più veloce del reame?

Sembra questo il ritornello più amato, dai piloti della MotoGp, in questo scorcio di fine estate.

Il monogomma? Quasi un dato di fatto, almeno nelle intenzioni. E le defezioni da Michelin si fanno sempre più pesanti.

Dopo il Rossi nazionalele ricordate tutte le polemiche dello scorso anno?– ecco che anche un’altra delle teste di serie del motomondiale cambia parrocchia: Dani Pedrosa molla le scarpine “francesi” e approda ai giapponesi della Bridgestone (nella foto un’immagine delle prime prove in sella alla sua HRC equipaggiata con le nuove gomme).

Sarà forse stata la pessima performance di Brno la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Non è un mistero che Pedrosa e Lorenzo, dopo il pessimo rendimento dei loro pneumatici Michelin, all’indomani del week end di gara sul circuito della Repubblica Ceca abbiano fatto la voce grossa coi responsabili del marchio francese.



Ma a rendere ancora più incasinato il dilemma esistenziale “Pneumatici si-pneumatici no“, ecco che domenica, a Misano, Motogp di San Marino 2008, Lorenzo infila un fantastico podio (secondo dietro Valentino) nonostante le sue Michelin, dimostrando che, probabilmente, “siamo piloti, oltre le gomme c’è di più!

Eh già, perché Jorge Lorenzo, per chi lo avesse dimenticato (troppo in fretta, a mio parere), è uno in gamba, probabilmente uno dei talenti più promettenti dell’intera MotoGp. E questo nonostante le teorie dilaganti (e farneticanti) per le quali, se ti capitano cadute in gara (come quelle accorse a Lorenzo in questa stagione 2008), sei afflitto da misteriosi problemi psicologici che possono spaziare dalla paura di ricadere, alla paura dell’avversario, alle sudditanze psicologiche, e chi più ne ha più ne metta.

E se fosse un’altra la questione?

Ad ogni modo, se si dice “caduta” non si può non parlare di quanto va accadendo a Stoner da 3 gran premi a questa parte.

Puntualmente l’Australiano cade e Valentino vince.

Lo so, detta così potrebbe sembrare un po’ semplicistica, ma tant’è, e il gota dei commentatori sportivi ha già emesso il suo “imparzialissimo” verdetto: Stoner cade perché teme Rossi. Anzi, più esattamente, Rossi spaventa Stoner, lo mette sotto pressione, e lo costringe, in questo modo, a cadere.

Strano, non so, forse sono stato l’unico a domandarsi come sia possibile sentire la pressione di uno che ha uno svantaggio nei tuoi confronti superiore a 3 secondi e che, benché si chiami Valentino Rossi, e benché sia uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, tutt’al più, ciò che può fare è riuscire ad eguagliare i tuoi tempi, senza possibilità di raggiungerti.

Non so… sinceramente, voi, in una situazione del genere, vi sareste sentiti minacciati?

Come fa uno che al massimo riesce ad avere un passo pari al tuo a recuperarti un simile svantaggio? (3 secondi sono decisamente tanti se quello che hai davanti si chiama Stoner e riesce a fare quello che riesce a fare lui in sella alla sua Ducati).

Insomma, ciò che mi lascia perplesso è che si escluda a priori l’altra ipotesi. Quella ugualmente plausibile secondo la quale le cadute di Stoner (come a suo tempo quelle di Lorenzo, e di tanti altri) siano riconducibili a semplice foga agonistica: hai un vantaggio notevole sull’avversario, sarebbe sufficiente gestire la gara, eppure non puoi fare a meno di dare il massimo, di cercare continuamente il limite. In altre parole, forse qualcuno non se n’è accorto, ma questi sono Piloti. E le gare motociclistiche, oltre che dalle strategie di vittoria (che spesso ne uccidono lo spirito) sono governate soprattutto dall’istinto per la velocità, dalla sfida –con gli altri, sì, ma– soprattutto con sé stessi e i propri limiti.

E quando si cerca il limite, quando non ci si risparmia solo perché si è in testa e si può anche amministrare, ci si prende dei rischi e si può anche cadere. Ciò detto, mi piace pensare che le cadute di Stoner, uno che non ha certo bisogno di dar prova della sua continua ricerca del limite, non avvengano a causa di Valentino, ma a causa di Stoner stesso: Stoner contro Stoner! Così come dovrebbe essere per ogni campione degno di questo nome alla continua ricerca del superamento dei propri limiti.

Sarà questa la giusta chiave di lettura? Lo scopriremo il prossimo 14 settembre ad Indianapolis per il MotoGp degli Stati Uniti 2008.


3 Comments

  1. angelo

    2008/09/03 at 9:17 AM

    E’ una ipotesi interessante, ma a mio parere contrasta con il fatto che lo scorso anno Stoner non è mai caduto, mentre negli anni e nelle classi precedenti le cadute erano frequenti, tanto da fargli affibbiare il soprannome di “Rolling Stoner”, come certamente tutti ricordano.

    Io credo che lui, come Pedrosa e lo stesso Valentino, siano perfettamente in grado di gestire le gare senza farsi prendere dalla foga agonistica, anche se una percentuale di rischio di cadere esiste sempre.

    La pressione di un avversario che incalza, viceversa, spinge a cercare qualcosa di più dalle proprie prestazioni, a rischiare maggiormente, e di fronte a questa necessità c’è chi, come Pedrosa, preferisce conservare la propria posizione e chi, come Stoner e Lorenzo, non si ferma di fronte al rischio di perdere tutto.

    Probabilmente a Brno e a Misano Casey ha spinto la ciclistica della Ducati veramente al limite, ma anche Valentino a inizio gara ha corso un bel rischio…

  2. F1News

    2008/09/04 at 12:09 AM

    Non condivido il pensiero di Guido Meda e della paura psicologica. Stoner è caduto e basta, anzi da vero signore non ha nemmeno campato scuse dicendo che è caduto ma non per colpa della mano dolorante. Vero campione! Ha chiesto troppo alla sua moto e dai discorsi e dalle gesta nei box sembrava stupito anche lui, come se quella curva l’avesse affrontata sempre cosi ma in gara puff. Il patatrac. valentiono centra poco con le cadute, anzi, per niente.

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