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Focus novità Moto 2011: MV Agusta F3 oppure, se preferite, la Emmevu a Tre Cilindri


httpv://www.youtube.com/watch?v=G4u5haQuCXg

(articolo di J.B.)

Cominciamo subito con il dire che la F3 non sarà l’unica supersportiva tre cilindri di 675cc in commercio. La Triumph, una casa che i tre cilindri li costruisce dal 1968, produce infatti già da tempo, con successo, la meravigliosa Daytona 675 (QUI il nostro RoadTest). La Mv Agusta, però…

Chi ha qualche capello bianco, o come il sottoscritto è un giovane-vecchio (definisco così chi è sulla trentina/quarantina e motociclisticamente parlando vive nel passato), guardando la nuova Mv Agusta F3 non potrebbe che chiamarla “Emmevu Tre Cilindri”, in onore alla moto da corsa con cui Giacomo Agostini ha vinto ben dieci titoli mondiali nella classe 350 e 500. Da appassionato del marchio vi confesso che aspettavo una Emmevu Tre Cilindri da quando mi interesso di moto, cioè da quando avevo ancora i pantaloni corti. Permettemi, dunque, qualche cenno storico per mettere in giusta prospettiva la nuova F3 e ciò che rappresenta per un appassionato.

 

Come nasce la Tre Cilindri?

Nel 1965, dovendo rimpiazzare la vincente ma ormai vetusta quattro cilindri (quindici anni sono tanti per una moto da corsa), il reparto corse Mv dopo attenti studi… non, d’accordo, raccontiamo la verità: ma quali studi? Molto semplicemente il conte Domenico Agusta chiese – o meglio, ordinò – che fosse costruito un motore diverso dagli schemi correnti. Un tre cilindri, per l’appunto. E quando il prototipo fu pronto e venne portato in gran segreto al Lido di Venezia dove il Conte si trovava in vacanza, egli chiese: “Quante valvole ha questo motore?”. “Sei,” rispose un alquanto sorpreso tecnico – visto il Conte sapeva benissimo la risposta. Ed il Conte: “Ma non lo sai che per andare forte un motore deve avere quattro valvole per cilindro?”. E così, in pochissimo tempo, venne approntata una nuova testata con 12 valvole.

Il genio dell’imprenditore è proprio questo: una visione supportata più dal sesto senso che dai dati tecnici, un’intuizione che si trasforma in un’idea vincente. Il resto, come si dice, è storia.

Peccato, però, che il conte Agusta fosse gelosissimo delle sue moto da gara.  Mai e poi mai avrebbe autorizzato la vendita di una moto stradale, tecnicamente ispirata ai suoi bolidi da corsa, che avrebbe permesso anche ai piloti privati di scendere in pista. Gli ordini erano chiari: le Mv potevano gareggiare solo con la squadra ufficiale Mv. E così fu, fino alla chiusura nel 1976.

Una scelta d’onore quindi per un uomo d’altri tempi e decisamente sopra le righe. Un vero peccato, però, per i tanti appassionati che negli anni 70 avrebbero trovato nelle Mv l’alternativa italiana alle potenti, ma instabili, pluricilindriche giapponesi. Dopo oltre 20 anni di oblio, il 1999 vede la rinascita della Mv sotto la gestione Castiglioni, con le splendide F4 e Brutale nate dal genio di Massimo Tamburini. Due moto che saranno per sempre ricordate nella storia del motociclismo. Eppure, all’epoca, non credo di essere stato l’unico ad aver pensato: ma perchè non una tre cilindri? E così, oggi, termina una lunga attesa durata 45 anni.

 

La nuova Emmevu Tre Cilindri

Dal punto di vista tecnico, ovviamente, il frazionamenteo del motore è la novità più rilevante. Lasciamo a chi è più avvezzo all’ingegneria motociclistica comprendere le motivazioni tecniche che portano a preferire l’architettura a tre cilindri rispetto ad altre. Personalmente, mi limito a rilevare come la vera forza di tale scelta sia nella possibilità di avere una coppia simile a quella di un bicilindrico ai regimi intermedi, con l’allungo tipico di un quattro cilindri. Un compromesso, direte voi.

Ma un compromesso, però, raramente è così eccitante. Per non parlare del fatto, poi, che nel mondo delle due ruote il propulsore a tre cilindri evoca modelli indimenticabili. Qualcuno ricorda la due tempi Kawasaki Mach, o Suzuki GT degli anni 70, o le quattro tempi Triumph Trident e Bsa Rocket?

Il motore di 675cc della F3 viene dato per 130cv alla ruota, ovvero una potenza degna di un 900cc di qualche anno fa, la quale – se supportata dal banco prova – renderà la nuova Mv la media cilindrata più potente al mondo. In effetti, per ora non si conosce moltissimo delle novità racchiuse nel nuovo propulsore. Sappiamo che avrà l’albero controrotante (cercheremo in futuro di capirne di più), mentre l’elettronica offrirà per la prima volta su una media cilindrata il ride by wire multi mappa ed il controllo di trazione integrato.

La ciclistica segue quanto visto sulla F4 a partire dal bellissimo telaio a traliccio di tubi d’acciaio e piastre laterali in alluminio. Personalmente lo trovo esteticamente molto appagante e decisamente meno ovvio dei telai perimetrali. Le compatte dimensioni del motore dovrebbero consentire una ciclistica piuttosto svelta che, abbinata al bellissimo forcellone dotato di monobraccio piuttosto lungo, penso assicurerà un’ottima trazione. La forcella pluriregolabile è Marzocchi, mentre il monoammortizzatore un Sachs ovviamente regolabile. Come da brochure, l’impianto frenante anteriore si compone di una pompa radiale Nissin con dischi freno Brembo e pinze radiali fuse in due metà. Non credo vi saranno particolari sorprese sul loro rendimento.

L’estetica, ovviamente, interessa tanto quanto la scelta per lo schema utilizzato per il motore. Ed il motivo è presto detto: da qualunque lato la si guardi, la F3 è bellissima! Non vi annoio con ulteriori descrizioni e vi lascio ammirare le molte foto presenti nella galleria fotografica. Aggiungo solo che lo scarico con i tre terminali di uscita è secondo me un’opera d’arte, esattamente come lo fu a suo tempo quello della F4.  Un tratto distintivo assoluto rispetto alla concorrenza e che la dice molto lunga su come si disegnano le moto in Italia! Credo sarà motivo di futura “ispirazione” per i costruttori di altre nazionalità (la parte che mi convince di meno, invece, sono parafango e specchietti. Verniciati di nero stanno proprio male. Immagino gli uomini del marketing stiano già pensando ad un lungo elenco di accessori in carbonio tra cui parafango e sepcchietti in carbonio. Personalmente, però, trovo che nel recente passato gli accessori in carbonio siano diventati veramente un’ossessione. Quindi la mia preferenza sarebbe vederli verniciati in un bel rosso, in tinta con le altre sovrastrutture).

Come noto, la nuova F3 non sarà disponibile prima della fine del 2011 e quindi dobbiamo rimandare qualsiasi considerazione sulle sue doti dinamiche ad una prova, che speriamo di effettuare quanto prima. Esaminando la scheda tecnica, tuttavia possiamo trarre le prime conclusioni sull’uso più consono per la nuova Mv: il bar e le curve.

Per la prima tipologia di utilizzo, crediamo vi sia poco da discutere. Non saranno in pochi, infatti, coloro che si metteranno in coda, con i telefonini alla mano, per fotografare il vostro gioiellino mentre voi,  seduti a poca distanza, vi gustate un drink con i vostri amici. Anzi, a dirvi il vero, crediamo che il drink ve lo gusterete da soli. Anche i vostri amici, probabilmente, saranno impegnati a fotografare la vostra F3 (qualcuno potrebbe persino chiedervela per rimorchiare!)

Per la seconda tipologia di utilizzo, ritengo che le nuove Mv siano più facili da condurre rispetto alle prime. Mi spiego: chiunque conosca le F4 pre-2010 sa molto bene che trattasi di moto che vanno guidate col corpo. Certamente non scendono in piega con la stessa agilità e facilità di una giapponese. Una volta imparato lo stile di guida giusto, però, avrete decisamente nuovi paramentri per definire precisione e solidità.

Chi invece ha provato la nuova F4, presentata l’anno scorso, credo si sia reso conto dell’enorme lavoro svolto dai tecnici Mv per rendere la guida più intuitiva e facile. Insomma vedremo quale carattere avrà la F3, anche se prevedo sarà una moto impostata per una guida “accessibile” a quanti più utenti possibile.

E a questo punto immagino già i puristi che storcono il naso. Purtroppo, cari amici puristi, la F3 nasce in un contesto economico certamente non facile. Non è un segreto, le medie cilindrate supersportive sono in crisi da qualche anno. Presumo, quindi, che in Mv cercheranno di rendere la F3 il più friendly possibile per aggredire anche mercati ad alto potenziale come Cina ed India dove, da un lato, la classe media cresce si a ritmi serrati, dall’altro, però, fino all’altro ieri guidavano al massimo uno scooter (senza casco, ovviamente). Insomma, a mio avviso la F3 dovrà unire le migliori doti “tipiche” delle moto italiane, alla facilità di guida e alla robustezza delle migliori giapponesi. Se per il lato “italiano”, ovvero tecnica ed estetica, credo fermamente la F3 sarà un successo, purtroppo per il lato “giapponese”, ovvero sul piano dell’ industrializzazione del prodotto, ho qualche (grosso) punto di domanda.

Come sopra accennato, la visione del conte Agusta fu determinante per la nascita della Tre Cilindri da corsa. Sotto questo profilo vi dico apertamente che ho sempre ammirato i Castiglioni per la loro visione imprenditoriale. Una visione che mi preme ricordare ha lasciato in eredità moto come le Ducati 851/888/916, Monster, le Mv F4 e Brutale, le Cagiva 500 da gp e, per me particolarmente importanti, le 125 Freccia e Mito. Purtoppo, però, la gestione industriale, nel passato, ha raramente supportato la geniale visione dei due fratelli. Spero che le cose cambino con la nuova F3. E a tal riguardo, ritengo che il prezzo annunciato di 11.500 euro vada già nella giusta direzione.

Per quanto riguarda noi appassionati, invece,vedremo se con il tempo continueremo a chiamare la nuova Mv con il suo nome ufficiale, F3, oppure se non resisteremo, affibbiandole il nome da sempre vicino al nostro cuore:Emmevu Tre Cilindri.


6 Comments

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  3. VINCENZO

    2011/04/30 at 11:37 AM

    😎 😆 😈 😈 non trovo le parole x commentarla sono rimasto senza ossigeno al cervello immagginando a stare sopra di lei!!!!!!!!!!e mi esce solo di dire è TROPP BELL!!!

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