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A proposito di Yamaha, dell’addio alla SuperBike e di un motociclismo che cambia stagione

La notizia si abbatte come uno tsunami sulle ferie degli appassionati di competizioni motociclistiche – gli appassionati “veri” – quelli che la SBK è tutta un’altra cosa rispetto alla MotoGP, perché le gare sono più combattute, perché quelle moto lì potrei averle anch’io, perché in fondo sembra tutto più genuinoma tant’è: come già avvenuto per la SuperSport, a fine stagione Yamaha dirà definitivamente addio (o forse solo arrivederci) al campionato delle derivate di serie. E probabilmente non è un caso che l’ufficializzazione della notizia giunga proprio ai primi di agosto, quando i più sono in vacanza, per evitare il massacro mediatico che solitamente si scatena intorno a certe notizie (ricordate lo scorso anno cosa capitò con Ducati?).

Ma perché una Casa importante come Yamaha decide di abbandonare una “vetrina” importante come la SuperBike?
E’ noto, infatti, che – al di là del motociclismo per romantici (piloti, team e Case costruttrici che impegnano soldi e risorse col solo scopo di mostrare la propria superiorità sui circuiti di tutto il mondo) – le competizioni sono soprattutto un fatto commerciale: piloti, team e Case costruttrici impegnati, a vario titolo, in una gigantesca operazione di marketing. Vendere moto è l’imperativo categorico. E poi ci sono gli sponsor (laddove se ne riescono ancora a trovare), e una miriade di attività collaterali.
Ma cosa capita se un bel giorno, nel bel mezzo di una crisi economica devastante (aggravata da un terremoto altrettanto devastante che ha messo in ginocchio i produttori del Sol Levante) ci si renda conto che il motociclismo sta cambiando? Che i gusti di chi acquista le moto si stanno velocemente spostando su altri segmenti?

La verità è che le moto sportive (e supersportive) sono in grave crisi: semplicemente, non si vendono più! Costi elevati, piste inaccessibili, esasperazione tecnica, limiti stradali sempre più stringenti, impossibilità di essere godute sui percorsi di tutti i giorni, voglia di tornare ad un motociclismo differente, di riscoprire “la strada”, attenzione rivolta ad un altro genere di modelli: questi gli ingredienti di un cambiamento radicale, che si accompagna anche ad un parco piloti sempre più vecchio, senza ricambio generazionale, che emoziona sempre meno: Rossi, Biaggi & C. vanno “esaurendosi” e si riduce quell’effetto galvanizzante che, dopo una gara adrenalinica, spingeva l’appassionato a correre in concessionaria per staccare l’assegno con cui mettersi in garage un missile con carena e manubri spezzati.

Eppure, il motociclismo è fatto proprio così, è “stagionale”: forse non lo ricorderete, ma poco più di una decina di anni fa, tra le moto più ambite e desiderate, c’era una custom come la Honda Shadow 600; ed è proprio il custom uno degli “elementi di ritorno” nel motociclismo prossimo venturo (come dimostra anche l’inedito EICMA Custom che esordirà alla prossima Fiera di Milano); ed è molto probabile che crescerà ancor di più l’interesse intorno a maxi-cruiser e roadster in stile Diavel.
Ma soprattutto – a dare uno sguardo alle classifiche di vendita – è evidente la voglia generale di tornare a viaggiare e a riscoprire la moto come compagna di avventura: si spiega così il successo di modelli come BMW R 1200 GS e Tiger 800 XC.

In un contesto che muta, dunque, mutano anche le strategie: ed ecco che Yamaha pone a motivazione della sua scelta un generico riferimento alle rinnovate strategie di marketing, che sostanzialmente sintetizza tutto il discorso fatto fin qui.
Un addio, quello alla SuperBike? Forse no, forse solo un arrivederci… magari alla prossima “stagione” motociclistica, perché prima o poi il semimanubrio torna, proprio come quel paio di Converse, quelle che avevate dimenticato nella scarpiera e di cui adesso sembra proprio non possiate fare più a meno!

6 Comments

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