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Test Yamaha FZ6 2004-07: l’usato a prova di crisi!

Una nuda che – fatecelo dire – ha fatto storia, e che ancora oggi, a distanza di 8 anni dal suo debutto, riesce ad essere un mezzo attuale tra le naked quadricilindriche da 600cc.

Tempi di crisi. Si sa, in questo brutto periodo il mercato del nuovo fatica e i dati delle immatricolazioni spaventano non poco: il settore moto, a maggio 2012, fa segnare un –34,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, già in forte recessione. E così, il più delle volte, non resta che rispolverare le sigle del passato, un passato neanche troppo lontano, alla ricerca di un modello economico, ma allo stesso tempo affidabile, capace di emozionare e far divertire chi lo cavalca. Insomma, ci si rifà un po’ al detto “gallina vecchia fa buon brodo”.

Così, ripensando a quale modello potesse rispettare questi requisiti, ci è tornata alla mente una moto che è stata sempre apprezzata dal mercato, finita nel garage di tantissimi appassionati. Si tratta della Yahama FZ6N 2004-07. Abbiamo deciso di testarla per fare il punto su un modello decisamente interessante in tempo di crisi. 

In sella: tutto sotto controllo

Riders, avete ragione. Avremmo dovuto prima descriverla minuziosamente, parlare delle sue linee, del suo appeal per poi raccontarvi come va, ma abbiamo ceduto alla tentazione e siamo saltati immediatamente in sella.

La sensazione è quella di piena padronanza del mezzo. La sella ampia, bassa e imbottita al punto giusto, agevola le manovre da fermo – sopratutto a quelli non altissimi come il sottoscritto – grazie anche all’ottimo raggio di sterzo. Il manubrio largo si afferra con naturalezza senza caricare in nessun modo la schiena, perfettamente perpendicolare al suolo, mentre le braccia sono rilassate e flesse quanto basta per far pressione sulle manopole. Infine le pedane, basse al punto giusto, garantiscono un buon appoggio e contribuiscono a regalare una seduta confortevole.

Morale, sulla FZ6 ci si sente davvero comodi e a proprio agio. Ma non fatevi trarre in inganno: dietro a quella seduta confortevole e a quell’aria da brava ragazza si cela della sana cattiveria… ma ne parleremo tra un po’.

L’inusuale quadro strumenti a sezione circolare, completamente digitale, è provvisto di tutte le spie necessarie e utili per avere tutto sott’occhio. Peccato che il riflesso del sole, in alcune occasioni, ne impedisca una chiara ed immediata lettura.

In Marcia: più cattiva di quanto non si creda

Pigiamo sul tasto dello start e, senza batter ciglio, il 4 cilindri si avvia, un po’ “timido” e silenzioso. La voce lineare e precisa, tipica di un 4 in linea, è parecchio soffocata dal catalizzatore ma è comunque accettabile. Ingraniamo la prima, e via, si parte. I 180 kg a secco si fanno sempre meno importanti, a mano a mano che la velocità aumenta, grazie alla buona distribuzione del peso e al manubrio largo.

Davanti ai nostri occhi si presenta una lunga striscia d’asfalto che solletica il nostro polso. Vediamo come se la cava il 4 in linea di Iwata. Prima, seconda, terza, il contagiri a sezione circolare comincia a “sorridere” al salire del numero di giri. L’aria, all’aumentare della velocità, appesantisce braccia, spalle e collo come se d’innanzi a noi, Borea e Zefiro soffiassero a tutto forza: la protezione aerodinamica è quello che è, ma è pur sempre una naked e rimaniamo accucciati il più possibile, riparandoci dietro il quadro strumenti.

Il propulsore è moderatamente reattivo ai bassi regimi (ci vorrebbe un po’ di birra in più) ma, come un soprano, esprime tutto il suo potenziale nelle note acute. Qualche incertezza ai medi, quindi, per poi riprendersi superata soglia 8000 giri\min, e “detonare” a 10.000 giri\min, dove la spinta rinvigorisce e allunga senza troppi “ma” fino a 14.000 di limitatore – anche se conviene cambiare 1.000 giri prima.

La grinta ereditata dalla sorella sportiva R6 c’è, e si sente tutta. Ve l’avevamo anticipato prima: non esattamente brava ragazza! Davvero una peperina la piccola FZ6 che, nonostante una posizione di guida comoda, lontana da qualsiasi ragionamento incline alla sportività, cela davvero un bel caratterino. Con lei è comunque piacevole viaggiare con un filo di gas e godere della fluidità del motore, sebbene si possa affermare, senza troppe remore, che il compatto 4 in linea da 600 cc non si caratterizza per prontezza ai medi regimi. Anzi, pare proprio che si rilassi – caratteristica che accomuna un po’ tutte le moto con questa configurazione di propulsore; d’altro canto, una volta superato il muro degli 8.000, l’unità si sveglia improvvisamente ed emerge il suo lato più aggressivo. Potremmo definire l’FZ6 una “ragazzaccia lunatica” che cambia atteggiamento e carattere inaspettatamente. Ad ogni modo, avremmo preferito un motore meno cattivo in alto e più robusto sotto.

Tra le curve… che spasso, a patto di girare “alti”

E’ arrivato il momento di gustare la moto tra le curve per verificarne le doti di agilità. Imbuchiamo una strada secondaria che fa al caso nostro. Destra, sinistra, destra, non sono certo i passi base di salsa e merenghe, ma è la danza frenetica che il robusto telaio e l’ottimo bilanciamento della moto consentono di condurre nel misto.

La discesa in piega avviene in modo del tutto naturale, seguendo fedelmente la traiettoria impostata. Davvero una mangia curve questa FZ6 anche se, per rimanere nel range di coppia ottimale, è necessario strapazzare il cambio che, in configurazione standard, risulta avere rapporti eccessivamente lunghi. Tra i contro, non ci ha convinto la risposta del gas nelle ripartenze, spesso accompagnato dal fastidioso effetto on-off e l’escursione della manopola che pare non finire mai – qui il polso non farà troppi complimenti. Ma Riders, non dovete preoccuparvi… il divertimento è comunque garantito.

Sportiva sì, ma senza esagerare

Nonostante erediti tanta sportività, però, la FZ6 N non è da considerare una moto da coltello tra i denti. Il comparto sospensioni, nel momento in cui il ritmo si fa più incalzante, risulta di fatto su una taratura “soft” – sopratutto il mono posteriore. La scelta dei tecnici Yamaha ha cercato il giusto compromesso per un impiego ad ampio raggio, da quello urbano (con asperità, sconnessioni e buche da digerire) al diporto (come abbiamo detto, anche allegro, ma non estremo!)

Buono anche l’impianto frenante. Il doppio disco da 298 mm offre un buon mordente anche nelle staccate più decise mentre il posteriore, particolarmente aggressivo, avrebbe bisogno di più modulabilità – delle volte viene davvero facile incappare in bloccaggi del posteriore indesiderati.

Sul Cavalletto: il nudo che piace

Terminato il test, seduti comodamente su una panchina immersa nel verde, ci apprestiamo ad ammirarla da ferma. Quando venne lanciata, la FZ6 fece davvero scalpore tra gli amanti del nudo… e come dare torto a quelle migliaia di motociclisti invaghiti di lei? Linee davvero armoniche, filanti, a cui difficilmente si poteva dire di no. Il fanale “a cuore” dal design unico, poi, ci mette del suo.

Il capiente serbatoio da ben 21 litri, nell’accattivante colorazione rosso porpora, pur non accordandosi alla perfezione con il telaio a doppia trave in alluminio, dona un bel look alla FZ6. Sella e codino, poi, armonizzano il tutto, con i maniglioni passeggero ben realizzati e il terminale sotto coda a chiudere bene – anche se non sarà un tocca sana per i vostri indumenti, che si imbratteranno facilmente.

Tra i particolari della moto che ci sono piaciuti meno, annoveriamo le pedane del pilota, un po’ spartane, e il doppio braccio posteriore dalle geometrie un po’ troppo “semplici”. Bisogna però constatare che alcune scelte tecniche adottate da Yamaha sono state prese tenendo in considerazione il prezzo per evitarne una conseguente lievitazione.

Per concludere

Riders, tirando le somme, questa FZ6 ci è piaciuta parecchio. Con lei trovi il giusto equilibrio fin dai primi metri e entri in confidenza immediatamente senza troppe presentazioni. E’ divertente, comoda, attraente, parca nei consumi e con i 98cv a disposizione ci si riesce a togliere qualche sassolino dalla scarpa.

Un mezzo che in affidabilità non ha nulla da invidiare alla concorrenza e che, in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, non è ovviamente una caratteristica da sottovalutare. Pensate, la moto che ci è stata gentilmente messa a disposizione per il test ha all’attivo circa 70.000 km e il proprietario non ha mai dovuto sostituire neanche una lampadina… per lei, solo ordinaria manutenzione!


3 Comments

  1. Antonio Di Renzo via Facebook

    2012/06/19 at 7:04 PM

    E’ stata la mia prima moto stradale : gran mezzo, ottimo motore ( non credete al famigerato buco di coppia ) , forcella un po’ morbida, ma se non siete impiccati e’ ok .

  2. luca

    2018/02/05 at 7:46 PM

    moto fortee potente,tranquilla fino a 6000giri,poi schizza come una sportiva,ma per ovviare a questo fatto ho semplicemente cambiato la corona mettendone una con 2denti maggiorata,e adesso anche ai bassi-medi è sempre pronta e si impenna di sas di 1 e di seconda e anche di 3marcia basta sfiorare cla frizione. Balle l’on-off,mai sentito,ma modificare con 140euro la trasmissione quando l’ho dovuta cambiare per usura(avevo già 52000km è stata la cosa più bella che ha migliorato del 50%la moto,e se il conta km sballa basta comprare un ricalibratore di velocità che costa 100euro,ma segna la velocità reale che è di 243km/h con scarico sportivo Akaprovic che mi ha donato 4CV di potenza en più e un sound bellissimo. Ottima come 1moto,semplice e gestibile,ma attenzione a non dare troppo gas senza esperienza.

  3. luca

    2018/02/05 at 8:01 PM

    moto fortee potente,tranquilla fino a 6000giri,poi schizza come una sportiva,ma per ovviare a questo fatto ho semplicemente cambiato la corona mettendone una con 2denti maggiorata,e adesso anche ai bassi-medi è sempre pronta e si impenna di gas di 1marcia e di seconda e anche di 3marcia basta sfiorare la frizione a 70km/h e resta sù fino a 140-160km/h.Certo io ho 33anni di esperienza di guida moto,ma cambia totalmente la moto cambiando la trasmissione come corona (meglio( oppure il pignone ,ma quest’ultimo rende molto nervosa la moto,lo sconsiglio. Balle l’on-off,mai sentito,vero le forcelle morbide,ma in pista non è necesssario andarci,e in citta e autostrada è ottima.ma modificare con 140euro la trasmissione quando l’ho dovuta cambiare per usura(avevo già 52000km è stata la cosa più bella che ha migliorato del 50%la moto,e se il conta km sballa basta comprare un ricalibratore di velocità che costa 100euro,ma segna la velocità reale che è di 243km/h con scarico sportivo Akaprovic che mi ha donato 4CV di potenza en più e un sound bellissimo. Ottima come 1moto,semplice e gestibile,ma attenzione a non dare troppo gas senza esperienza.

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