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Road Test KTM SuperDuke 990: un bicilindrico d’autore tra le curve nei dintorni della Capitale


(articolo di Larth)

La prima volta che l’ho intravista mi è sembrata subito un toro da prendere per le corna. Il suo manubrio largo richiama il progetto derivato dal fuoristrada, il telaio a traliccio usato su molti modelli della casa austriaca ha vinto due Parigi-Dakar, per non parlare, poi, della vera anima di questa motocicletta, il motore LC8. I più maliziosi dicono che sia stato copiato dagli ex ingegneri Aprilia trasferitisi a Mattighofen. Lasciamo i “rumors” da parte e andiamo al sodo, ma sodo per davvero!

A chi è abituato al fruibile, elettrico, 4 cilindri Jap, una moto col carattere del SuperDuke può far quasi inorridire: il 4 è essenzialmente vuoto ai bassi regimi (a meno che non si parli di cilindrate che superano i 1000 cc); qui l’esplosione, invece, c’è tutta e subito. E poi diciamolo, per le nostre strade, complice anche la conformazione geologica del territorio, sono più divertenti motori con “sensazioni” corpose già vicine ai medi regimi piuttosto che missili terra aria dall’erogazione appuntita.

Col Super Duke basta percorrere qualsiasi strada di montagna per godere da subito di profonde scariche d’adrenalina. La prova di oggi si svolge nel Centro Italia, con partenza da Roma, attraverso stradine  molto divertenti che talvolta maltollerano le superpotenze dei 4 cilindri (il tratto fa parte di uno degli itinerari raccolti nella guida ItineRiders). Certo, a parere personale, la perfezione (che non è di questo Mondo) sarebbe in un bel 3 cilindri, da sempre un buon compromesso. Ma i bicilindrici tutta coppia mi hanno sempre affascinato. Torniamo, allora, alla nostra KTM SuperDuke 990. La più maleducata del pianeta motocicletta, estrema, impulsiva, da guidare con ignoranza. Clistica e motore sembrano un invito continuo ad infrangere le regole. Paura? No, la Dukessa non morde, non fa male a nessuno, basta usare poco polso e tanta testa. Anche se – è bene dirlo – non si tratta di una moto per tutti.

Nell’istante stesso in cui sono salito in sella, ho allungato le braccia, ho afferrato il manubrio e stretto le manopole, una scarica d’eccitazione mi ha invaso il corpo. Ti senti quasi obbligato a dimostrarle che te la sei meritata, che saprai farla divertire, e l’emozione ed il godimento si mescolano freneticamente.

Il posteriore è alto mentre l’avantreno, benché caricato a dovere, risulta comunque non impiccatissimo: si vede che la moto ha un genoma fuoristradistico. Il serbatoio è corto, ed il corpo è quasi sdraiato e sulle prime non si capisce se si è in sella ad una supermotard o una sportiva. Il poco angolo di sterzo e l’assetto rigido possono spaventare e all’inizio non sai come guidarla, se col ginocchio fuori o con la gamba allungata e il piede che striscia sull’asfalto.

Lo scarico completo Akrapovich, con mappatura dedicata, le dona un sound da obice da 88 mm. Appena giri la chiave il cruscotto effettua un rapido check e la luce arancione si fa viva illuminando il contagiri. Accensione. Afferrando bene il manubrio si sente sin da subito, al minimo, qualche sensibile vibrazione. Il motore gira tondo. La prima marcia fa un bel clack. Il cambio appare un po’ duro ma migliorerà con il passare dei chilometri.

Inizia il percorso. Siamo sulla via Prenestina. Meta, il Monte Guadagnolo, il paese più alto del Lazio, situato sui monti Prenestini, una “classica” della bella guida per i motociclisti romani.

La via Prenestina, dal GRA di Roma, è un lungo rettilineo di 17 km che porta all’incrocio con S.Maria di Cavamonte, passando per il sito archeologico di Gabii. L’Urbe già si fa lontana. Poca emozione durante questo primo tratto che costeggia campi di grano a perdita d’occhio. Arrivo all’incrocio per Castel San Pietro Romano, sfiorando Palestrina, e già mi preparo alla sbornia di curve che mi attente. I 12 km di pieghe per raggiungere Capranica Prenestina li mando giù tutti d’un fiato: il comportamento della Dukessa è ineccepibile, ma bisogna dosare la manetta, la potenza è veramente taurina, e non manca qualche bel traverso in uscita di curva. Sulla SuperDuke il freno posteriore funziona davvero bene, perché in KTM conoscono alla perfezione l’importanza che ha nel fuoristrada e nel supermotard. La strada è in salita, con asfalto buono. L’unica attenzione va rivolta a qualche sporadico sasso sulla carreggiata e agl’immancabili “regalini” lasciati dai numerosi bovini presenti a bordo strada. Intanto, il panorama è da togliere il fiato.

Il setup delle sospensioni WP è regolato a metà tra il turistico e lo sportivo: queste sono sospensioni “vere”, da  eccellenza. Visto l’esordio, mi sarei aspettato vibrazioni a non finire dal biclindrico a V di 75 gradi e invece no: in movimento, a 110 Km/h, 4500 giri, sembra di guidare una moto elettrica. Le entrate in curva sono puro godimento!

Breve sosta a Capranica Prenestina. C’è il solito bar frequentato dai motociclisti, a dire il vero stavolta non tantissimi. Meglio, così ci si può godere la strada senza dover sgomitare come in certe domeniche che sembrano un motoraduno. Durante la pausa mi soffermo sulla protezione aerodinamica assente che invita letteralmente a sdraiarsi sul serbatoio. Fortuna che dal catalogo KTM mi ritrovo l’utile (anche se molto minimal) parabrezza che risolve un po’ la situazione sulle lunghe percorrenze.

 

Riparto in direzione Guadagnolo. Iniziano le vere curve di montagna. I 120 cv del SuperDuke qui si usano tutti, senza vuoti di potenza, e la trazione è forte a tutti i regimi. Difficile volere di più da una motocicletta “di carattere”. Spalanchi il gas e il bicilindrico spinge senza alcuna esitazione. Non strappa, né singhiozza. Il freno motore è pulito, delicato quasi, senza quell’affetto di caduta d’inerzia violenta che è tipica di altre unità. Posso tenere la terza e giocare col gas a piacimento, quasi fosse monomarcia. E allora, metto insieme tutto: motore, freni, telaio, sospensioni e il risultato si chiama Superduke. Arrivo alla piazza di Guadagnolo col sorriso stampato nel casco. Spengo il motore apprezzando il silenzio. La vista è mozzafiato, si intravedono le curve che si snodano ai piedi del monte e che ho percorso appena qualche minuto prima. Bello, anzi bellissimo. Guardo il SuperDuke e già pregusto la discesa… no ci sto nella pelle!


6 Comments

  1. Sante

    2010/09/14 at 7:35 PM

    gran gran bella moto. Anche il test. Ma adesso li farete sempre così? Anche quello del Super Tenere era on the road. Mi piacciono, sono più interessanti. Però qui avrei voluto qualche foto in più 😐

  2. Larth Il Ribelle

    2010/09/15 at 2:45 PM

    ..credo che per problemi di spazio siano state scelte le foto più suggestive,la stagione post-ferie è appena cominciata e le novità sul panorama motociclistico sono numerose,è doveroso dare spazio anche ad altro.
    :mrgreen: :mrgreen: @ Sante:

  3. butterobastardo

    2010/09/15 at 7:22 PM

    …. ho avuto la fortuna di poterla portare una volta….

    il proprietario l’aveva appena presa…. ma mi ha reso subito partecipe
    delle grandi qualità di questa moto….

    poche curve … ma hai subito la percezione di che bel mostro sia…

    poi anche io guido un 4 cilindri jap…..

  4. Pingback: Nuova KTM Super Duke R 2012: più confort, stessa sportività | Pianeta Riders

  5. Silvano

    2015/07/13 at 9:46 PM

    SONO POSSESSORE DI UN SUPERDUKE 990 DA GENNAIO SCORSO E FACCIO VIDEO “PRO LIFE IL MIO AMICO CARISSIMO SUPERDUKE 990”. USO SOLO BENZINA DA 100 OTTANI E 17-38 ALLA TRASMISSIONE ALLA CATENA. SONO STRAFELICE E CONSIGLIO A TUTTI QUESTA MOTO: HA L’IMPIANTO FRENANTE DEL 1290.

  6. Andrea

    2016/04/14 at 11:52 AM

    Ho comprato la Dukessa (del 2006) a fine dicembre 2015.. in 3 mesi ho percorso con lei 5000 km. I primi tempi e sotto la pioggia nei tragitti casa-lavoro sembrava troppo impegnativa, ma oggi non la cambierei con nessuna.
    Ho avuto dal gsxr 1000 yoshimura all’Honda Dominator e vi garantisco che questa è la moto totale che usi sempre con piacere.. dalla città alle montagne, ci si diverte sempre.
    Quello che chiede però è di “DARLE SEMPRE DEL LEI”; la coppia è tanta e ci vuole esperienza.

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