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Harley-Davidson XR1200X 2010: il super test della Piegatrice di Milwaukee


Harley Davidson XR1200X. Una custom? Una naked? Niente etichette, please! Meglio lasciare libera la piegatrice di Milwaukee nella sua atipicità. È da un po’ che ci incuriosiva l’idea di mettere alla prova una delle moto più trasversali sul mercato, un mezzo irresistibile per chiunque sia in cerca di una due ruote particolare e fuori dal coro.

Ma come – vi chiederete – un’americana che piega? Proprio così, la Harely XR1200X 2010, step progettuale susseguente alla XR1200 “standard” giunta sul mercato due anni fa, è di quelle moto che non ti aspetti. Un mezzo che affascina e conquista ma –  attenzione – a patto di liberarsi dai pregiudizi e apprezzarla nelle sue peculiarità. Per conoscerla bene l’abbiamo impegnata in un lungo test di circa 1.500 chilometri, tra passi e curve dolomitiche con partenza da Milano. E proprio nella città meneghina ne abbiamo potuto saggiare anche l’indole “cittadina” in un venerdì pomeriggio delirante di traffico in fuga dalla metropoli.

IN CITTÀ

E partiamo proprio da qui, dove la XR se l’è cavata alla perfezione aiutata dal baricentro basso e dal largo manubrio che consente un ottimo controllo del mezzo, dopodiché, un colpo di gas e via, il bicilindrico di 45° raffreddato ad aria di derivazione Sportster  ti leva subito d’impiccio. Sulle prime, però, la moto necessita di un minimo di apprendistato per capirne le reazioni, soprattutto alle bassissime velocità da prima marcia. Nelle svolte più strette, infatti, a causa di una certa inerzia la moto pretende un’azione energica e di polso per obbedire ai comandi del pilota. Diversa la situazione una volta innestata la seconda, con la XR1200X che danza “facile” tra le macchine in coda.

Apprendistato necessario anche per memorizzare la diversa impostazione dei comandi al manubrio, e sulle prime vi capiterà spesso di cercare lo start dove invece è collocato lo switch della freccia destra (gli switch delle frecce sono due, uno per lato del manubrio; molto interessante il sistema di disinserimento automatico – concettualmente simile a quello utilizzato sulle auto – che interviene una volta terminata la svolta, senza necessità di un’ulteriore pressione sul comando).

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Da sottolineare, invece, due note negative che si sono fatte sentire soprattutto in ambito metropolitano: il calore elevato sprigionato dal grosso bicilindrico (un vero inferno, in estate, tra le macchine in coda) e il cavalletto non proprio facile da interpretare, almeno sulle prime. Sempre in città, visti i tempi che corrono, si potrebbe apprezzare poco la mancanza di serrature per il tappo della benzina e per la sella del passeggero che rimangono, così, alla mercé del primo malintenzionato.

IN AUTOSTRADA E A PASSEGGIO

Ma è quando le strade finalmente si aprono, lontani dalla città, che si inizia ad apprezzare sul serio questa moto. Durante una breve parentesi autostradale si è potuta verificare la buona situazione in sella fino ai classici 130 Km/h nonostante l’assenza di protezioni aerodinamiche. Il merito va alla posizione di guida, col pilota ben inserito nella moto, le braccia allungate e il busto lievemente piegato in avanti ad evitare il tipico effetto vela. Al momento di effettuare un sorpasso, poi, anche in quinta marcia nessun problema, un colpo di gas e la generosa erogazione del motore fa il resto. Solo la sella piuttosto dura potrebbe dare qualche fastidio sulle lunghe distanze; ma in generale è anche questione d’abitudine, e nonostante i primi timori, la moto ha mostrato un confort tutto sommato accettabile in relazione all’elevato chilometraggio percorso.

A passeggio su percorsi tranquilli e poco impegnativi si apprezza la facilità con la quale la moto si lascia condurre cullati dal motore che borbotta allegro trasmettendo tutte quelle good vibrations che hanno reso famose le due ruote made in Milwaukee. Ma la vera prova per la XR1200X inizia quando le pendenze aumentano e le strade cominciano a raggomitolarsi: con le alpi nel mirino, parte un lungo giro sulle montagne russe durato due giorni, tanti chilometri e innumerevoli attraversamenti in quota.

TRA CURVE E PASSI DI MONTAGNA

A rendere la nuova Harley-Davidson XR1200X una moto gustosa sui percorsi più tortuosi contribuiscono sicuramente gli importanti upgrade alla ciclistica rispetto al modello precedente. Una dotazione tecnica di alto livello che, a partire dalle sospensioni (Showa pluriregolabili al posteriore e forcella Big Pistons), passando per i nuovi freni wave, consente alla moto di alzare ulteriormente i propri limiti a tutto vantaggio del piacere di guida. Soprattutto sui passi alpini, dove le condizioni del fondo stradale possono mutare in fretta, ha stupito il comparto sospensioni in grado di digerire di tutto senza battere ciglio (persino il fondo rattoppato della salita al passo Rolle). Ottimi anche i freni dal comportamento vigoroso e modulabile, a perfetto agio sia nella guida in relax che nelle staccate più violente quando il ritmo incalza. Nelle esse più spinte e repentine, poi, è sufficiente una lieve pressione sulla leva con due dita per aiutare la moto a raddrizzarsi nei veloci pif paf con risultati davvero interessanti.

In relazione al tipo di moto, è piaciuto soprattutto il rigore mostrato dall’avantreno che in combine con l’ottima frenata consente di levarsi più di qualche sfizio nella guida allegra. Difficile credere che si possa conciare così la gomma anteriore della XR1200X nella semplice guida su strada.

Certo, i tornantini stretti (per intenderci, quelli lentissimi da prima marcia) non sono esattamente il suo forte. La tendenza ad allargare e l’interasse con quote non esattamente slim (1.515 mm) la rendono lenta nel levarsi d’impaccio, senza contare che a complicare il tutto c’è la tendenza del motore a strappare un po’ ai bassi regimi. Ma non appena il percorso si distende e ci si ritrova nel mezzo di un bel misto da seconda/terza marcia, la XR1200X cambia faccia e sfodera ottime doti da mangia curve (nonostante la posizione un po’ buffa che si finisce con l’assumere in sella per caricare maggiormente l’anteriore. Non sarebbe male – in quest’ottica – un manubrio, magari aftermarket, che faciliti un po’ il compito).

Decisamente un caratterino che non ti aspetti, quello di questa Harley piegatrice, che si conferma anche su percorsi più veloci dove la moto sfoggia un equilibrio generale ed un rigore (in relazione alla categoria) davvero niente male. E allora ecco che, quando giunti in cima al passo, il tedesco intutato in sella alla naked sportiva che ha provato a superarti durante tutta la salita si avvicina  e ti dice incredulo “Harley DavidZN???”, sgranando gli occhi, è impossibile non provare una certa intrinseca soddisfazione. Attenzione però, questo non significa che la XR1200X vince il confronto tra le curve con mezzi d’impostazione più radicale e sportiva, ma solo che – nella guida stradale – con un po’ di mestiere e un pizzico di apprendistato vi consentirà di stare appresso agli amici più “vivaci” senza soffrire poi troppo. Il merito va, come già sottolineato, in parte all’efficacia ciclistica, con sospensioni e freni che aiutano molto  quando il ritmo sale, in parte all’erogazione del motore (soprattutto ai medio bassi). Con una potenza massima di 91 cavalli e una coppia sostanziosa già intorno ai 3000 giri/min, il bicilindrico sportster è una vera goduria sui percorsi più ondulati e tira fuori dalle curve in maniera coinvolgente e vigorosa (anche se in accelerazione, l’intervento drastico del limitatore a 7.000 giri/min lascia sempre un po’ di amaro in bocca). Anche i consumi non sono male e nonostante il piccolo serbatoio (poco più di 13 litri) le soste dal benzinaio non sono poi così frequenti. Quello che manca, semmai, è un indicatore efficace del livello carburante che vada oltre la semplice accensione della spia della riserva.

Un’ultima considerazione a proposito di miti e leggende da bar che circolano intorno a questa moto. Rispetto alla XR1200 standard, la versione X ha visto aumentare la propria luce a terra di circa 5 mm. Non pochi, e soprattutto, sufficienti a raggiungere angoli di piega di tutto rispetto. Ed è vero che i piolini sotto le pedane non è difficile sentirli grattare quando la guida si fa aggressiva, ma è ugualmente vero che non sono poi così in basso, e soprattutto, sono talmente lunghi che difficilmente arriverete a consumarli al punto tale da poter toccare con qualsiasi altra parte della moto sull’asfalto.

CONCLUSIONI

Bella la XR1200X. Piace per il suo look in bilico tra custom, roadster e special; per la livrea total black che gioca sulle diverse tonalità del nero, su cui risaltano la satinatura del motore e i pochi particolari in rosso e arancio tipicamente Harley; piace per gli scarichi sovrapposti che corrono sul lato destro, che insieme alla livrea scura, contribuiscono a slanciare la moto e a far apparire molti meno i 265 kg circa di peso in ordine di marcia. Peso che – ne va dato atto ai tecnici della Casa Americana – difficilmente si avverte in maniera fastidiosa nell’azione di guida.

Ed è proprio sui percorsi più guidati che la moto conquista e da maggiori soddisfazioni. Insomma, prova della montagna ampliamente superata, grazie ad un comportamento adeguato a tutte le condizioni che si possono incontrare su percorsi di questo genere. Ma anche in città la XR1200X è apparsa tutto sommato disinvolta, e a giudicare da certi sguardi rapiti, non vi farà sfigurare neanche davanti al vostro locale o bar preferito. Una moto ricca di personalità, quindi, per chi ama distinguersi su un mezzo diverso da tutti gli altri al quale appassionarsi, giorno dopo giorno, passando sopra i difetti e amandone smodatamente le qualità, tutte da scoprire, come in ogni storia d’amore che si rispetti.

CAPI TECNICI UTILIZZATI PER LA PROVA:

  • Giacca IXON OXYGEN
  • Casco SCORPION-EXO 750 AIR VINTAGE
  • Stivali SIDI


8 Comments

  1. Emiliano79

    2010/07/15 at 8:34 PM

    Rispetto alla versione precedente mi pare di capire che di passi in avanti se ne sono fatti. Bella prova! Comunque Ammazza, a vedere la povera gomma l’avete torturata sta moto 😆

  2. Duca Rosso

    2010/07/16 at 11:33 AM

    bel test davvero (e stavolta anche belle foto :mrgreen: )

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  6. Larth Il Ribelle

    2010/09/16 at 2:21 PM

    Si,indubbiamente una bella creazione di H-D pensata soprattutto per il mercato europeo,dove le strade hanno più curve,e qualche bel passo di montagna.Tenere questa bella motocicletta imbrigliata nei monotoni rettilinei USA da 55 mph (90 km/h) sarebbe un delitto.Meglio strappargli le gomme come sul test e abbandonarsi ad un bel panorama.sentendo qua e là i pareri degli harleysti più estremi però non ci sono apprezzamenti,anzi molti vanno giù pesante sui giudizi.
    Problemi loro… :mrgreen: :mrgreen:

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