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MotoGP 2014 – Misano: Una giornata tra gli angeli!

Un racconto, tra realtà e fantasia, per rivivere tutte le emozioni della giornata di MotoGP appena trascorsa, alla ricerca della motivazione che spinge ad andare a vivere la gara direttamente in circuito, invece di guardarla in tv

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Circuito Marco Simoncelli – Misano – domenica 14 settembre 2014

E io che nell’articolo sul WDW avevo scritto che c’era un’enormità di gente qui a Misano” penso, mentre cerco di divincolarmi tra le migliaia di persone che fanno su e giù per il paddock del circuito Marco Simoncelli.
Tutti hanno un laccetto appeso al collo con un cartellino di plastica, chi nero, chi verde, chi rosso, chi oro, ma tutti, immancabilmente con un sorriso sulla faccia, che si guardano intorno come bimbi in un negozio di giocattoli, il giorno della svendita totale.
Ogni tanto passa uno scooter che fa squillare il clackson per avvisare del proprio arrivo, certe volte guidato da uomini con camicie ricoperte di sponsor, altre volte da bruti con un fratino blu e obbiettivi fotografici in spalla, che sembrano una delle gambe di Goldrake UFO Robot, per quanto sono grossi; ovunque, come fossero elementi d’arredamento, rimorchi di TIR colorati con su gli emblemi dei vari team, attorno a cui si assiepano tifosi e curiosi, soprattutto vicino a quelli dei grandi nomi, come Valentino Rossi, Mark Marquez, Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso.
Un caleidoscopio di colori, l’odore di salsicce alla brace si mischia a quello di benzina o olio incombusto, musica, strilla e chiacchiericcio: tutto si unisce in un’amalgama che scalda e riempie il cuore, costringendo anche i più “orsi” a stamparsi un sorriso sulla faccia…
E pensare che io qui non ci sarei venuto, se non fosse dipeso, ancora una volta, da Mr. D; pensare che io sostenevo che fosse inutile arrivare fino a Rimini e dintorni solo per vedere una gara di MotoGP che, oltretutto, viene trasmessa in televisione; pensare che 240 ore fa non avevo la minima intenzione di conoscere alcun pilota dal vivo né immaginavo che Mr. D avesse simili amicizie…

Roma – 10 giorni prima: L’INIZIO DI TUTTO

– Non hai mai visto una gara di MotoGP?!?!

Mr. D strilla a metà tra lo stupito e lo scandalizzato, mentre cerco inutilmente di replicare, dal momento che subito riprende:

– Non ci posso credere… come diavolo è possibile non aver mai visto una gara di MotoGP?! Io mi domando e dico… Ma quindi non sai cosa significhi l’odore delle moto calde nel paddock, la visione delle ombrelline, l’emozione del rombo di un prototipo che ti sfreccia vicino a 340 chilometri orari…

– Non esageriamo… Le gare di MotoGP le ho viste e come, da quando ancora era la 500 due tempi… Solo che non vedo perché uno dovrebbe spendere soldi per un biglietto, sobbarcarsi lo sbattimento di un viaggio, quando tanto la gara la trasmettono in TV…

Riesco a replicare al mio capo, che però riprende ancor più scandalizzato

– Si, vabbè, ma dal vivo è tutta un’altra cosa! Un’esperienza unica, indimenticabile, un’emozione che non si prova da nessun’altra parte…

D’improvviso ammutolisce. Mi aspettavo che avrebbe continuato a magnificare la bellezza del vedere una gara in pista ed invece apre il portatile davanti a sé e comincia a digitare freneticamente. Dopo un paio di minuti mi verrebbe spontaneo chiedergli cosa stia facendo, ma neanche prendo fiato per parlare che già mi fa segno di tacere.
Continua per qualche altro minuto e poi, finalmente, riprende a parlare, alzando lo sguardo in modo teatrale, con il volto illuminato dall’azzurra luce dello schermo:

– Ho deciso: andrai a Misano, la prossima settimana!

Io sgrano gli occhi, lui prosegue:

Seguirai la gara per Pianeta Riders da lì e scriverai un report su tutto quello che vedrai, sentirai e ti succederà, anche al di fuori della mera gara di MotoGP… Vediamo se sarai ancora convinto che in TV sia la stessa cosa… Ho scritto ad un caro amico pregandolo di accreditarti, praticamente abbiamo un angelo in paradiso a cui ho promesso che scriverai un pezzo fuori dall’ordinario e lui ha accettato… Quindi non prendere impegni per quel fine settimana, pensa solo a far felice il nostro angelo!

Circuito Marco Simoncelli – SALA STAMPA

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Un angelo”: questa parola ancora mi echeggia nella testa quando, appropinquandomi alla scala che conduce alla sala stampa, vedo proprio un angelo uscire dal motorhome di Tito Rabat: lunghi capelli castani che terminano con morbide volute incorniciando stupendi seni contenuti in una maglia grigia con un profondo spacco dai bordi ricamati, un sorriso meraviglioso, delle fossette dolcissime e due profondi occhi neri che sembrano contenere l’essenza stessa della vita; prende un ombrello, lo apre e con le sue lunghe e scolpite gambe, poggiate su altissimi tacchi, si avvia a passo spedito verso la pitlane. Io non riesco a dire né fare nulla, rimango imbambolato per qualche secondo, fino a che non sento una voce che mi chiama:

– Allora?! Sei vivo?! Che hai visto la Madonna?!

Mi giro e mi ritrovo Carlo Canzano, un collega conosciuto ad una presentazione mesi fa e noto opinionista televisivo, che mi guarda e sorride, a metà tra il divertito e quello che mi sta prendendo per i fondelli; annuisco, mi scuoto e gli stringo la mano.

– Hai visto la madonna quindi, eh?! Qua ti capiterà spesso, vedrai… È la prima volta che vieni ad una gara di MotoGP?!

– Si… Sì ho visto la Madonna e sì è la prima volta che vengo ad una gara, ma l’hai vista?

– Chi dici, l’ombrellina di Rabat? Sì, notevole, dai saliamo in sala stampa intanto che qui fa caldo e devo bere

Annuisco, lo seguo fino all’imbocco delle scale piantonate da un uomo della sicurezza che ci controlla il pass.

– Insomma, Carlo, vince di nuovo Marquez oggi? C’aspetta la solita cavalcata solitaria del giovin spagnolo che ha ucciso il campionato 2014?

– Macché!!!

Carlo ride divertito: devo aver detto un’ovvietà… Ovvietà che mi vale una sua preziosa opinione.

– Intanto, nonostante Marquez stia vincendo tutte le gare, non si può certo dire che sia stato un campionato noioso: tantissimi sorpassi, belle gare, una certa alternanza di piloti sul podio, la lenta, ma inesorabile ripresa di Rossi… Vedrai, anche oggi ci sarà da divertirsi, pure se Marquez rimane comunque uno dei favoriti… Il fatto che parta dalla seconda fila non significa che non riesca a vincere, ma vedrai che se la dovrà sudare… Poi hai visto Iannone che belle qualifiche ha fatto? E non dimenticarti di Jorge Lorenzo: quello è un cagnaccio, non molla mica.

Magari queste considerazioni Carlo le farà anche una volta in onda, su Cielo e quindi non mi basta per ammettere che sia stato meglio svegliarsi alle cinque del mattino e farsi oltre quattrocento chilometri per venire qui a vedere una gara, però… Però mi accorgo della fortuna che ho avuto nel conoscerlo e nel trovarlo qui e nel poter godere di una simile consulenza.

Nel frattempo siamo saliti al primo piano, all’imbocco della sala stampa; è un tipo simpatico il mio interlocutore. Non so bene se sia milanese di nascita o semplicemente ci viva da tantissimo tempo, ma di sicuro è uno di quei personaggi che trascendono le simpatie geografiche e oltretutto si vede che ha un’esperienza tutt’altro che trascurabile. E proprio mentre entriamo nella grande sala riservata a fotografi e giornalisti, Carlo si congeda dicendomi:

– Ora vado… Dai, mandami su facebook il pezzo che scriverai, mi fai simpatia, te lo condivido… E scrivi bene, mi raccomando!

Mi strizza l’occhio, si gira e viene subito inglobato in un gruppo di persone che lo salutano calorosamente.

La sala stampa assomiglia molto alla sala di comando della NASA a Houston, o almeno a come ce la fanno vedere nei film. Un intero lato dell’enorme salone è composto da una vetrata che affaccia sulla pit-lane e sporgendosi si possono vedere i meccanici che entrano ed escono dai box e i piloti della Moto2 che sfrecciano a oltre duecento chilometri orari sul traguardo, dato che la Moto2 è iniziata e proprio Rabat la sta conducendo.
Sull’altro lato della stanza un’enorme parete di armadietti, mentre dal soffitto pendono decine di file di monitor con le immagini di quello che succede in pista, le statistiche di ogni pilota, i tempi, le informazioni in tempo reale. In mezzo, come filari d’uva, ordinate serie di tavoli e sedie, quasi tutte occupate da una moltitudine di persone che parlano le più diffuse lingue del pianeta.
Molti stanno a testa bassa, intenti a digitare freneticamente sui loro portatili, alcuni parlottano distratti, qualcuno addirittura sonnecchia, c’è gente che va e che viene in un generale clima di frenetico lavorio: questa è la stampa internazionale di settore!
Gironzolo tra le file dei tavoli, saluto alcuni colleghi che riconosco, o meglio saluto i pochi che sanno chi io sia, e butto un occhio ai monitor, giusto in tempo per realizzare che Tito Rabat, all’ultimo giro, precede Mika Kallio e Johann Zarco e che si appresta a vincere la gara di Moto2.
Quindi l’angelo potrebbe riuscire dalla sua postazione” mi dico, prendendo di corsa le scale che mi conducono nei paddock.

Un’enorme folla staziona di fronte al box di Valentino Rossi, praticamente una costante della giornata: stanno in perenne attesa di vedere il campione di Tavullia. Per i paddock la solita commistione di suoni, odori e colori, quell’allegra bolgia che caratterizza la gara e che comincio ad apprezzare e a capire perché piaccia tanto a Mr. D: bellissime ragazze vestite da sexy poliziotte s’incrociano e si salutano con altre modelle in tutine iper aderenti di lycra, da una parte un capannello di persone si accalca a vedere Irene Saderini, l’inviata di Sky, che lancia un servizio, mentre alle sue spalle i soliti mitomani salutano in camera e cercano (invano) di fare i simpatici, quando all’improvviso, come richiamato da un sesto senso, mi giro e vedo uscire l’angelo dai lunghi capelli bruni dall’hospitality di Rabat. Stavolta non perdo tempo e mi fiondo letteralmente davanti a lei, non sapendo bene che dirle, al punto che mi guarda perplessa e poi, sorridendomi mi dice:

– Vuoi chiedermi una foto?

M’ha colto di sorpresa, non m’ero preparato una frase da dirle, così mi ricordo della tattica di un mio caro amico e tento un approccio sulla simpatia.

– No, veramente no. Solo che t’ho vista stamani e subito ho pensato che tu sia un angelo caduto dal cielo e quindi volevo chiederti: vuoi diventare mia moglie, in ricchezza e povertà, in salute e malattia, finché morte non ci separi?! O almeno prenderci un aperitivo insieme stasera?! Scusami, ma sai, ho un grossissimo problema: sono timido!

Dapprima mi guarda perplessa, ma man mano che le faccio il mio spettacolino le si illuminano gli occhi e comincia a ridere di gusto, portandosi una mano sulla bocca. Proprio mentre mi godo l’effetto della mia battuta e aspetto la sua risposta, compare un tipo riccioluto e con un pizzettino curato, una faccia simpatica che sovrasta una camicia dell’organizzazione della MotoGP e sorridendomi mi fa:

– Bravo! Bella mossa veramente… Però purtroppo ora te la devo portare via che deve andare sul podio… Dovrai aspettare per la risposta… Però bravo, veramente…

Mi fa l’occhietto e mi sorride. Ha un bel modo di fare, se solo non fosse che la prende sotto braccio e la porta via, in una zona interdetta a me e al mio pass.

Circuito Marco Simoncelli – LA GARA DI MOTO GP

Ma quindi non sai cosa significhi l’odore delle moto calde nel paddock, la visione delle ombrelline, l’emozione del rombo di un prototipo che ti sfreccia vicino a 340 chilometri orari… Dal vivo è tutta un’altra cosa! Un’esperienza unica, indimenticabile, un’emozione che non si prova da nessun’altra parte…
Mi continuano a tornare in mente le parole di Mr. D, mentre vado a cercare un posto nel prato di fronte alla curva della Quercia.
Effettivamente le ombrelline m’hanno colpito, ma diciamoci la verità: quante possibilità esistono che una di loro possa rispondere positivamente alle lusinghe di un comune mortale?!
Certo, è vero che in autodromo si vedono e si sentono tantissime cose che a casa non puoi che immaginare: i tanti appassionati che girano, gli odori, il sentire all’improvviso il motore di una moto che si accede e cercarla con lo sguardo per indovinare di chi sia, ma ancora non è abbastanza per giustificare la mia presenza qui.
Riesco a trovare un posto nel prato che digrada verso la curva, mi torna in mente la faccia del tipo simpatico che s’è portato via l’angelo, sembrava quasi mi conoscesse.
Da dove mi sono piazzato riesco a vedere quasi tutto il rettilineo che dalla curva Rio porta alla Quercia e anche tutta la curva, una delle più belle del circuito, una di quelle dove si sorpassa maggiormente; inoltre, al di là dell’ampia via di fuga, c’è un maxi schermo, così potrò seguire tutta la gara, anche quando i piloti saranno lontani da me.
Proprio vicino a me c’è una coppia di ragazzi, stanno abbracciati seduti su una bandiera di Valentino che funge da plaid, sull’altro lato un’intera famiglia sovrappeso, dall’accento toscani, tutti vestiti di giallo, neanche fossero i Simpson. Man mano che mi guardo intorno, mi accorgo che la maggior parte delle persone intorno a me ha qualche capo della linea  VR46 e solo qualcuno tiene bandiere rosse col numero di Marquez. È stupendo: chiacchierano tutti amabilmente, non si sfottono, non battibeccano, non si guardano in cagnesco e anzi, al di là del tifo si percepisce una sorta di vasta familiarità, cosa che in uno stadio di calcio, dove le tifoserie vengono addirittura tenute separate da cordoni di forze dell’ordine, sarebbe a dir poco impensabile.
I miei pensieri sono interrotti dalla visione di tutti i piloti pronti al via sulla griglia di partenza.

INIZIA LA GARA!

Siamo tutti in piedi, all’improvviso vediamo spegnersi il semaforo rosso sul maxischermo e arriva un boato di motori in distanza. Vedo nello schermo i piloti che affrontano le prime curve, con Marquez che subito preme alle spalle di Lorenzo mentre Rossi li segue, è un attimo che li vedo affrontare le curve del Rio e sento il rumore farsi sempre più forte: giro la testa a destra e vedo in lontananza questi puntini velocissimi in avvicinamento, come fossero una squadriglia di caccia che va in picchiata sull’obbiettivo, che poi altro non è se non la curva di fronte a me.
Quando passano sono talmente vicini che riesco a vedere la traforatura delle tute, il suono dei motori arriva come un muro, come neanche la parete dei Marshall dei Metallica sanno fare e mi ritrovo ad avere la pelle d’oca, emozionato per il passaggio radente di tutti i grandi piloti che sono abituato a vedere in TV: dura giusto qualche secondo e sono già oltre.
Torno a seguire la gara sullo schermo, ma adesso ripenso a Mr. D ed al fatto aveva ragione ancora una volta, maledetto lui: dal vivo è tutta un’altra storia.
Seguo le curve susseguirsi sullo schermo e comincio a pensare che, capo un paio di giri, Marquez si metterà dietro le due Yamaha come al solito e la gara sarà solo per il secondo e terzo posto.
Il rumore delle moto non cessa mai, ma dalla sua intensità, si riesce a capire dove sia il gruppo di piloti indemoniati.
Li sento arrivare nuovamente, guardo in direzione del rettilineo e vedo una cosa che non mi sarei aspettato: la moto con il numero 46 frena dopo quella di Marquez, lo affianca, lo supera e gli chiude la traiettoria, passando praticamente sdraiato sul cordolo che sta a pochi metri dai miei increduli occhi: un’ovazione sale intorno a me, tutti strillano e gridano, tutti ci giriamo a guardare in direzione della curva Tramonto per vedere se Marquez abbia replicato, ma il maxischermo conferma che Rossi è davanti.
La famiglia toscana si abbraccia, la giovane coppia si abbraccia, tutti saltano e gridano, mentre i tifosi dello spagnolo lo incitano, saltando anche loro.
Un sorpasso simile, proprio davanti ai miei occhi, varrebbe di sicuro il prezzo del biglietto, figuriamoci il ripetersi della scena, che avviene al giro seguente quando stavolta Rossi si porta davanti a Lorenzo, viene risuperato e comincia una breve schermaglia che finisce con il pilota di Tavullia primo.
Intorno a me è il delirio: tutti saltano, gridano, si abbracciano, qualcuno cerca di riportare la calma dicendo che porta sfortuna festeggiare troppo presto, ma rimane inascoltato e la festa continua.
Anche al nono giro, quando vediamo sullo schermo Marquez che piega troppo, scivolando e perdendo definitivamente la testa della gara, succede qualcosa di inatteso: molti gridano “no” e si dispiacciono, i tifosi di Rossi non sono poi così contenti che sia caduto lo spagnolo, avrebbero preferito vedere il loro campione battersi fino all’ultimo con il fortissimo Marquez e rimango letteralmente sbalordito da questo fatto, una dimostrazione di sportività che raramente ho potuto vedere.
La gara, per farla breve, vede la vittoria di Valentino Rossi, che dopo 3 anni torna sul gradino col numero 1 del podio, mentre tutti cominciano a correre in direzione dei cancelli, per invadere la pista e correre sul rettilineo del traguardo per omaggiare Rossi.
Io, invece, mi defilo, intenzionato a tornare in sala stampa.

CONSIDERAZIONI FINALI

Transenne davanti a me, transenne dietro e sui lati: non capisco come, ma in pochissimi istanti mi ritrovo chiuso in un quadrilatero, mentre in tutto l’autodromo risuona l’inno di Mameli.
La situazione sembrerebbe scomoda, angosciante addirittura per qualcuno, se non fosse che all’interno di questo quadrato di ferro, emerso dal nulla in pochi secondi, grazie a zelanti e rapidissimi addetti dell’organizzazione, non ci fossero una decina di modelle dalle gambe lunghissime, con stivali bianchi e vestitini blu, una più bella dell’altra.

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Sembra quasi che nessuno si sia accorto di me, nemmeno le ragazze che stanno ordinatamente in fila e parlano a bassa voce tra loro, eccetto una.
Una di loro mi guarda e ride. Probabilmente si rende conto che sono stato erroneamente imprigionato lì dentro o magari ride per la mia faccia spaesata, comunque sia una risata è sempre un segnale d’incoraggiamento per attaccar bottone.
Questa volta so già come rompere il ghiaccio: utilizzando la stessa tattica usata con l’angelo prima della gara, quella che poi s’è portata via il tipo riccioluto col pizzetto.

– Ciao!

– Ciao

Risponde carinamente e sorridendo.

– Volevo chiederti una cosa: …

Non faccio in tempo a proseguire che alle sue spalle arriva il riccioluto col pizzetto, accompagnato da Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa. I quattro si fermano a meno di un metro da me, io sto letteralmente a bocca aperta, mentre tutto intorno si alza un boato di voci che inneggiano ai 3 campioni che, mentre aspettano il riccioluto, salutano a distanza i tifosi. Il tipo, con un lievissimo accento napoletano si rivolge alle ragazze e ad un altro tipo con la camicia dell’organizzazione:

– Andate con i piloti, non possono aspettare

Poi rivolgendosi alla ragazza con cui stavo per parlare

– Ti va se stasera ceniamo insieme e poi andiamo in spiaggia a vedere le stelle e a baciarci tutti la notte? Scusa sai, ma ho un grosso problema: sono timido!

La ragazza si mette a ridere e gli tocca un braccio, lui anche ride e le sfiora la mano, mentre il trenino di modelle e piloti s’incammina e tutti li acclamano. Il riccioluto allora si rivolge a me:

– Proprio bella questa tattica… Peccato che l’abbia inventata io! A proposito, t’è piaciuta la gara? Hai capito perché vedere una gara dal vivo è tutt’altra cosa dal vederla in TV? Mandami l’articolo quando l’hai pubblicato, lo leggo con piacere!

Così dicendo mi allunga il suo biglietto da visita e sparisce nella direzione in cui sono andati piloti e modelle.
È così che fanno gli angeli: appaiono e scompaiono all’improvviso. Così era apparsa l’ombrellina di Rabat, così le modelle dagli stivali bianchi nella gabbia di transenne e soprattutto così il riccioluto, evidentemente il motore di tutta questa vicenda, l’amico di Mr. D che mi ha reso possibile vedere dal vivo questa gara di Misano, una delle più particolari del campionato 2014: certo, particolare perché ha rivisto Valentino Rossi, a 35 anni suonati, tornare a vincere davanti ad un giovanissimo mostro come Mark Marquez, ma soprattutto perché mi ha fatto ricredere sul fatto che assistere ad una gara da casa sia la stessa cosa che vederla dal vivo, m’ha fatto scoprire un mondo di persone appassionate e corrette, tutti quei suoni, colori e odori che rendono unico uno sport come questo e soprattutto m’ha fatto capire che non sono l’unico ad usare la scusa del “ho un difetto: sono timido”… Scusa che evidentemente usano anche nel paradiso della MotoGP!

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