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Itinerari moto: Appennino Tosco-Emiliano, curve, curve e… ancora curve (km 220 circa)

Un itinerario a tutta piega tra le magiche atmosfere dell’appennino tosco-emiliano tra LunigianaGarfagnana e Terre Matildiche

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Si gode di un’ottima vista sulla Pianura Padana e sulla Val d’Enza, dalla rupe di Canossa. Oggi, di quel castello della Contessa Matilde che, nel 1077, in piena lotta per le investiture, fu teatro dell’umiliazione “inflitta” da Papa Gregorio VII all’imperatore Enrico IV, non restano che le rovine. Ed è da qui che parte il nostro viaggio, lungo il quale attraverseremo le Terre Matildiche, la Lunigiana e la Garfagnana.

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Seguendo le indicazioni per la vicina fortezza di Rossena (posta a difesa del castello matildico), scendiamo affrontando una serie di tornanti da “leccarsi i baffi” verso la ex SS 513 della Val d’Enza e ci dirigiamo verso Castelnuovo ne’ Monti. Il fiume Enza, alla nostra destra, sembra giocare a nascondino. Ci accompagna fino a Vetto, dopodiché le nostre strade si dividono, per non incrociarsi mai più per il resto del viaggio. Le grandi curve che ci conducono a Castelnuovo ne’Monti non sono che l’antipasto di quello che ci aspetta più avanti. Sono curve deliziose, ma che vanno affrontate con cautela. Un po’ perché alcune di esse traggono in inganno e chiudono improvvisamente la traiettoria, un po’ perché gli avvallamenti del manto stradale si fanno sentire.

EPSON DSC pictureGiungiamo a Castelnuovo ne’Monti. La Pietra di Bismantova, caratteristica rupe dalle pareti a strapiombo (citata da Dante nel quarto canto del Purgatorio e dalla quale sembrerebbe aver tratto ispirazione per la descrizione del monte stesso del Purgatorio), si erge imperiosa davanti ai nostri occhi.

A Castelnuovo ne’Monti imbocchiamo la SS 63 del Cerreto ed iniziamo la nostra salita verso il Passo del Cerreto, valico posto a 1261 metri d’altitudine che divide l’Emilia dalla Toscana, e più precisamente la provincia di Reggio nell’Emilia da quella di Massa. Si tratta di una trentina di chilometri da gustare tutti d’un fiato. Il fondo stradale è buono, ma verso gli ultimi chilometri la carreggiata si stringe e le curve si fanno più insidiose. In particolar modo bisogna prestare attenzione agli emuli di Marc Marquez e di Valentino Rossi che, come su tutti passi di montagna, sono sempre numerosi.

Siamo nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra l’Alpe di Succiso e il Monte Cusna. Dopo una breve sosta caffè sul valico proseguiamo il nostro viaggio. Scendiamo in Lunigiana, nelle terre dei Malaspina, che qui governarono per secoli. E mentre scendiamo si scopre davanti ai nostri occhi   Fivizzano (“Una perla sperduta fra i monti” la definì Giosuè Carducci), il cui borgo antico è dominato dalla Fortezza della Verrucola.

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Proseguiamo e, alcuni chilometri dopo Fivizzano, ci immettiamo sulla SR 445 della Garfagnana in direzione Castelnuovo di Garfagnana. Memori di una precedente esperienza tra Castelnuovo di Garfagnana e Lucca, pensavamo di trovare una strada velocissima, invece la SR 445 si presenta quasi come se fosse una “stradina” secondaria. Meglio così! Peccato per il manto stradale, un po’ dissestato e scivoloso.

Superiamo Casola in Lunigiana ed entriamo in Garfagnana. Raggiungiamo il Passo dei Carpinelli, situato a 842 metri sul livello del mare, e ci concediamo una pausa per ammirare lo splendido panorama che si estende verso la Lunigiana. Riprendiamo il viaggio ed in località Varliano, pochi chilometri prima di Piazza al Serchio, volgiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Sillano. Poche curve e quel mondo affollato e rumoroso a cui siamo abituati sembra solo un ricordo lontano, anzi, lontanissimo. Spegniamo la moto, il cui borbottio è l’ unica “nota stonata” in questa oasi di pace. Sarà stato che era ora di pranzo,  me nei tredici chilometri che abbiamo percorso per raggiungere Sillano, non abbiamo incontrato anima viva, se non un piccolo coniglietto ai bordi della strada che è scappato via come ci ha visto arrivare. A Sillano saliamo verso il Passo di Pradarena. Siamo sulle strade della mitica Sillano-Ospedaletto che, assieme alla Trento-Bondone (che oggi non si corre più), è probabilmente la cronoscalata più famosa. Improvvisiamo così la “nostra” cronoscalata, rispettando addirittura le chicane artificiali che, per il resto dell’anno, sono solo disegnate sull’asfalto.

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Superiamo il Passo  di Pradarena e rientriamo in provincia di Reggio Emilia. Mentre scendiamo, incombono minacciosi sulla nostra testa nuvoloni grigi che decidono di “colpirci” alcuni chilometri più avanti rovinandoci l’umore. Fortunatamente si dissolvono nel giro di un quarto d’ora e il sole torna a sorriderci. Seguendo le indicazioni per Busana riguadagnamo la SS 63 del Cerreto e ritorniamo verso Castelnuovo ne’Monti ma, anziché rientrare dalla Vald’Enza, restiamo sulla statale del Cerreto fino a Casina dove, seguendo le indicazioni per Canossa-Rossena, affrontiamo le ultime curve di questa splendida giornata.

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2 Comments

  1. Emiliano Pigozzo

    2014/06/26 at 10:24 AM

    Passo futa n1 dc!!!

  2. alessandro

    2014/10/24 at 9:30 AM

    Fatto quest’estate partendo da bologna, dove abito, molto valido come giro!

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