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Moto leggendarie: Honda RVF 750 R (RC 45), nata per correre

Nel 1994 il colosso di Tokio sostituì la sua superbike RC 30 con la RVF 750 R, conosciuta anche come RC 45. All’erede della RC 30 non spettava solo l’arduo compito di non far rimpiangere la sua antenata, ma anche quello – ben più difficile – di riconquistare quel titolo iridato che mancava ormai da troppi anni.

Un titolo che arriverà solamente tre anni più tardi, nel 1997, ad opera del fuoriclasse nordamericano John Kocinski. Anche se, quello di Kocinski, resterà l’unico “alloro” conquistato da questa sofisticata moto (che per certi aspetti poteva essere considerata  il trait d’union tra la gloriosa RC 30 e la rivoluzionaria NR 750), in sei anni di partecipazione al mondiale Superbike. Ma l’ambizioso progetto RC 45 rimarrà per sempre uno dei migliori della storia delle due ruote.

I tecnici giapponesi, infatti, non si limitarono a trasferire le già ottime doti della RC 30 sulla nuova moto, ma cercarono di superarsi. E le differenze con il vecchio V4 erano davvero tante. A partire dalle valvole, che presentavano una maggiore superficie, ottenuta aumentando il diametro dei pistoni e riducendo la corsa. Nuove erano anche le bielle in  titanio e la distribuzione a cascata di ingranaggi. Ma dove si era intervenuti pesantemente era sul sistema di alimentazione. Non più una batteria di carburatori, bensì un sofisticato sistema ad iniezione elettronica derivato dalla NR 750  a pistoni ovali, che permetteva una miglior risposta a tutti i regimi, soprattutto a quelli medio-bassi. Questi accorgimenti permettevano alla RC 45 di raggiungere regimi di rotazione elevati senza pregiudicarne l’affidabilità. Come dimostrò la vittoria di Duhamel alla 200 Miglia di Daytona  nel 1996.

Attorno a questo strepitoso V4, i tecnici della casa dell’ala dorata realizzarono un nuovo telaio a doppio trave in alluminio sensibilmente più compatto. All’anteriore spiccavano una forcella Showa upside-down pluriregolabile ed un nuovo cerchio da 16, sul quale era montato uno pneumatico dall’insolita misura 130/70. Al posteriore restava il bellissimo forcellone monobraccio con monoammortizzatore Showa, rivisto in alcuni dettagli, e compariva per la prima volta su di una moto di serie, seppur prodotta in tiratura limitata, un “gommone” 190/50.

La linea puramente racing, l’inconfondibile tonalità di scarico del suo V4 e la spaziatura del cambio (con una prima marcia da oltre 150 all’ora, e le altre ravvicinatissime) non lasciavano spazio ad altre interpretazioni che non fossero quelle di scendere in pista per vincere.

I numeri della RC 45 si commentavano da soli: 120 cv a 12.000 giri/min, 189 kg a secco ed oltre 255 km/h di velocità massima. Numeri strepitosi, che però si “pagavano” molto cari: oltre 49 milioni di lire.


2 Comments

  1. figlia della RC30 …. non poteva che essere un successo !!

  2. Emanuele Obiettivo Foto Pennisi via Facebook

    2013/01/30 at 10:50 AM

    figlia della RC30 …. non poteva che essere un successo !!

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