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Honda DCT – Clutchless Love!

Possono coesistere dissertazioni tecniche sull’adozione di un cambio a doppia frizione e lo sbocciare di un interesse sentimentale? Si può scoprire quali siano i reali vantaggi del DCT ed ottenere allo stesso tempo il telefono di quella che ci piace? Leggete oltre se volete capire come!

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VFR_DCT_copertina

Siamo entrambi in attesa che scatti il verde, in pole position, sulla linea di partenza. Tutto il mondo intorno a noi è sfocato ed ovattato. Ci siamo studiati per alcuni secondi: lui ha dato uno sguardo di sufficienza al marchio Honda sulla fiancata blu elettrica del mio VFR 1200 F DCT, ha guardato la gomma posteriore e, vedendola ancora nuova sulle spalle, ha riposizionato lo sguardo oltre il suo cupolino; lo immagino sorridere sicuro di sé, dentro al casco.
Io, invece, ho scrutato a lungo i dettagli dell’endurona stradale che cavalca il motociclista che con tanta sicurezza m’ha squadrato. Sembra fatta col Meccano: grossi tubi d’acciaio ne definiscono le forme, il motore in bella vista, faretti che spuntano per ogni dove, borse di metallo in cui stipare l’occorrente per arrivare in Mongolia ed un manubrio largo che sembra il giogo di un grosso toro. Abbiamo la stessa cilindrata, immagino che sia più bravo di me, ma lui non ha idea, credo, di che motore abbia il mio VFR e, soprattutto, dubito che abbia notato che non ho la leva della frizione ma una serie di gadget degni di Iron Man. Il tutto mi fa ben sperare per l’imminente tenzone.

Come un ragazzino, gioco a darmi da solo i comandi da eseguire:
– Inserire modalità automatica: mappa sport.
Spingo la levetta “AT/MT” sul blocchetto destro e sul display compare una D, aziono il grosso pulsante, sempre sul blocchetto destro, e la D diventa una S.
– Confermato!
Bene” penso rimettendomi a fissare il semaforo “ora vediamo chi cambia più velocemente e sfrutta meglio il motore”.
Il semaforo scatta, la grossa moto da viaggio estremo si muove per prima e l’anteriore le si solleva un pochino, pochi decimi di secondo dopo anch’io ruoto energicamente la manopola del gas e vedo schizzare l’aghetto del contagiri con la stessa velocità con cui riaffianco il mio avversario. Sento il motore che mi chiede di inserire la seconda, resisto alla tentazione di tirare la leva che non ho e di sollevare il pedale che ugualmente mi manca e, invece, continuo a tenere la manopola girata. Neanche batto le ciglia che l’aghetto sta percorrendo la seconda marcia, mentre l’altro centauro rimane nel mio campo visivo periferico. Di nuovo passa un istante e con la terza sono già in prossimità dei 200 chilometri orari. È la terza volta in vita mia che c’arrivo, la moto costruita col Meccano è rimasta staccata; il semaforo successivo, quello del traguardo (per così dire), è ormai vicino e scatta sul giallo: ho vinto e lascio il gas tirandomi su, come avessi realmente tagliato il traguardo di una gara.
E dire che stamattina era andato a Pianeta Riders per farmi perdonare della volta scorsa in cui m’ero imbucato ad una presentazione a nome loro, e non pensavo che avrei scoperto che anche le moto hanno il cambio automatico, che addirittura il DCT della Honda è nato prima nelle moto e successivamente ha fatto da riferimento per quello sviluppato nel mondo auto e, soprattutto, ho capito perché uno dovrebbe scegliere una moto senza frizione né cambio, rinunciando, almeno secondo il luogo comune, al piacere della cambiata. Men che mai avrei pensato di conoscere Camilla e riportarla a casa su una Honda VFR 1200 F DCT.
Ma facciamo un passo indietro, torniamo a stamattina.
Mr. D, una volta che ci siamo chiariti, s’è dimostrato abbastanza comprensivo. Certo, sulle prime c’è andato giù pesante… giustamente. Poi m’ha stupito chiedendomi di scrivergli comunque l’articolo per cui m’ero imbucato e poi m’ha stupito di nuovo, convocandomi in redazione e incaricandomi d’andare alla Honda per conto del suo sito.
– Ci sarà Alex Salvini, campione del mondo Enduro a cui viene consegnata una Honda CR-V 1.6 2WD. Tu vai e ti presenti, l’ufficio stampa è un mio amico, ti godi la presentazione, scatti foto e mi scrivi qualche riga. E stavolta che non ti venga in mente di intrufolarti, imbucarti, prendere alcunché “in prestito” o quel che sia, chiaro?!
È così che mi ritrovo dalle parti dell’Eur, nella sede della Honda, una palazzina moderna con un bel giardino di fronte, curato da un robottino (ovviamente Honda) che sembra brucare alacremente.
Nella reception, come fossero cariatidi d’un tempio, spiccano quattro moto su piedistalli illuminati, mentre dietro al bancone vedo l’addetta voltata, impegnata al telefono: mi avvicino.
Da quando posa il telefono e voltandosi scopre gli occhi, mi perdo nell’intensità e nella luminosità che quei due bulbi nocciola riescono a sprigionare. Le porgo la mail d’invito stampata, lei depenna il mio nome da una lista, mi porge un tesserino con scritto “Ospite” e con un sorriso da far paro con lo sguardo mi indica una porta a vetri, con l’ala della Honda impressa sopra. Proprio in quel momento la porta automatica si apre lasciando entrare un uomo moro e ricciolino, occhi vispi e passo spedito, vestito in abito che si rivolge alla ragazza del banco
Camilla, potresti chiamare Salvini e sentire a che punto sono?
L’uomo mi nota, si presenta e mi chiama subito per nome, segno evidente che ha avuto una lunga conversazione con Mr. D su di me e che sa perfettamente chi io sia. Così, con fare amichevole mi porta via da Camilla, che rimane sola con le cariatidi a quattro cilindri, attraversiamo la porta e mi ritrovo in una sala con una ventina di persone. La situazione è la stessa dell’altra volta: gruppetti di due o tre uomini che parlano, solo che stavolta, invece di stare intorno a qualche due ruote, assediano un enorme buffet che, neanche a dirlo, diventerà sicuramente il mio miglior amico qui.
Si distinguono chiaramente due tipologie di uomini, visto che di donne, nemmeno l’ombra: quelli in giacca e cravatta, sono dipendenti della Honda, mentre quelli con giacchetto, abbigliamento casual e tramezzino o pizzetta in mano, sono giornalisti. Siccome non conosco nessuno, né tra i giornalisti né tra gli uomini della Honda, comincio a fare una stima ottica del buffet, quando entra un capannello di persone tra cui un ragazzone con una camicia da pilota, ossia piena di sponsor, cappellino e abbigliamento assolutamente sportivo: Alex Salvini.

Salvini
Seguono presentazioni, foto, discorsi, strette di mano, tramezzini, battute col campione, microconversazioni, pizzette, altre battute e amenità varie, fino a quando Salvini si gira verso l’addetto stampa e gli fa
Comunque è fantastico il DCT! Alla fine ho capito anche come mettere le marce in impennata!
DCT? Evidentemente la mia faccia deve esprimere tutta la mia ignoranza, tanto che il riccioluto amico di Mr. D guardandomi risponde a Salvini
– Il Dual Clutch Transmission, o cambio a doppia frizione o cambio automatico della Honda o come vuoi chiamarlo, te l’avevo detto che ti avrebbe conquistato. E lo sai perché?! Perché è un vero cambio automatico robotizzato, esattamente come quelli che ti fanno pagare migliaia di euro su quelle belle macchinone sportive che vedi in giro.
L’endurista bolognese si accende e rilancia.
– Fantastica proprio: schiacci il bottone e cambia rapidissima, ci prendi la mano subito ad usare i bottoni al manubrio è proprio divertente.
Un altro giornalista si unisce al gruppo e inconsapevolmente mi lancia un assist.
Ma davvero t’è piaciuta? Allora senti, fa conto che io non sappia nulla del DCT e che sia anche contrario, in linea di principio, ad abbandonare pedale del cambio e leva della frizione e convincimi a comprare una moto col cambio automatico… perché dovrei scegliere il DCT?
– Semplice! Perché va meglio. È più divertente, ottimizza l’erogazione del motore ed i consumi. Io quando mi ci volevo divertire, avevo un Cross Tourer in prova, mettevo in modalità manuale MT e premevo i bottoni sul blocchetto sinistro per salire o scendere di marcia. Ti dico, ci mette un attimo. Quando invece la uso per viaggiare o fare spostamenti tranquilli, la metti in automatico AT, modalità Drive e và, un filo di gas e stai subito in quarta, consumi pochissimo, se poi vuoi riaccelerare, spalanchi il gas, lei scala, ti ritrovi in coppia e parti a missile. Se poi la metti in modalità Sport tiene le marce più a lungo e corri di più. Fa tutto… Purtroppo non avevo le gomme tassellate, ma sono sicuro che rende pure sullo sterrato. Ah, poi c’ha la funzione autoritorno!
Mi guarda, forse cercando complicità, ma ricevendo in risposta, evidentemente, solo uno sguardo perso, al quale decide di continuare nella spiegazione
– Si, insomma. Metti che sei in quarta, basso di giri ed arriva un curvone, vuoi sentire il freno motore perché vedi che subito la strada va in salita, spingi sul tasto meno, levi una o due marce, freno motore e fai la curva, poi, al momento di ricambiare, ritorna da sola in automatico.
Dopo un attimo il giornalista dà il suo verdetto
– Devo dire che sai essere convincente.
Interviene l’addetto stampa.
– Considera che per i modelli per cui è disponibile il DCT, viene scelto da oltre il 50% di chi la compra, su alcuni modelli arriviamo ben oltre il 60%, segno che evidentemente ha un suo perché. Poi, insomma, qui l’avete provata tutti, no?
Passa tutti rapidamente in rassegna, fino a quando non incontra le mie sopracciglia alzate, come a dire “no, mi spiace”.
– Tu no! È vero, tu sei nuovo del settore. Ti va se facciamo un esperimento? Visto che tu in questo senso sei “vergine”, ti do una moto col DCT, la provi e scrivi un pezzo per Mr. D, con lui poi ci parlo io… lo convinco io, non ti preoccupare.
In realtà non aspettano una risposta da me: è già deciso. Be’, Mr. D non potrà dirmi nulla, io non mi sono intrufolato, imbucato, non ho preso nulla, neanche una singola pizzetta, al solito non ho nemmeno proferito verbo, che devo fare: proverò questa Honda VFR 1200 F con l’ormai familiare DCT.
Seguono altre chiacchiere, battute, ricordi, pizzette e tramezzini pure per me stavolta e, finalmente ci si congeda. L’addetto stampa m’invita a seguirlo da Camilla, alla reception, da cui si fa consegnare dei moduli, mentre rivolto a me sentenzia
– Dammi la patente che intanto che compili vado a fare una fotocopia.
Mi si gela il sangue, d’istinto penso “ecco fatto, m’hanno beccato… di nuovo…”, poi respiro e mi ricordo che qui sono accreditato e non imbucato e che tanto le mie generalità già gliel’ha date Mr. D. Così, comunque con un senso di recalcitrante rassegnazione, consegno la scheda di plastica rosa e mi metto a compilare il modulo, sbirciando, di quando in quando, all’attenzione di Camilla, per vedere cosa faccia. Lei siede con le gambe incrociate, il capo a sua volta reclinato verso lo schermo del telefono su cui, velocissima, digita.
– E adesso come faccio?!
Dice lei senza alzare lo sguardo, proprio mentre ritorna l’addetto con la mia patente e la fotocopia in mano
– Come fai a far cosa?
– Come faccio a tornare a casa
Dice la ragazza che subito continua
– Oggi c’è lo sciopero, qui nessuno va sulla Prenestina e una mia amica che doveva passare a darmi uno strappo, invece m’ha appena detto che non può.
Per un attimo mi piacerebbe essere quel tipo d’uomo che dice “che problema c’è, l’accompagno io”, quando invece non so nemmeno se la potrò prendere questa moto, visto che non ho con me né guanti né tanto meno il casco.
Realizzo che almeno due “delle skill” per fare il p.r., come direbbero quelli del settore, debbano essere una buona capacità a cogliere le situazioni ed una predisposizione a trovare soluzioni. Chissà… fatto sta che l’addetto sorridendo mi fa:
– Non le puoi dare uno strappo tu? Tanto i caschi ve li do io. Dai, mica lascerai Camilla in questa situazione… Come sei venuto? Macchina? Moto? Vabbè, la lasci qui, tanto, la riprendi quando mi riporti il VFR… tanto qui non la tocca nessuno, c’è sempre qualcuno… a proposito, v’ho presentati?
Seguono nell’ordine: le presentazioni di rito, il suo sorriso, la pelle liscia della sua mano, il mio sorriso, la mia emozione, la pelle liscia della sua mano, l’addetto che ci guarda, la mia emozione, la pelle liscia della sua mano, il suo sorriso, il mio sorriso, l’imbarazzo dell’addetto stampa che al fine chiosa:
– Bene, dai, vado a prendere i caschi… Camilla, raggiungetemi in garage.
E sparisce com’è arrivato, lasciando la mia patente sul banco e noi due che ancora ci guardiamo.
– Sei molto carino ad aver accettato, grazie. Mi spiace approfittare, però veramente non saprei come fare. Poi con te sono in mano ad un professionista del settore, mi fido
Ed il suo sorriso spegne l’ansia che m’ha suscitato la sua ultima affermazione, dal momento che lei non sa che io ho appena iniziato la mia carriera da centauro.
La seguo fino al garage, l’addetto ci dà caschi e guanti e mette in moto un VFR blu elettrico a cui, effettivamente, mancano frizione e pedale del cambio. Mi fa salire in sella e mi riepiloga il funzionamento dei bottoni, come passare da automatico a manuale e come gestire le marce: tutto chiaro e cristallino. Il blocchetto sinistro mi sembra pieno di comandi. Mentre Camilla si allaccia il casco e l’addetto ispeziona la moto, faccio delle prove e mi accorgo che, nonostante ci siano molti bottoni, è facile andare a premere quello che si vuole, anche tenendo lo sguardo sulla strada davanti… dev’essere quella cosa che chiamano ergonomia. In breve siamo pronti, Camilla sale con disinvoltura sulla moto, segno che deve avere avuto almeno un motociclista nel suo passato, l’addetto ci sorride, ci saluta e va, io premo sulla D, apro un po’ il gas e ci muoviamo.
E ora vediamo come va con questo DCT… e come va con Camilla, soprattutto!

DCT_onboard
Effettivamente dando il gas dolcemente, la moto va subito in quarta e per raggiungere il Raccordo, superando le macchine incolonnate, provo anche la funzione dell’autoritorno, scalando io quando devo rimettermi nella colonna per lasciar passare autobus o camion; poi, riaprendo il gas, il cambio torna ad autogestirsi. Non riesco così a capire quanto effettivamente sia veloce, anche perché parte di me è attenta a Camilla. Si tiene alle grosse maniglie sulla coda, con la borsa a tracolla, tiene il busto dritto e sembra essere a suo agio.
Arrivati sul Raccordo mi viene in mente di provare le altre due modalità. Sentendo Camilla così tranquilla, premo sul selettore della mappatura e metto quella Sport, stacco la mano dal manubrio e la metto sul ginocchio di Camilla. Effettivamente si ha una mano libera col DCT, cosa che torna piacevole a chi viaggia con la fidanzata, penso. Subito levo la mano e le faccio segno di reggersi: lei mi abbranca e sento il suo petto aderire alla mia schiena, ringrazio il cielo che l’addetto non m’abbia dato il paraschiena e apro il gas con decisione.
Il DCT scala una marcia, l’ago del contagiri schizza in alto e il VFR decolla. Il motore è impressionante, ma ancora di più, come diceva Salvini, è la velocità con cui cambia, tirando maggiormente le marce, quasi senza interrompere l’arco d’erogazione e catapuldandoci ad oltre 200 chilometri orari su un Raccordo Anulare fortunatamente e straordinariamente sgombro.
Camilla sta attaccata a me, mi sembra quasi di sentirne l’odore, nonostante la velocità. Lascio il gas, lei si distacca e mi dà un colpo di nocca sul casco. Mi giro, la vedo sorridente dietro alla visiera e con l’indice mi sgrida. Le sorrido.
Non mi resta che provare la modalità manuale. Così, prima di lasciare il Raccordo, aziono la leva AT/MT ed ora le marce le gestisco io. Posiziono il pollice sul bottone con il simbolo del meno e l’indice su quello con il più. Metto un paio di marce, poi ne scalo tre innescando un brusco freno motore che sbalza Camilla in avanti, dandomi una “cascata”. Le chiedo scusa con la mano e rimetto la terza. Ancora una volta aveva ragione Salvini: è come il pad di un videogioco, basta un minuto e ti ci abitui ed oltretutto anche così la cambiata è velocissima. Ad un certo punto, addirittura, avevo preso a suonare il clackson e lampeggiare senza motivo, giusto per dimostrare a me stesso quanto fosse facile distinguere i bottoni e non sbagliarsi. Camilla m’indica la via ed in poco siamo sotto casa sua.
Tutto preso dallo scoprire come funzioni questo cambio a doppia frizione (per quanto tecnicamente dovrei forse approfondire meglio la storia) non mi sono neanche preparato qualcosa da dire a Camilla. Ora si toglierà il casco, “e allora grazie tante” e se ne andrà.
Scende dalla sella mettendomi una mano sulla spalla, poi si leva il casco e lascia cadere i suoi lunghi e lisci capelli castani, sempre sorridendomi, mentre anch’io mi sfilo “l’elmo” e le sorrido.
– E allora grazie tante!!! Il casco lo riporto io domani in Honda, sei stato gentilissimo.
Di nuovo vorrei avere quella sicurezza per chiederle di vederci ancora; probabilmente un velo scende sul mio volto, lei si acciglia, poi sorride compiaciuta e mentre tira fuori un taccuino ed una penna su cui comincia a scrivere, torna a dirmi:
Allora facciamo così: questo è il mio numero. Tu impratichisciti un po’ con la moto e tra un paio di settimane mi chiami, mi vieni a prendere e mi fai vedere come te la cavi, andandoci a prendere un gelato… ti va?
Rimango inebetito. Mi aspetto che da un momento all’altro esca fuori l’addetto stampa e che mi dica che m’hanno preso in giro per tutto il pomeriggio, invece non accade nulla, se non che Camilla fa uno scatto verso di me, posa le labbra sulla mia guancia, a lambire le mie, sorride ancora e si avvia.
– Ciao!!! Chiama, ricordati!
Ci vogliono cinque minuti buoni, prima che io dismetta la faccia da ebete per ricalzare il casco e andarmene, riprendendo la strada verso casa.

DCT_passaggio

Mentre torno verso la parte sud della città, ripenso alla giornata, a tutto quello che ho scoperto sul DCT, al campione d’enduro Alex Salvini, all’addetto stampa che m’ha messo in mano, di sua sponte, una moto potentissima e tecnologicissima e ovviamente ripenso all’incontro con Camilla.
In effetti, penso mentre mi affianca al semaforo un’endurona stradale che sembra fatta col Meccano, sia nelle moto che nella vita, la modalità automatica, quella che ti fa seguire il corso delle cose senza intoppi né arresti, consente cambiate e cambiamenti più veloci… facile fare i filosofi dopo un bacio, direte voi.
Sì, molto: chioso io!

7 Comments

  1. Saverio Savex Sacchi

    2014/05/05 at 5:09 PM

    devo dire che l’autore dell’articolo ha avuto un bel pomeriggio tra conferenza, vfr e camilla hehehe

  2. Zeno Lucchetti

    2014/05/05 at 5:27 PM

    Direi proprio di no,di primo acchito….confondere la fredda meccanica di un cambio DCT con l’emozioni di un bella ragazza sembrerebbe inconciliabile….ma le interazioni nella vita sono infinite….

  3. Giuseppe Resmini

    2014/05/06 at 2:08 PM

    Ottima moto, ma l’Aprilia già da diversi anni propone la MANA con le stesse peculiarità, ma certamente con tanta meno capacità di proporre i propri prodotti rispetto l’HONDA (povera Italia!!!!). Io ho la MANA e ne sono soddisfatto e vado in moto da circa 50 anni dopo averne provate molte di moto e credo che nel turismo sarà la carta vincente. Ovviamente non nelle sportive.

  4. costantino

    2014/05/06 at 4:34 PM

    ciao Giuseppe
    la Mana non ha un cambio a doppia frizione ma un CVT.
    E’ vero che funziona bene, l’ho provata a lungo anche io, però è diverso dal dct honda, che rimane un cambio da moto a 6 rapporti, solo che di frizioni anziché una ne ha… due!
    😉

  5. il ragazzo nuovo di pianeta riders

    2014/05/06 at 5:16 PM

    Carissimo Giuseppe, mi corre l’obbligo di fare una precisazione al tuo commento.
    Concordo con te sul fatto che la Mana sia un’ottima moto: in occasione del lancio, nell’hinterland torinese, mi colpì molto per l’eccellente ciclistica, il buon motore e per le soluzioni assolutamente innovative che presentò Aprilia: il vano nel serbatoio ed il “cambio automatico” su tutto. Come spesso accaduto nella storia della casa di Noale, è stata addirittura troppo innovative per essere colta dal grande pubblico. Ad ogni modo, ed ecco la puntualizzazione, la soluzione adottata dall’Aprilia non è quella di un cambio a doppia frizione, motivo per cui ho scritto cambio automatico tra virgolette, bensì di un cambio automatico continuo, ossia un variatore con rapporti selezionabili, quindi molto più simile al cambio del Suzuki Burgman che non all’Honda DCT. Questo che sembrerebbe un leziosismo tecnico, si traduce in tempi di cambiata molto inferiori da parte del cambio Honda, senza contare che il DCT dispone anche di altre funzioni non presenti sull’Aprilia.
    Certo, il risultato finale è che entrambe si guidano senza frizione, ma il comportamento dinamico del cambio è tutt’altro che simile. Ad ogni modo, anche Aprilia non s’inventò nulla, dal momento che il primo cambio automatico su una moto lo utilizzò la Moto Guzzi nel 1975 con la 1000 Idroconvert che disponeva di cambio automatico con convertitore idraulico. Già nel 1976 la Honda lanciava il CB 750 A, con convertitore a turbina. Questo per dire, Giuseppe, che le idee girano da tanto e in molti le hanno adottate, migliorate, magari poi dimenticate e riscoperte e in questi 40 anni di storia di cambi automatici se ne sono visti veramente tanti, ma il DCT è il primo a funzionare con una doppia frizione, una per le marce pari ed una per quelle dispari, esattamente come quello dell’Audi, Mercedes, Porsche e tutte le migliori case auto del mondo.
    Condivido a pieno con te l’auspicio che presto l’Aprilia torni a fare scuola non solo in SBK, ma nel frattempo sta certo che l’Italia nel campo delle moto ancora dice la sua, per quanto, in tema di cambio automatico, al momento è Honda che ha quello migliore.
    Ad ogni modo Giuseppe, ancora complimenti per la tua Mana e grazie d’averci dato lo spunto per un approfondimento sul tema… Continua a leggerci e buone pieghe!!!

  6. penelope-pit stop

    2014/05/08 at 11:53 PM

    Va letto tutto d’un fiato questo racconto. È adrenalinico perchè ti fa riassaporare l’ebrezza che solo una moto sa regalarti. Sono avventure che quando le condividi con qualcuno che segue le tue passioni, non conoscono per un attimo mai fine.

  7. moto turista

    2014/05/10 at 4:20 PM

    “No clutchless, no party?” Mi piacerebbe leggere una comparativa tra le tuttofare automatiche Honda NC750 DCT e Aprilia Mana GT. Quale é meglio per il traffico cittadino e le scampagnate nel weekend? Magari con in sella una mora e una bionda!

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