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Honda CBR FireBlade e Yamaha R1: il futuro delle sportive è nel cambio elettronico sequenziale a doppia frizione?


Da vecchi puristi, da appassionati di moto “vere, dure e pure”, ci piacerebbe rispondere di no. Ma il progresso incombe e a fare troppo i conservatori si rischia di risultare ottusi, quindi, cerchiamo di capire i termini della rivoluzione che si prospetta all’orizzonte. Tutto parte dall’ultima Honda VFR 1200 nella sua versione dotata di DTC, il sofisticatissimo cambio elettronico a doppia frizione che non è altro che un classico sequenziale di derivazione automobilistica. D’accordo, detta così, fa storcere subito  il naso. Quasi come se vi stessero proponendo uno scooterone.  Ma le cose non stanno esattamente in questo modo, e soprattutto su una moto da turismo veloce a largo raggio un sistema del genere non stona affatto. Anzi, i vantaggi possono essere notevoli in termini di confort sulle lunghe distanze. Ma su una moto sportiva?

E qui il discorso si complica, soprattutto da quando è spuntata fuori la notizia che Honda sarebbe allo studio di un DTC, derivato da quello del VFR (ma semplificato e adeguato all’uso più gravoso) da installare sul suo missile terra aria CBR 1000 Fireblade. Notizia seguita a ruota da quella che vuole Yamaha sulla stessa strada per quanto riguarda la sua R1. Sistemi differenti per concezione (secondo Visordown quello Yamaha sacrificherebbe qualcosa in termini di ingombri rispetto alla soluzione Honda, per favorire una migliore ripartizione dei pesi), ma con un intento comune: la nascita del sequenziale sportivo per le due ruote.

A quanto pare i brevetti sarebbero già ad uno stadio di progettazione avanzato, anche se ancora nulla di concreto è apparso su strada e non si hanno notizie di test ufficiali o rilevamenti accompagnati da dati e conferme. Ma tralasciando l’ufficialità, è evidente la via intrapresa (almeno da un punto di vista progettuale e di ricerca) dai grandi colossi del motociclismo. I dubbi e le domande a questo punto incalzano. Tutto questo potrebbe snaturare il modo di andare in moto così come lo conosciamo oggi? L’arrivo di un cambio sequenziale tra i cordoli, o nella guida allegra su strada, ci leverà il gusto della classica scalata? Di sentire snocciolare le marce, o magari di quel bel bel “pestone” deciso quando la piega incombe e il rapporto inserito non è quello giusto? Dare risposte adesso non avrebbe senso. Rimaniamo in ascolto e stiamo a vedere cosa succede.


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