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Valentino Rossi alla Ducati per vincere e far vendere: ma sarà davvero lui quello giusto?


(articolo di Bianca Lombardi)

Casey Stoner se ne va dalla Ducati, ormai è ufficiale. Come cambiano le cose. Il pilota che appena arrivato la rese Campione del Mondo in MotoGp, che sembrava poter assicurare almeno altri dieci anni di successi per la Rossa di Bologna, presto indosserà i colori di un’altra squadra: quelli della Honda.

Difficile comprendere il senso di spaesamento che ha colpito la Ducati: un pilota che dice che il problema è lui e non la moto; una squadra che vedendola dal di fuori sembra non amalgamarsi più come un tempo. Il passaggio chiave è stato senza dubbio il passaggio di Guareschi da collaudatore a team manager. In fondo c’era da aspettarselo: prima è Suppo a migrare in Honda, dove conosce bene l’ambiente e dove può favorire le condizioni adatte per l’arrivo di Stoner. Ma la Ducati non è stata certo a guardare e con il nuovo ruolo di Guareschi era chiara una cosa: preparare un pilota, o l’arrivo di uno nuovo, che potesse riportare la Ducati ancora al successo, come accadeva con Casey. E la scelta – quasi inevitabile – cade proprio su Rossi (nonostante il corteggiamento – forse più tattico che reale – tentato nei confronti di Jorge Lorenzo).

Erano anni che si cercava l’ aggancio con il pilota di Tavullia. L’accordo è stato favorito dalla difficile convivenza tra Lorenzo e il Dottore in Yamaha, soprattutto ora, in questo periodo di assenza dopo l’incidente del Mugello, in cui Rossi ha sentito il bisogno di nuovi stimoli mentre lo spagnolo gli rubava la scena, impossessandosi del palco. Ed è in sella ad una Ducati che probabilmente Valentino potrà ritrovare tutto questo: stimoli e motivazioni.  Qualche anno fa un noto team manager, ospite in un programma televisivo in onda su OdeonTv, disse che il matrimonio Rossi-Ducati era l’unica soluzione per rilanciare a pieno ritmo la produzione di Borgo Panigale. A Bologna stanno davvero tentando questo?

Può darsi visto che in Superbike le Ducati fanno acqua, e l’unica che resiste è quella non ufficiale di Checa. E si sa, le corse – e le vittorie – incidono significativamente sulle vendite. Una situazione simile investì la casa bolognese già in passato. Nel 1954 l’ingegnere Fabio Taglioni, creatore del desmodromico, venne chiamato in Ducati perché l’amministratore delegato dell’epoca, Montano, aveva appena  i soldi per pagare gli stipendi di un mese ed era necessaria una moto che, una volta vinto il Motogiro, potesse riattivare la produzione.

La situazione attuale – anche se molto meno radicale – sembra somigliare a quella passata, con l’unica differenza che adesso alla Ducati non serve una moto ma un pilota in grado di saperla condurre alla vittoria. Rossi sulla Rossa era il sogno di molti tifosi; e adesso lo vedranno realizzato. Il miglior pilota italiano e la migliore moto italiana insieme. I presupposti per una nuova era ci sono tutti. Anche se – attenzione –  la Ducati è una moto magica, che parla al pilota solo se la sa ascoltare; sembra quasi che sia lei a scegliere se andrai forte o no (e i tonfi clamorosi di molti piloti arrivati alle Rosse negli ultimi anni ne sono la dimostrazione). Valentino sarà davvero quello giusto?


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