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Test d’Autore: Ducati 748, la sportiva che non passa di moda

Parlando di moto che hanno lasciato il segno nella storia del motociclismo, non si può trascurare la mitica Ducati 748, sorellina minore di quella 916 che ha fatto battere forte il cuore a migliaia di appassionati, mandandogli in visibilio tutte le terminazioni Riders.

La nascita della 748 è strettamente legata all’evoluzione della 916. Facciamo un rapido excursus: la 916 nasce nel centro ricerche Cagiva, le linee furono disegnate da Robbiano, mentre al mitico Tamburini va il merito della progettazione meccanica. Fu presentata per la prima volta al Salone della Moto di Milano nel lontano 1993, e dopo quell’anno si aggiudicò una lunga serie di premi e riconoscimenti.
Inutile, poi, sottolineare il modo in cui segnò la storia della superbike quando, pilotata da Fogarty, riuscì a conquistare un paio di titoli mondiali portando sulla cresta dell’onda la Casa Bolognese.

La Nascita del modello

Nel 1994, lavorando su corsa e alesaggio della 916, a Borgo Panigale danno vita alla più piccola e accessibile 748, la cui cicilistica ed estetica risultano del tutto inalterate rispetto alla sorella maggiore. La moto è caratterizzata dal famoso telaio a traliccio, tipico Ducati, mentre il motore da 748cc è il classico bicilindrico a L con 4 valvole per cilindro, distribuzione con cinghia dentata e sistema di controllo delle valvole desmodronico.

La ducati 748 viene proposta in versioni differenti, come la biposto e la SP. Quest’ultima, nata per gareggiare nella Sport Production, adotta una serie di modifiche, alla ciclistica e al motore, che la rendono più performante e adatta alle competizioni. Nel 1996 nasce, poi, una versione speciale della Sport Production, la SPS (Sport Production Special), la quale, partendo dalla SP, riceve un’ulteriore iniezione di materiali pregiati e componentistica raffinata. L’evoluzione termina con la spettacolare 748R (datata 1999), versione “Racing” numerata, con particolari tecnici veramente impressionati tra cui spiccano le bielle in titanio, gli alleggerimenti al motore, che portano ad innalzare la cavalleria a 106 CV, e forcella e mono posteriore firmate Ohlins, che danno una bella spinta anche alla ciclistica.

La 748 ha vinto il campionato mondiale SuperSport per 3 anni consecutivi a partire dal ’95, con Pirovano (mio omonimo), fino al ’97 con Casoli. Bene, dopo questa cronistoria motociclistica, andiamo al sodo e iniziamo ad analizzare questo piccolo gioiello made in Borgo Panigale.

Una Ducati ruspante

Personalmente mi piace definirla proprio così, una Ducati “ruspante”; un po’ scorbutica, non proprio intuitiva, ma con fascino da vendere. Col tempo mi sono fatto l’idea che, dopo aver imparato a domare questa “media”, si è pronti per pilotare qualsiasi altra moto. Per fare un paragone antropomorfo, la 748 è come una di quelle donne un po’ difficili e particolari… o le si ama o le si odia! Ma se te ne innamori è un colpo di fulmine devastante.

La livrea è bella e senza tempo… avete mai provato ad affiancarle una sua coetanea Giapponese? Due pianeti differenti! Non dico che la 748 risulti “attuale”, ma le sue linee la rendono intramontabile. Una moto che non può invecchiare, di quelle che ti fanno girare sempre al semaforo e quando le vedi parcheggiate da qualche parte.

Per non parlare dei particolari tecnico-estetici che hanno fatto scuola, segnando la produzione motociclistica degli anni a seguire. Come ad esempio il monobraccio posteriore, più pesante, e forse meno rigido del doppio braccio, ma incredibilmente affascinante e pratico per una sostituzione rapida dello pneumatico posteriore. Cosa dire poi degli scarichi sotto la sella? A partire da 916/748 sono stati adottati da quasi tutte le case motociclistiche come dictat estetico irrrinunciabile.

La versione che abbiamo a disposizione è una S, con dotazioni ciclistiche di serie davvero “appetitose”, forcella anteriore Showa da 43mm a steli rovesciati e mono posteriore ancora Showa; entrambe completamente regolabili. La 748S, fino al ’98, montava di serie i cerchi a tre razze color oro; questa versione invece monta due cerchi a 5 razze di colore nero tipo Marchesini, che personalmente preferisco a quelli a 3 razze.

In più, come su ogni Ducati che si rispetti, sono stati sostituiti gli scarichi originali con due bei Termignoni in carbonio. Controllando sotto la sella si direbbe che è stata (giustamente) sostituita anche la eproom della centralina; il tutto per garantire un vantaggio effettivo rispetto ai terminali di serie.

Tutti in Pista

Abbiamo provato la Ducati 748 in pista, ambiente naturale per questa sportiva; quindi sono stati smontati tutti gli elementi superflui come specchietti, luci, frecce e targa. In più è stata “pulita” anche la strumentazione, eliminando tachimetro con contachilometri, ma mantenendo naturalmente l’indicatore della temperatura e il contagiri, elemento fondamentale quando ci si scatena tra i cordoli.

Le carene non sono originali ma in vetroresina. In versione pistaiola la 748 è ancora più bella, più filante ed accattivante; essendo la sua indole il tracciato chiuso, questa veste rende davvero giustizia a questa “piccola”. Tra l’altro, senza targa, e grazie al monobraccio e agli scarichi sotto la sella, si mette in bella mostra anche il “gommone” da 180 al posteriore. Che magari oggi fa un po’ sorridere i felici possessori di moto da 1000cc dotati, al posteriore, di poderosi 190, ma all’epoca era proprio un bel vedere sulla 748.

Saltiamo in sella; per via del codone in vetroresina uso pista, la seduta non è altro che uno scomodo triangolino di neoprene. La sella di serie risulta, giustamente, più comoda e maggiormente imbottita. La versione biposto prevedeva l’imbottitura anche sul codone, ma il passeggero, sulla 748, è sempre stato considerato un evento del tutto accidentale.

Al momento di girare la chiave l’emozione sale ancora più alta! Il rombo del due cilindri a L irrompe fragoroso accompagnato dal dolce tintinnio dei dischi della frizione. Dopo l’esplosione iniziale viene poi naturale dare qualche colpo di gas per ribadire il concetto, facendo scaldare le ugole al bicilindrico bolognese.

Tirando la leva sinistra per inserire la marcia, il tintinnio metallico dei dischi si arresta e, non appena il pedale del cambio viene alzato per ingranare la prima marcia (questa 748 utilizza un cambio rovesciato), si è pronti per entrare in un altro pianeta… il Pianeta Rosso!

Se non si è abituati alla postura di questa moto, dopo qualche chilometro gli avambracci inizieranno inevitabilmente a indolenzirsi… non si tratta di una moto da passeggio. Anche la frizione non è confortevole e, se ci si trova in città, e magari in coda, occorreranno avambracci forti per far fronte al continuo utilizzo della leva. Come detto più volte, la 748 nasce per correre e non certo per il caos urbano: sulle strade con tante curve ci si diverte parecchio… in pista, poi, non parliamone!

Una sportiva tutto sommato agile, anche se bisogna domarla per farla rendere al meglio. Il motore, nonostante la bella verve, è oramai datato, e quindi meno brillante rispetto alle unità che equipaggiano le medie sportive di recente produzione dotate di maggiore cavalleria. Ma se in rettilineo è facile essere “sverniciati”, le cose cambiano radicalmente nel misto, dove il bicilindrico spinge forte già dai bassi regimi… ed è questa una delle caratteristiche più gustose della 748. Una moto che diverte e dà soddisfazioni nonostante gli anni passino, un vero spasso su circuiti tortuosi e nel misto guidato.
Provarla è stata un’esperienza incredibilmente appagante, come cavalcare un pezzo di storia... un pezzo di storia che non potrà mai passare di moda e se vi capita di trovarne una in buone condizioni, non pensateci due volte… domatela e fatela per sempre vostra!


7 Comments

  1. Giovanni Manzo

    2012/02/06 at 3:07 PM

    Grande moto……sentirla sferragliare è sempre una libidine

  2. alberto

    2012/02/07 at 9:21 AM

    e per rinfrescare il motore basta portarlo a 860 e spingerà l’ago del contagiri fino a 12.500 che è una bellezza!!!!io ci giro ancora in pista e riesco a tenere la scia delle ultime 600 giappo

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  4. alex

    2012/02/15 at 10:49 PM

    Ben detto, ed è per questo che ho preso una 748s del 2001. Rossa fiammante e fuori dal tempo

  5. Faust

    2013/10/27 at 7:41 PM

    Ah che fascino!! ottima moto che a distanza di tutto il tempo passato è ancora una favola, con i cerchi marchesini poi me la sogno la notte!

  6. henry fanton

    2016/04/24 at 8:43 PM

    a volte mi capita di scendere in garage solo per il gusto di guardarla e una volta tolto il telo… ancora mi emoziona.
    Un’opera d’arte

  7. Filippo

    2016/10/13 at 8:47 AM

    Io l’ho comprata nel 2001…rivenduta qualche anno dopo e ricomprata un anno fa di nuovo.
    La trovo una delle moto piu’ belle mai messe in produzione ancora oggi!
    Poi i materiali di 20 anni fa erano molto piu’ solidi, duraturi e belli…ora c’e’ troppa plasticaccia!

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