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Su Bayliss, la SuperBike e la crisi Ducati, per esempio


Alla vigilia di Kyalami viene davvero voglia di fare il punto. Magari prima che una nuova possibile debacle possa rendere tutto troppo semplice e l’affondo più crudele. Oramai non si tratta più di semplici congetture, di una tendenza o di chiacchiere da commentatori. La crisi del team Ducati ufficiale nella WSBK è un fatto. Cronaca. Oggettività.

Non che in MotoGp la gestione di Borgo Panigale sia migliore: le recenti faccende riguardanti Stoner, il presunto contratto già firmato con Honda a campionato appena iniziato, le smentite, e una squadra, quella Ducati Corse, capace di far indispettire un campione del calibro dell’australiano andando a strizzare continuamente l’occhio in altri box (quello Fiat-Yamaha sembrerebbe il favorito). Un comportamento da “poco di buono”, da donnaccia, che avrà delle conseguenze sostanziali, sicuramente,  ma anche di immagine. A chi piace un Campionato MotoGp appena iniziato e  già così poco credibile?

Ma si parlava della Superbike. Li la faccenda è ben più seria col team Xerox in crisi, profonda, gestionale, di identità e motivazioni. Oramai abbiamo assodato che Tardozzi è uomo di peso, un’assenza che conta. La bussola che permetteva di orientarsi in qualche modo nella nebbia. E i piloti? Haga è in declino inesorabile.  Forse a Kyalami, durante il week end, farà bene (vista la dimestichezza con la pista) ma poi? Saremo probabilmente punto e accapo con un pilota che di tanto in tanto schiaccia sul pulsante del NOS, si proietta in avanti, ma finisce subito la carica. Diversa la situazione per Michel Fabrizio. Il romano ha sicuramente acquisito maturità ma fatica a trovare il carisma del condottiero, tipica di tutte le “prime guide” che hanno contato nella storia del motociclismo.

E allora che si fa? E allora si da il caso (sarà davvero un caso?) che proprio in questo clima di disfacimento generale giunge una voce dall’Olimpo del motociclismo (in pensione). Troy Bayliss, nel giro di poche ore, prima dichiara di voler tornare a correre su una Ducati, poi va al Mugello e fa tempi da marziano. Un amico addirittura ieri mi chiama e mi dice: “guarda che Troy ha fatto il nuovo record al Mugello”. Ancora non so se sia andata effettivamente così, ma di fatto, non ne sarei stupito. E sapete perché? Perché io l’ho visto Troy davanti alla sua Ducati al momento dell’addio. Era il 2009, a Roma, e dopo 4 chiacchiere lui si allontanò un istante e si avvicinò alla sua vecchia moto da gara, quasi a parlarle, in silenzio. Ebbi la prontezza di tirare fuori la macchina fotografica, e quel che riuscii a immortalare fu lo sguardo di un Re col rimpianto negli occhi prima dell’esilio. Che in Ducati, allora, ci facciano un favore: restituiscano la corona al suo legittimo proprietario!


5 Comments

  1. Duca Rosso

    2010/05/14 at 9:50 AM

    PAROLESANTE, Mr!!!! 😀

    Forse Troy non sarà un giovanotto, ma vuoi mettere che figata vederlo battagliare il prossimo anno in pista con Biaggi? Due vecchietti che danno la paga a tutti questi giovani leoni (un po’ spelacchiati :mrgreen: )

  2. Marina

    2010/05/14 at 11:04 AM

    La foto di Troy che guarda la moto è fantastica. Un mito!!!

  3. Pingback: Su Bayliss, la SuperBike e la crisi Ducati, per esempio | Pianeta …

  4. EL VECIO

    2010/05/14 at 5:35 PM

    @ Marina:
    …ti prego torna Re Troy !!! 😉

  5. Pingback: Proprio non poteva mancare: Troy Bayliss al WDW 2010 (video) | Pianeta Riders

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