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Interludio con Ducati Hyperstrada: un racconto… praticamente un “Test”

Per comparare la Hyperstrada alla Hypermotard, il nostro eroe quasi ci lascia le penne, ma riesce comunque a raccontarci, sempre a modo suo, al di là dei tecnicismi, quali siano punti di forza e punti deboli del motard “turistico” di casa Ducati

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Eh no, stavolta ve le metto le ruote davanti!”. Mentre questo pensiero mi si ripete in testa, vedo le code delle Hypermotard che mi precedono attraverso il plexiglas della mia Hyperstrada; schiacciato sul serbatoio, col sedere sulla sella del passeggero, tengo il gas spalancato ed anticipo di poche frazioni di secondo la luce del fuorigiri, nel buttare dentro le marce.

La campagna abruzzese scorre velocissima oltre il guardrail che delimita il nastro d’asfalto che inghiotto con la stessa voracità con cui finisco una lunghissima striscia di liquirizia. Due delle tre Hypermotard sono ormai nel mirino, arriva una curva a destra, si accendono gli stop delle moto che mi precedono ed i due si tirano su col busto, attaccandosi ai freni; io tengo il gas spalancato e prendo il riferimento di dove hanno staccato loro. Il tempo scorre al rallentatore, non sento più l’odore della campagna che esplode sotto un sole munifico, non sento nemmeno il rumore del motore, lo scroscio del vento nel casco né la sottile patina di sudore che ricopre il palmo delle mie mani. Mi allargo a sinistra, stando sulla riga di mezzeria, sfilo l’Hypemotard di Gianni, affianco la seconda e finalmente mi attacco anch’io ai freni.

La ruota posteriore si alleggerisce e per un attimo fluttua a pochi centimetri dal suolo, riatterra e la moto scoda: la tengo stretta fra le gambe, vedo la velocità ridursi rapidamente fino a quando non trattengo il respiro, mollo la leva del freno e mi butto in piega, subito prima della Hypermotard dell’amico di Gianni a cui rubo la traiettoria. Tiro indentro il ginocchio per non lasciare una spolverata di menisco sull’asfalto, giro il casco a cercare l’uscita della curva ed il mio primo pensiero è “ecco fatto, sono morto!”.

La curva infatti improvvisamente cambia angolo e chiude bruscamente, col risultato che io, in quarta piena ed al massimo della piega possibile, mi trovo a puntare il guard rail della corsia opposta, dietro cui si affacciano le fronde minacciose di alberi intricatissimi. Non ho il tempo di pensare altro che sulla corsia opposta compare la gigantesca griglia di un TIR che inesorabilmente punta su di me, suonando all’impazzata. “No… ORA sono morto!”.

La scritta con la marca dell’articolato è ormai vicinissima e la traiettoria di collisione sembra proprio che sarà l’ultimo calcolo che farò. In queste circostanze dicono che ti scorra la vita davanti, ma sarà che sono sempre stato un gran pigro, la mia testa mi proietta un breve sunto dei due giorni che mi hanno portato sull’orlo della mia prematura morte e, come al solito, tutto parte da Mr. D.

–   Vieni, prendi una sedia e accomodati

Sulla scrivania di Mr. D, oltre ad un paio di portatili, di macchine fotografiche e decine di chiavette usb con i vari marchi di moto, c’è una cornice con lui e la ragazza ritratti in una qualche località marittima, sorridenti e felici come chi ha da poco, finalmente, trovato la felicità, con un’endurona stradale ed un mare incantato di sfondo. Prendo una sedia e mi siedo vicino a lui, che nel frattempo ha tirato fuori delle chiavi e dei fogli.

–   Tieni. Giù in garage c’è una Ducati Hyperstrada con borse e pieno che devi provare. Compila lo scarico intanto.

Mentre comincio la solita trafila dello scrivere i miei dati sui fogli marchiati Ducati, Mr. D continua con la sua spiegazione, aprendo il programma di navigazione di uno dei portatili.

–   La Ducati Hyperstrada l’abbiamo già provata… vedi?! Quindi non voglio una prova tradizionale. Com’è fatta e come va l’abbiamo già scritto, basta cliccare QUI e si apre l’articolo completo con la scheda tecnica, i voti, la gallery e tutto quello che serve. Quello che voglio da te è che trovi qualcuno con una nuova Hypermotard, ti ci faccia un giro insieme e mi faccia una sorta di comparativa tra il modello normale e la versione “Strada”. Cos’ha di migliore e cosa funziona peggio, quali sono le differenze di utilizzo e di conseguenza chi e perché dovrebbe comprare una Hyperstrada invece che una Hypermotard!

Consegno i fogli compilati e firmati e Mr. D mi dà le chiavi della moto. La Hyperstrada rossa con le sue belle valigie nere attaccate sul posteriore, se ne sta immobile, al centro del garage; un taglio di luce arriva dalle bocche di lupo sul soffitto e bagna la parte anteriore della moto, circondata da miliardi di particelle di pulviscolo che danzano nelle correnti ascensionali create dal raggio solare. A vederla sembra una normalissima Hypermotard con parabrezza, valigie e cavalletto centrale. Do un’occhiata ad un foglio che m’ha lasciato Mr. D con le schede tecniche dell’Hypermotard e dell’Hyperstrada a confronto.

TEST_Hyperstrada_2

Stesso bicilindrico Testastretta 11° da 821 centimetricubici, stessa potenza massima di 110 cavalli a 9.250 giri. Capisco che faccio prima a scorrere l’elenco e vedere solo in cosa differiscano. Con i dati alla mano si capisce subito che, in buona sostanza, la versione Strada differisce solo nelle dimensioni e nell’equipaggiamento, rispetto ad una Hypermotard standard. Interasse più corto, più alta, per via del parabrezza Touring, più larga, per via delle borse, e più pesante di sei chili, per via del cavalletto centrale, del paracoppa motore e degli altri accessori, tra cui anche le maniglie passeggero, parafango anteriore e posteriore maggiorati e due prese di corrente elettrica a 12 volt. La sella Touring, che vorrà dire più morbida, immagino, è anche un paio di centimetri più bassa, cosa che noto subito appena salito e infilata la chiave.

E mo dove lo trovo uno con una Hypermotard?”.

Mentre comincio a ripassare mentalmente la lista dei miei amici possessori di una moto, accendo la bolognese e mi dirigo a prendermi un bicchiere di vino vicino a casa, cosa che se anche non dirimerà la questione, di sicuro sarà un piacevole interludio. Il sole collassa oltre il raccordo anulare, proprio mentre lo percorro, e nell’infrangersi sull’orizzonte spruzza una calda luce arancio su tutto ciò che si può vedere, rendendo più vive perfino le centinaia di macchine che, assieme a me, percorrono la grande arteria capitolina. Sul display campeggia la scritta Urban, segno che sto usando solo 75 dei dei 110 cavalli totali, eppure mi ritrovo ad una velocità ben oltre il limite imposto dal codice ed il parabrezza deflette egregiamente l’aria, senza che l’avantreno si alleggerisca e cominci ad essere ballerino e, soprattutto, consentendomi comunque dei rapidi cambi di direzione. Quando il traffico si dirada, gioco con il comando dei riding mode ed inserisco la mappa Touring, chiudo la manopola del gas e mi ritrovo con la piena cavalleria. Già prima mi sembrava che avesse una buona erogazione, regolare e piena, ma adesso mi rendo conto di quale sia la vera potenzialità della Hyperstrada, almeno credo, visto che non ho ancora provato la mappa Sport.

Metto la freccia ed esco dal raccordo, giro la curva e trovo la consueta fila di macchine. Prendo la misura di quanto sporgano le borse e comincio a destreggiarmi nel corridoio tra le due corsie, ma i miei accessori da viaggio si dimostrano un ostacolo nel traffico cittadino e spesso sono costretto a frenare e aspettare il momento opportuno per superare. Mentre mi appropinquo alla mia enoteca preferita mi soffermo a pensare alle borse: esteticamente sono molto accattivanti e ben integrate al design della moto, eppure non mi soddisfano del tutto. A parte l’essere rallentato nel traffico, cosa ovvia se si hanno borse laterali di qual si voglia foggia, non sono riuscito a farci entrare il mio casco (anche se devo ammettere di avere un bel capoccione, speravo c’entrasse) e la chiusura con la cerniera lampo non mi convince del tutto, ma in effetti non saprei dire perché. Fatto sta che comunque si smontano e montano con la stessa chiave della moto e, tra una riflessione e l’altra, sono arrivato davanti al vecchio Teatro Garbatella, oggi noto come Palladium, di fronte a cui si apre la piazzetta che tante volte m’ha dato rifugio e ristoro. Come mi avvicino, vedo un capannello di persone sulla strada, di fronte all’ingresso. Angelo, il proprietario de La Mescita, esce in quel momento con una bottiglia di champagne, io fermo la moto ai margini del capannello e mi avvio a scoprire cosa si festeggi.

Un’Hyperstrada rossa e valigie nere parcheggiata giusto a pochi metri da una Hypermotard bianca: certe volte la vita sa stupire, cerchi qualcosa e quella subito compare… di solito, però, tali fortune hanno sempre un costo. Attraversato il capannello, infatti, mi sono trovato di fronte a Gianni che, seduto su una Hypermotard nuova, stringeva mani e riceveva pacche sulle spalle.

Angelo e Gianni. Il primo, il proprietario de La Mescita, alto e con le spalle quadrate, qualche pelo bianco a condirgli la barba e un’immancabile camicia di lino, l’altro, Gianni, l’avventore abituale, meno alto, capelli rasati, barba di qualche giorno e un bicchiere come estensione naturale della sua mano, due persone apparentemente molto diverse, ma con una grande passione per il buon vino e per le moto, in comune, nonostante nessuno dei due ne possieda una… ne possedesse. Gianni, infatti, dopo aver letto ogni articolo e ritaglio di giornale sulla Hypermotard, dopo aver girato per concessionari a farsi fare preventivi, dopo un mese di discussioni e disamine, alla fine ha fatto il grande passo e comprata la moto dei suoi sogni è venuto qui a brindare.

“Ma tu guarda che colpo di fortuna” mi dicevo, mentre anch’io mi congratulavo con Gianni e mentre Angelo riempiva i bicchieri degli astanti; ancora non sapevo in cosa mi sarei cacciato. A forza di brindisi e congratulazioni, ci ritrovammo soli noi tre, in piena notte, mentre Garbatella dorme. In quelle ore surreali viene fuori che finalmente Gianni si riunirà ai suoi amici motociclisti, i Garbikers. Un gruppetto di poche moto che tutte le domeniche, con sole o pioggia, parte alla ricerca della curva perfetta.

Sono l’ultimo ad arrivare e l’unico con una Hyperstrada. Gianni e i suoi amici sono al bar, riconoscibili dall’abbigliamento tecnico, mentre le loro tre Hypermotard sono parcheggiate a pochi metri di distanza: a me ne bastava una e invece me ne trovo tre. Ci presentiamo, qualche chiacchiera di rito e subito sono in sella.

–  Partiamo presto, prima che arrivi il caldo. Sentenzia uno degli amici mettendo in moto la carovana. Da subito mi rendo conto che i tre hanno un bel passo. Mentre cerchiamo di lasciare la città, guidano sicuri in mezzo al traffico, lasciandomi spesso indietro sempre per via delle borse troppo larghe. Un po’ di autostrada consente di raggrupparci e viaggiare in formazione, neanche fossimo sponsorizzati dalla Ducati.

Quando andiamo veloci, il parabrezza rende la mia vita ben più facile della loro, anche se non danno a vederlo, mentre sulla potenza siamo tutti lì, tutti in mappa Touring, tutti ad armi pari. Quando invece usciamo ad Avezzano, per inoltrarci nelle strade che percorrono le gole della zona, ricomincio a tribolare, fino a che non ci fermiamo per una sosta caffè, nella quale, parte un’interessante conversazione tra i tre.

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–  Certo anche l’Hyperstrada non è mica male… avete visto lui, quando davamo il gas, come stava riparato?
–  Eh si… il motore è quello… certo, però…
–  Cosa?
–  Bè, che essendo così simile alla Hypermotard, non è poi così turistica… se vuoi viaggiare ti fai la Multistrada
–  Vabbè, ma quella costa molto di più, ha un motore 1200, paghi più bollo e assicurazione

–  Si, ma hai le sospensioni regolabili elettronicamente, è più stabile

A questo punto interviene pure il terzo

–  Scusa, ragiona… la Hyperstrada costa sui 13.000 euro, se non sbaglio, un millecinquecento euro in più della nostra, la Multistrada, se prendi la S Touring, quella che dici tu, ne costa quasi 20.000. Magari con quella ci viaggi stracomodo, ma con questa ti diverti come con una Hyper… meno chili, meno sforzo, soprattutto meno soldi…
–  Sul piano economico non posso darti retta, però la comodità è importante in viaggio

“L’avvocato” della Hyperstrada si gira verso di me e mi si rivolge direttamente.

–  Tu hai viaggiato scomodo?

Faccio segno di no con la testa, lui prosegue

–  Lo vedi?! E poi dai: chi non ha mai fatto un viaggio con qualche motoretta improbabile, carico come un mulo, con totem di zaini legati sulla sella del passeggero e borse serbatoio così grosse da appoggiarcisi mentre si guida?! Questa invece, quando togli le valigie, è una bicicletta con 110 cavalli.

Interviene Gianni per la sintesi:

–  Vabbè, possiamo concludere che se vuoi uno status symbol o ritieni la comodità una caratteristica imprescindibile, e se c’hai i soldi, ti fai la Multistrada, se invece ne fai un utilizzo più quotidiano, ti piace viaggiare, ma sai adattarti e l’adrenalina conta più della comodità, allora l’Hyperstrada. Adesso però ripartiamo, che dite?

Neanche ha finito di parlare che già si sono infilati il casco e si apprestano a partire, mentre io vengo folgorato da una grande idea: scorgo vicino a noi delle piante molto rigogliose, una specie di esplosione verde dove nascondere, in quattro e quattr’otto, le borse laterali. Si smontano facilmente e quasi le lancio tra le foglie verdi, ma non sono comunque abbastanza veloce ed il gruppetto è già ripartito. M’infilo casco e guanti, accendo la moto e parto con decisione, talmente tanta che invece di imboccare il varco sul marciapiede per immettermi in strada, taglio una ciclabile, impenno e scendo sull’asfalto con una ruota sola, neanche fosse una foto pubblicitaria.

Mi ritrovo ad uscire dalle curve con lo sguardo che cerca gli stop dei miei compagni di gita, ma ogni volta mi aspetta solo un altro tratto deserto, prima di un’altra curva. “Ma che diavolo, si sono teleportati?! Sto a manetta…”, penso e finalmente scorgo, per una frazione di secondo, la coda della moto di Gianni che sparisce dietro ad un costone di roccia, mi schiaccio ancora di più sul serbatoio e continuo l’inseguimento. Esco dalla curva e vedo di nuovo la moto di Gianni sparire alla fine di un lungo rettilineo: ora non penso ai consumi, mi serve solo potenza, quindi perdo qualche secondo a cambiare Riding Mode da Touring a Sport, lascio la manopola dell’acceleratore fino a che non compare sul display la nuova mappa e ricomincio a dare gas. Ci vogliono altri 3 o 4 curvoni per riuscire a riprenderli, alla fine riesco ad arrivare all’uscita di una curva lanciatissimo, ormai sono a due o trecento metri da me: tengo aperto. Li vedo raddrizzarsi e attaccarsi ai freni prima della curva a destra che sta arrivando, io invece tengo aperto, mi allargo a sinistra, stando sulla riga di mezzeria, sfilo l’Hypemotard di Gianni, affianco la seconda e finalmente mi attacco anch’io ai freni.

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È così che finisce il mio flashback, oramai ho questo grosso camion che sta arrivando da destra, la sua ombra oscura la luce, davanti a me il guard rail e le cime degli alberi e lì accanto noto solo adesso un’apertura nel guard rail e un sentierino che scende nel bosco: “se non fossi finito schiacciato come un moscerino sul vetro di questo camion, magari mi sarei salvato nel sentierino” penso chiudendo gli occhi, pietrificato, in attesa della fine. I secondi diventano ore, il buio sembra non finire mai, sento le trombe del camion che urlano furiose, il rumore tipico di un articolato che inchioda, con quattro delle sei ruote bloccate che pattinano sull’asfalto stridendo, attendo uno “Splatt”, invece sento un urto al posteriore ed un semplice “Stock”.

Riapro gli occhi giusto in tempo per raddrizzare la moto e infilarmi nel sentiero, alzandomi sulle pedane, peso indietro, schiacciando il freno posteriore come fosse la testa di una vipera e controllo la moto che sbanda e scoda fino a che un cespuglio ferma la mia corsa e fa sì che mi ritrovi sdraiato tra sterpi e foglie ad un paio di metri davanti alla mia moto, quasi dritta, piantata profondamente nel cespuglio. Le mani si muovono, i piedi pure, sposto leggermente la testa a destra e sinistra e, rendendomi conto che sembrerebbe tutto a posto, benedico il paraschiena e le protezioni tutte. Riesco finalmente a tirar fuori la moto dal cespuglio proprio mentre i GarBikers scendono a piedi per il sentiero urlandomi se sto bene. Ciuffi d’erba e rami verdeggianti escono da qualsiasi pertugio della moto, la freccia posteriore destra penzola morta, attaccata al resto della moto solo per il filo, evidente vittima della collisione col tir, un paio di graffietti sul parafango anteriore e niente più.

–  Ma non lo sapevi che quella è una curva a raggio variabile?! C’hai passati che parevi indemoniato, per noi eri già morto

Dice uno dei tre, a cui fa subito eco Gianni

–  Davvero, me l’hai fatta fare addosso… abbiamo visto il camion che ti “sbocciava” e poi sei sparito… hai più… fortuna che anima, tu!
–  E le valigie? Che fine hanno fatto?

Le valigie! Ci manca solo che me le rubino, meglio che torni subito a prenderle, finché la fortuna gira bene. Così senza dire nulla, di nuovo come fossi posseduto, risalto in moto e riparto, faccio cenno a Gianni che ci si vede dopo a Garbatella e riparto a cannone, pregando che le valigie siano ancora lì.

Attenzione: tester professionista su strada chiusa al traffico

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Da:            Mr D.
Oggetto: Ducati Hyperstrada
Data: 11 giugno 2014 16.46.37 GMT+02.00

Ancora una volta vedo che qualcosa è andato storto. La freccia te la scalo dalla paga dell’articolo, ma mi rimane ancora un quesito: mi spieghi come diavolo è possibile che le borse laterali puzzino in quel modo di urina di gatto?!?!?! Si può sapere che ci fai con le moto della redazione, tu? Possibile che riesci ad essere sempre bislacco?!?! Mi auguro di capire che diavolo tu abbia combinato leggendo l’articolo e, soprattutto, mi auguro che ci sia quel paragone con l’Hypermotard che t’avevo chiesto. E vedi di sbrigarti che come me lo spedisci, pubblico!

Ciao

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8 Comments

  1. Pierluigi Facchetti

    2014/06/12 at 4:42 AM

    ….ho letto l’articolo, ho visto le foto, tolto il fatto che tirare con una moto che non si conosce é da co……., da motociclista abruzzese, vi dico che sono stanco di vedere ragazzi di roma andar via in ambulanza o peggio rimanere sull asfalto xchè le ns strade sono piene di curve, ma tante tante sono insidiose, oppure xchè il fondo é veramente sconnesso. A roma c’è vallelunga x i pruriti, qui fate le curve a 80 e godetevi il panorama se la strada non la conoscete. Saludos

  2. Pianeta Riders

    2014/06/12 at 6:52 AM

    ciao Pierluigi, hai perfettamente ragione e ti quoto in pieno.
    Ora, lungi da me voler difendere “il Ragazzo nuovo di Pianeta Riders”, autore del racconto, di per sé un tipo indifendibile ma… come vedi dal titolo… in effetti proprio di un RACCONTO si tratta. Racconto dove, però, la moto – con le sue caratteristiche e qualità – è analizzata in maniera assolutamente fedele, come se fosse un TEST. In pratica, come in un romanzo storico, dove personaggi di fantasia vivono una realtà storica assolutamente fedele, ricostruita alla perfezione.
    Detto ciò, un testo come questo, non stretto tra le maglie del semplice articolo giornalistico, esubera, spazia e mette in scena comportamenti di vita vissuta che – direttamente o per averli visti messi in opera da altri – riguardano la vita e le vicende di ogni motociclista. Un risultato che “il Ragazzo nuovo di Pianeta Riders” ha a quanto pare raggiunto, visto il modo in cui ha scatenato le stigmatizzazioni contenute nel tuo ottimo commento. E in ogni caso, la prossima volta che mi porta un moto conciata il quel modo, lo caccio a pedate 😉

    Saluti

    Mr D

  3. Vittorio

    2014/06/12 at 11:45 AM

    Ma la comparativa sarebbe che se usi un hyperstrada per superare un hypermotard devi rischiare di ammazzarti?

  4. Spencer

    2014/06/12 at 12:16 PM

    test fuori dagli schemi. decisamente più un racconto. Ma da possessore di hyper confermo tutto quanto “provato” dal tester 🙂

  5. lorenzo carboni

    2014/06/12 at 3:34 PM

    mi auguro davvero che si tratti solo di un racconto 😀

  6. Zeno Lucchetti

    2014/06/13 at 1:51 PM

    Si tratta di un racconto apparentemente fantasioso….la situazione vissuta dal nostro eroe si ripete quotidianamente quando emulazione,rivalità tra riders scatenano scenari di estrema pericolosità..c’è sempre il fuggiasco……

  7. Diana

    2014/06/14 at 12:04 AM

    Bello!

  8. Davide

    2014/08/01 at 5:30 PM

    Volete leggere il mio “test” dell’Hyperstrada dopo aver provato l’Hypermotard all’Hot Prospect in Borgo Panigale?

    Store Ducati Monza, 18 aprile 2013

    “WAAAAAABRROOOOAAAHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!
    COS’E’!?!?!?!? Un missile???? Un treno???? Macché!!!! E’ L’HYPERSTRADA!!!!!!
    Sgasi, e li capisci tutto, che il quattro valvole non scherza! Altro che terminchioni, lo scarico è brutto come la fame ma urla e scoppietta come un camionista alla festa del borlotto in umido!!! Sali in sella, ALTA, boia… di più… ALTA E COMODA! E’ una moto da stivaletto col tacco, mica le naik… Manubrio largo che ti pare di abbracciare un san bernardo! E GAAAASSSS!!!! Frizione a cavo che ti ci potresti impiccare dalla gioia! Chi ha nostalgia della frizione idraulica è un masochista con l’avambraccio duro da pippaiolo profescional! Pensi di tirare la frizione e l’hai già fatto con una falangina del mignolo! MORBIDA?? Un purè di patate biologiche!! Tre mappature, touring, urba e sport. Pigia il tasto e sbatti dentro la mappatura SPORT, diobono-sei-un-uomo-o-cosa!? 110 purosangue con il peperoncino nelle vene! Prima, seconda, terza lo scarico ti urla SPALANCA CANAGLIA!! Il motore allunga come un pazzo che non conosce un domani!!! GODI!! Freni, pesti abbestia, la moto s’intraversa come quando ti scappa il piede nella doccia e finisci culo all’aria, ma GODI! Abiesse e trakscioncontrol non sai nemmeno cosa sono!! FORCELLA A PACCO ma hai un manubrio che pare la leva per girare la polenta al raduno degli alpini e tieni tutto sotto controllo!! Scali, stacchi, butti giù e lei sta lì come una granfigona bionda sdraiata che ti implora di scannarla come ti pare, SI-FAFARE-TUTTO! E poi di nuovo GASSS, seconda di frizione e diventa un telescopio puntato verso il cielo e scopri pianeti che manco Galileo sapeva……….. Il cupolino alto ti fa da lente e ti brucia il cavallo dei pantaloni, così t’incazzi e ne dai ancora di più!!! Tanto ne ha la maledetta…….. Velocissima, quarta quinta e sei a mach 2, lasciastarelasesta che sei già a 210 e hai le guance che fanno grlbrorbnrlagrblnlnblob!!! ma vuoi di più, butti la sesta, la prendi per le corna e la tiri giù nel curvone della Rovagnati e ziocantante vedi i prosciutti che si affettano e ti applaudono!!! Testa dietro il cupolino e vedi 220……… l’unico pensiero è FRENAAA, sesta-seconda, rotonda e GODIIII!!!!! Machevelodicoafare?!?! Si va beh, 821cc, solo 110cv… C’hai il grano?? C’hai il manico?? E fatti la Multistrada allora!! Che pesa 30 zucche in più e c’ha i cavalli di una superbike, che alla prima manata di gas ti stracci le mutande e cacci fuori gli occhi come nell’ultimo capodanno quando hai detto che non avresti bevuto e invece se finito con la testa nel cesso… Con questa la manetta la giri TUTTA! Zero scuse… STAI MALEE!! PROVATELA ZIOCANTANTE!!! E lasciate le valige a casa che tanto quando cazzo le userete!? Per andare al WDW2014?? CERRRTOOO!!!!”

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