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Ducati 125 Desmo Barcone: sulle tracce del mito

(articolo di Bianca Lombardi)


Barcone era il nome che veniva affidato a quelle moto i cui telai erano instabili. Il primo Barcone fu un prototipo della Marianna 100. Svergolava talmente tanto che Farnè, quando ritornò dal collaudo sulla Persicetana, disse che oscillava proprio in un modo simile ad un barcone. Un altro Barcone fu la Ducati 175 bicilindrica guidata da Tartarini al Motogiro del 1957; ma il vero “Barcone per eccellenza”, rimane la prima moto per gare su circuito motorizzata con il “pompone”.

Nata nel 1956, debuttò il 15 luglio dello stesso anno sul circuito svedese di Hedemora dove vinse pilotata da Gianni Degli Antoni. Due anni dopo, nel 1958, la 125 Desmo venne affidata a piloti come Bruno Spaggiari, Alberto Gandossi, Romolo Ferri, Luigi Taveri, Dave Chadwick e Sammy Miller, che parteciparono al campionato italiano 125 seniores, vinto da Spaggiari; e a quello mondiale chiudendo alle spalle della Mv Agusta.  Il Barcone si rese protagonista di gare come Monza e Imola, dove nei primi cinque posti della classifica brillavano ben cinque piloti Ducati.

Nel 1959 Mike Haillwood iniziò la sua carriera agonistica vincendo con questa moto nell’ Ulster. La 125 Desmo aveva un motore a sei marce invece che a cinque e un nuovo telaio per il propulsore desmodromico. Allungando i carter e il telaio, aumentarono le sue dimensioni e ciò fu un’ulteriore causa di tale appellativo. Inoltre questo tipo di telaio, adattandosi solo ai circuiti veloci, richiedeva una guida pulita da parte del conduttore. Tutti i piloti ne preferivano il vecchio modello ad eccezione di Spaggiari che, convalescente dall’ incidente di Alessandria, aveva passato molto tempo nel reparto corse a “cucirsela addosso”.

Furono realizzati quattro esemplari di questa Ducati a sei marce. Nel 1958 le Ducati 125 Desmo che parteciparono al Gp delle nazioni unite di Monza furono: due Barconi per Spaggiari, più una a cinque marce; due esemplari a cinque marce per Gandossi; quella bicilindrica di Villa e le singole, sempre a cinque marce, di Chadwic e di Taveri arrivate rispettivamente quarta e quinta. Ma di questa moto presto se ne persero le tracce. Al Gp di Hockenheim dell’ anno successivo, la moto fu cercata invano senza trovarla, sia in fabbrica che sul camion del reparto corse. Una desmo cinque marce fu data in seguito a Taveri senza assistenza a causa della difficile situazione economica che affligeva la Ducati in quel periodo, e che la costrinse, nel giro di poco tempo, a lasciare tutti i suoi piloti liberi. Nel 1960 una di queste moto entrò a far parte del parco moto di Mike Hailwood. La moto ceduta ad Hailwood fu venduta negli U.S.A. ad un collezionista che poi la rivendette a sua volta ad un’ altra persona. Ma la prima, quella data a Taveri, rimase in Ducati e con questa moto Farnè disputò le prove della coppa d’oro a Imola nel 1961 mentre nella gara dove vinse, utilizzò quella a cinque marce. Nel 1962 la moto fu ceduta al concessionario francese Garreau, che la riporta alle competizioni affidandola nello stesso anno e in quello successivo ad Enric Offenstadt.

La moto rimase in esposizione dal concessionario fino al 1969 per poi essere venduta ad un collezionista francese che l’ha conservata in un garage per quasi quarant’anni all’insaputa di tutti. La 125 esposta nel Museo Ducati è senza dubbio il Barcone con cui Bruno Spaggiari vinse a Monza nel 1958. E’ stata riconosciuta da lui stesso per le modifiche apportate, sotto sua volontà, alla leva del freno posteriore, dal modo in cui si innestano le sei marce, ma principalmente dalle piastre triangolari della forcella realizzate in un pezzo di lamiera stampata e tagliata dentro il reparto corse su direttive dell’ ingegner Taglioni. Questa è la vicendadi una moto da corsa eccezionale che ha fatto grande e ricca di successi la storia agonistica della Ducati.


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