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Intervista a Roberto Locatelli: il motociclismo italiano riparte da qui

(intervista di William Toscani)

Dopo aver incontrato Ezio Gianola, col quale abbiamo iniziato un interessante discorso sulla situazione del motociclismo in Italia (QUI l’intervista), abbiamo voluto approfondire la questione scambiando due chiacchiere anche con un altro personaggio impegnato nell’importante progetto di rilancio col Team Italia: Roberto Locatelli.

Allora Roberto, da un anno sei coinvolto in questo bel progetto del Team Italia a tutti gli effetti. Le tue considerazioni ed aspettattive da questo programma…

Lavorando e collaborando con il Team Italia, a distanza di un anno posso dire che ci sono tutte le premesse per realizzare un sogno, che è il mio e di quelli che lavorano a questo progetto (vedi Gianola o Migliorati)

Questo è un progetto che si pone l’obbiettivo di far crescere i ragazzi, formarli, non nesessariamente vincere, ma farli diventare professionisti a tutti gli effetti. La gente che lavora a questo progetto gli sta vicino li supporta tecnicamante psicologicamente per ogni dubbio incertezza che possono avere nei loro primi passi.

Cos’è cambiato, nell’approccio al motociclismo, inteso come sport, nei ragazzi di oggi rispetto alle vecchie generazioni.

Intorno allo sport del motociclismo oggi, ci sono delle evidenti differenze rispetto al passato, a cominciare da quello che ci si trova davanti nella vita intesa come società dei nostri giorni.

Oggi, rispetto al passato, i ragazzi hanno molte più distrazioni (es. Facebook, per citarne una), che li portano un po’ a non essere concentrati sugli aspetti pratici della vita come lo sport inteso come professione. In tempi passati un giovane pilota era concentrato esclusivamente sulle moto e le corse, in ogni momento della giornata. Il nostro lavoro consiste nel portarli come mentalità a ragionare fin da subito come i professionisti. Seguendoli negli allenamenti oltre che nelle fasi di gara, ma senza vietargli nulla, lasciando che vivano da giovani come giusto che sia, ma cercando di limitare alcune situazioni non costruttive per una vita da professionisti.

La generazione di piloti italiani “vincotutto” è ormai al tramonto. Sono rimasti in pochi a tenere alto l’onore. Ora la Spagna è all’apice. Il ciclo normale delle corse?

Sicuramente è un ciclo che si è chiuso. Ora è il momento della Spagna, ma noi non siamo esenti anche da colpe. Per 20 anni ci siamo cullati sui nostri fenomeni, ma non abbiamo ben recepito le carenze a livello di giovani talenti che covavano sotto. Noi dobbiamo metterci il nostro per rinascere: a livello di piloti, di organizzazione di categorie formative.

In questi anni il motociclismo italiano ha avuto una visibilità senza precedenti, con ascolti televisivi degni del calcio e della F1. Non c’è il timore che questa carenza di campioni, oltre ad un Rossi che sembra aver vissuto ormai gli anni migliori, possa sottrarre risorse finanziarie anche per progetti come il vostro del Team Italia?

Uno come Rossi ha fatto bene a tutto il motociclismo, non solo italiano, ma in tutto il mondo. Lui ha portato un grande interesse da parte delle aziende, che hanno investito. Ma parliamo in molti casi di aziende extra settore che vedevano in Rossi un ottimo traino, per le quali era conveniente spendere tanto per Vale piuttosto che spendere per dieci piloti. Quindi direi che a livello di risorse finanziarie ha portato benefici soprattutto a Rossi. Quello di cui hanno usufruito tutti, piloti e squadre, è soprattutto l’interesse, l’interesse televisivo, anche se non ha portato poi molto in termini finanziari. Quindi diciamo che non è cambiato molto per gli altri piloti rispetto a prima. Le risorse che avevamo prima sono più o meno le stesse di oggi, andiamo avanti con le nostre forze, con la passione la competenza e l’apppoggio della federazione.

Come valuti l’attuale Moto2 e le future Moto3 e CRT: riusciranno a catalizzare l’attenzione del pubblico e a lanciare i giovani talenti?

CRT, come la vedo io, serve più a riempire le griglie per dare migliore immagine televisiva. Per moto2 e moto3 dobbiamo capire che è finita un’era quelle delle due tempi, facciamocene una ragione e ragioniamo su quello che abbiamo. Bisogna guardare avanti con quello che ci propongono e ci dicono di usare. Quello che abbiamo lasciato era bello, ma se chiusa un’ era, quello che abbiamo non possiamo dire che sia brutto. Dobbiamo prenderlo com’è e fare in modo che diventi bello.

2 Comments

  1. Raoufi

    2012/02/23 at 10:06 AM

    Io sono appassionato del motociclismo e desiderirei che questo sport diventi seguito dai giovani come il calcio

  2. Pingback: La vittoria di Fenati a Jerez e le nuove leve del motociclismo pronte a rimpiazzare i "vecchi": l'Italia s'è desta? | Pianeta Riders

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