Con l’attuale ZX-10R la casa di Akashi ha voluto estremizzare il concetto di ipersportiva. Linee tese ad esaltarne l’aggressività e, soprattutto, prestazioni da record: 200 cv per 198 kg.
Più cavalli che chili! E alzino la mano quanti di voi non ne sono stati subito attratti e non hanno desiderato averne una nel proprio garage. Pochi, penso. Ma alzino la mano anche quanti di voi, dopo una prima funambolica esperienza in sella alla “verdona”, hanno dovuto ricredersi e ristabilire le giuste distanze. Perché la ZX-10R è “maledettamente veloce”. Del resto, l’intenzione della Kawasaki era ben chiara fin dall’inizio: realizzare un’ottima base su cui lavorare per affrontare, ai vertici, il mondiale Superbike e riportare ad Akashi quel titolo che manca ormai da vent’anni. Era infatti il 1993 quando Scott Russel e la ZXR 750 R si aggiudicarono l’iride delle derivate di serie. E visti i risultati che sta ottenendo Tom Sykes, potremmo dire che l’obiettivo è stato raggiunto.
Ma la ZX-10R può rivelarsi una belva difficile da domare. Perché farsi prendere la mano è fin troppo facile e, per chi non è abituato a gestire simili potenze, il gioco può farsi assai duro. Per certi versi ci ricorda la prima versione, quella del 2004: la stessa rabbia, la stessa sensazione di sentirsi “sparati” ad ogni colpo di gas. Rispetto ad allora, però, ci viene in soccorso l’elettronica. Il “Traction Control”, abbinato alle 3 mappature della centralina, svolge egregiamente il suo lavoro e ci facilita un po’ la vita. Avremmo però preferito una migliore risposta, meno “sporca”, ai bassi regimi, perché avrebbe permesso un’erogazione meno appuntita e più lineare… ma ricordiamoci che siamo pur sempre seduti su un “mostro” da 200 cavalli che ama girare alto.
Come detto, i tecnici Kawasaki hanno lavorato per ottenere una moto che fosse competitiva già nella versione standard. Il telaio, un’autentica scultura in alluminio, così come il forcellone, è molto compatto, e le dimensioni generali della moto risultano molto simili a quelle della più piccola 600, rispetto alla quale pesa appena 6-7 kg in più. La forcella anteriore BPF (con regolazione del precarico in basso e dell’idraulica in alto) trasmette una grande sicurezza e fornisce alla moto un’eccellente stabilità anche sui tratti molto veloci. E il monoammortizzatore posteriore non è certo da meno. Ottimo anche il lavoro svolto dall’impianto frenante e dalla frizione antisaltellamento che, anche nelle staccate più violente, non entrano mai in crisi e permettono al pilota di inserirsi rapidamente in traiettoria.
Agilissima nei veloci cambi di direzione, la sensazione è che la ZX-10R scenda in piega molto rapidamente, ma richieda una leggera pressione sui semimanubri per mantenere la corda. È in uscita dalle curve, però, quando si spalanca il gas – e non senza una certa apprensione – che la maxi di Akashi offre il meglio di sé. Tutto sale molto rapidamente – molto più dei nostri pensieri – i giri, la velocità, l’adrenalina e… l’avantreno, che di stare incollato al suolo non ne vuole proprio sapere. Una piacevole sorpresa ci arriva anche dalla posizione in sella, sportiva ma non troppo sacrificata, ed in grado di ospitare piuttosto agevolmente piloti di tutte le taglie.
I prezzi: 16.120 euro per la versione standard, 1.000 euro in più per quella con ABS.
[box_dark]Kawasaki ZX-10R in Sintesi
MI PIACE
- Linea aggressiva
- Motore potente
- Maneggevolezza
NON MI PIACE
- Risposta ai bassi regimi
- Cambio un po’ ruvido
Pianeta Riders
