Nera e cattiva. La 883, nella versione Iron 2012, mette in mostra un temperamento prepotente discostandosi dalla classica Sportster. Motore sabbiato nero, poche cromature, tanta sostanza. E in sella ci si diverte davvero.
Piccola, minuta, ma con grinta da vendere. La 883 di Casa Harley-Davidson, nella irriverente variante Iron, cambia completamente faccia e si fa il broncio. Tanto black per un look davvero sfacciato che la fa sembrare più “prepotente” di quanto in realtà sia. Le cromature sono state rimpiazzate da una verniciatura che richiama il colore del ferro, da qui la denominazione Iron: teste, cilindri e coperchi valvole sono, infatti, verniciati a polvere nera. La speciale colorazione optional “a fuoco e fiamme”, denominata “Flame Shiny Side Up Silver”, alimenta poi ulteriormente il caratterino della baby HD, tra le più gradite dai biker italiani. Sono 381 le unità vendute tra gennaio e maggio. 19° posizione assoluta tra le due ruote più apprezzate nella penisola, seconda nella categoria solo alla compagna di listino HD XL1200X F.E.
Da ferma: tanto fascino e una cascata di accessori
La sensazione, guardandola da vicino, è di compattezza, essenzialità, cura dei particolari. Per di più, la versione fornitaci da Harley Davidson Italia è provvista di tutta una serie di accessori che ne incrementano considerevolmente il fascino, la grinta… e anche il prezzo. Ora, prendete un respiro profondo e provate a leggere tutto d’un fiato la lista di accessori installati su questa Iron in prova: verniciatura speciale Flame Shiny Side Up Silver, kit paracalore forato cromato Screamin’ Eagle Buckshot, cavi gas, cavi frizione, tubo freno, specchietti Edge Cut. E ancora manopole, pedalini poggiapiedi e poggiapiedi passeggero – accoppiati al Kit montaggio pedalini poggiapiedi passeggero – e pedalino leva cambio tutti della linea Silencer. Non è mica finita qui. C’è il tappo serbatoio ad incasso cromato, la sella Badlander, il clip sella e per concludere il kit filtro aria Stage I Sportster – Screamin’ Eagle. Siete in debito d’ossigeno?
Insomma, agghindata in questa maniera, è davvero un bel vedere e vien difficile resisterle. Anche uno che la domenica la passa afferrando semimanubri e grattando saponette tra i cordoli farebbe fatica. Il prezzo, fissato a 8.900 senza accessori, può facilmente lievitare di altri 4.345,51 €, tenendo in considerazione tutti gli accessori precedentemente elencati. Spiccioli? No Riders, ma il risultato gratifica parecchio.
Curata e rifinita, abbiamo detto, perché anche l’occhio vuole la sua parte. Pochissima plastica, giusto per coprire i pochi cablaggi presenti. Il resto è metallo, alluminio e leghe “pesanti”, come da tradizione HD. Una linea azzeccata, minimal, armonica che piace e distrae chi, passeggiando, la vede sfilare davanti ai propri occhi; la Sportster è, tra l’altro, una delle moto più apprezzata dal gentil sesso, e non mancheranno le occasioni in cui vi lanceranno occhiate ammiccanti nel vedervi scorrazzare su di lei. Bisogna, però, capire a chi sia indirizzato lo sguardo: alla splendida 883 nella versione Iron o al rider che la cavalca in quel momento? Non è importante!
Il cuore della Sportster da 883 cc raffreddato ad aria è una vera rock star. Le poche cromature, come il copriaste comando valvole, gli donano tanta raffinatezza ed eleganza, mentre le superfici scure “incattiviscono”. E poi gli splendidi “Shorty”, il doppio scarico sfalsato e gemellato che si snoda sul lato destro della moto dalla quale fuoriescono i battiti di uno dei più famosi bicilindrici a V di 45° made in Milwaukee. E se i cerchi a raggi sono da sempre stati un must in HD, la Iron predilige un massiccio 13 razze in lega di alluminio, rigorosamente nero, che infonde più solidità e sostanza al mezzo. Ma stiamo ancora parlando? Basta chiacchierare, ora montiamo sella, si va.
In sella: qualità e quel comfort che non ti aspetti
Ci siamo. Finalmente possiamo toccare con mano la proverbiale qualità HD. Misurata, fine, anche se nulla è lasciato al caso. La cura percepita è assai elevata. Belli e ordinati i blocchetti elettrici; essenziale, ma ottimamente rifinita, la strumentazione che consta di un tachimetro a sezione circolare sempre chiaro e leggibile accoppiato alle classiche spie di segnalazione. Non serve altro per scorrazzare su strada con questa bimba.
La seduta è di quelle che non ti aspetti. La sella pare scavata e modellata per accogliere al meglio il pilota, diversamente da quanto succede sul sellino posteriore, un trapuntino davvero tosto che metterà a dura prova il fondoschiena delle vostre zavorrine – si ricorda che la moto di serie nasce monoposto.
Le braccia sono distese e afferrano il largo manubrio sul quale si raggiungono con estrema naturalezza tutti i comandi. L’unica difficoltà si incontra nel mettere la freccia destra quando si ha il gas ancora in mano. Piccolezze – qui i comandi per azionare gli indicatori sono separati. Infine le gambe, piegate comodamente e leggermente allungate in avanti, possono muoversi in piena libertà senza che il minuto e tondeggiante serbatoio da 12,5 litri possa infastidirle.
Lo sapevate che sulla Iron c’è l’antifurto ed è anche di serie? un telecomando inserisce e disinserisce automaticamente l’antifurto quando ci si avvina o ci si allontana dalla moto. La cosa migliore è tenere il telecomando in una tasca del giubbetto o dei pantaloni – e non nello stesso portachiavi della moto – in modo che possa svolgere il suo lavoro e che nessun altro possa avviare la moto pur in possesso delle chiavi. Certo che fa strano sentire “beep beep” una volta tolte le chiavi dal quadro.
Circuito elettrico in modalità “run”, leggera pressione sul tasto “start” e il bicilindrico comincia ad emanare note gravi e piacevolmente vibranti che si propagano dolcemente su tutto il corpo senza infastidire. I tipici gesti del passato soggiornano oramai nella testa dei nostalgici della cara e vecchia alimentazione a carburatori. Dal 2007, infatti, la nuova unità Evolution si equipaggia di iniezione elettronica sequenziale ESPFI, facendo da spartiacque con la filosofia old school della casa di Milwaukee.
In marcia: la pace dei sensi
Giù la prima. Un bello “stoc” meccanico accompagna il gesto e fin da subito capiamo che innestare i rapporti sarà un evento piuttosto “rumoroso”. La frizione burrosa si lascia maneggiare mentre l’acceleratore comincia la sua rotazione. Il feeling è immediato e bastano veramente pochi metri per entrare in sintonia con il mezzo.
Ci muoviamo tra le vie trafficate di Arese, sede di Harley Davidson Italia, Direzione Bergamo. Il flusso di auto si fa via via più intenso, ma in sella alla 883 Iron diventa facile destreggiarsi tra le auto in colonna e il caos cittadino. I 260 kg in ordine di marcia sono ben distribuiti; baricentro basso, manubrio largo e ampio angolo di sterzata rendono il gioco ancora più divertente, il tutto sostenuti da una risposta del gas dolce, ma anche in grado di regalare sempre ottimi spunti. E nel frattempo le vibrazioni diventano parte di te, attenuate solo dai supporti elastici introdotti da qualche anno sulla gamma HD.
Siamo in prossimità dell’imbocco dell’autostrada A4 ed è qui che la Sportster Iron mette in mostra i suoi maggior difetti. In primis, nel ritirare il biglietto al casello, ci accorgiamo che non è mai facile trovare la folle al primo colpo. Nonostante ciò, il cambio si è sempre dimostrato preciso negli innesti, anche se si richiede sempre un po’ di decisione col piede. Dobbiamo ammettere che, dopo aver macinato un po’ di chilometri e acquisito più sensibilità con il cambio, la situazione è decisamente migliorata! La sbarra si alza e davanti a nostri occhi una spianata d’asfalto interminabile ci consente di testarne le doti di accelerazione. Ruotiamo prepotentemente la manopola del gas e sgraniamo le marce: vogliamo stressarlo come si deve questo propulsore!
Se la spinta ai bassi, nell’impiego urbano, ci aveva impressionato assai positivamente, il bicilindrico a V mostra qualche limite, al contrario, in allungo. Certo, non ci aspettavamo chissà quale proiezione in avanti ma visto il buon debutto, speravamo in qualcosina in più. All’aumentare della velocità, le good vibrations si fanno sempre più presenti. La Iron, inoltre, in autostrada è risultata sensibile ai movimenti d’aria generati dai grossi camion che, uniti alla protezione aerodinamica praticamente nulla, suggeriscono un’andatura tranquilla, senza il pericolo di sforare i limiti imposti dal codice della strada. Lo sguardo da duro che ti viene spontaneo, e l’impostazione in sella, nel frattempo, ti danno l’aria del biker imperturbabile, forte, coraggioso, cui poco importa delle vibrazioni e dei vortici d’aria… ti senti un duro, insomma!
Riders non scordiamoci che stiamo pur sempre parlando di HD. Moto toste, maschie e cazzute.
Imbocchiamo l’uscita Capriate e ci avventuriamo su una strada secondaria ricca di destra-sinistra. Ed è qui che emerge la vera anima di questo mezzo. Il piacere di guida riemerge immediatamente. Tra le curve, cominciamo ad accorgerci di quanto sia gustosa e poco impegnativa questa baby roadster. Basta un niente per inclinarla e cambiare direzione, con le sospensioni che assecondano al meglio i trasferimenti di carico. Scordatevi il tipico pif-paf, ma la danza tra le curve è più appagante di quello che si possa immaginare visto il segmento d’appartenenza. La sua indole “aggressiva” si desume maggiormente dalla taratura hard del comporto sospensioni che ci persuadono a rimanere lontani da buche e sconnessioni.
La voglia di macinare km è sempre più forte, anche perché in sella – come detto – ci si sente davvero a casa. Giunti a destinazione decidiamo così di approfondire la conoscenza poggiando le ruote sulle tortuose strade a cavallo tra la Val Brembana e la Seriana.
I 70 Nm di coppia offerti sono sufficienti per affrontare al meglio curve e tornanti senza la necessità di tartassare il cambio. E’ bello pennellare curve con dolcezza e armoniosità. Si disegnano linee tondeggianti, mentre la piccola unità fa il suo dovere quando si esce dalle curve, senza scalciare, né strappare, ma offrendoti sempre la spinta giusta. Le riaperture sono sempre “misurate” e piacevoli, mai brutali, anche quando si esagera un po’ col comando del gas. Va detto che a volte non dispiacerebbe avere a disposizione qualche cavallo in più, ma la piacevolezza di guida prende il sopravvento.
Proviamo ad alzare un po’ il ritmo. Tutto sulla HD funziona bene, anche il disco singolo anteriore, accoppiato ad una pinza a due pistoncini, che a un primo sguardo da l’idea di essere un po’ sottodimensionato. Sì, la leva va stretta con decisione ma il mordente infonde sempre buona fiducia anche nelle situazioni più critiche. Non dimenticativi dell’esistenza del disco posteriore poi, che qui risulta essere di fondamentale importanza. La sua collaborazione è ben gradita e permette di frenare in spazi ancora più ridotti.
La piega è un gesto spontaneo, naturale. Attenzione però a non farvi prendere troppo la mano, le pedane sono a portata d’asfalto e lo “sgrat” potrebbe divenire un motivetto un po’ antipatico. E mentre tu pensi a curvare il propulsore frulla regolare e costante. Non ha una schiena eccezionale ma è sempre lì, a dar man forte, anche quando il numero di giri rasenta il minimo. Non tirategli il collo però, non ha senso, l’883 predilige girare ai bassi-medi regimi.
A luci Basse…
Quando cala la notte, l’atmosfera che si prova in sella è di quelle giuste: la moto, il vento e il sound della tua HD. Insomma, sulla 883 Iron ti senti un biker vero.
Il piccolo anabbagliante fatica ad irradiare luce a largo raggio, e si finisce spesso con l’essere costretti ad utilizzare gli abbaglianti. Ma mentre guidi, entusiasmo e appagamento si propagano nel corpo con estreme facilità.
Conclusioni
Per concludere, si può affermare, senza troppe remore, che questa 883 Iron ci ha convinti e ci ha fatto divertire. Intendiamoci, non parliamo certo di emozioni fatte di velocità o potenze impressionanti. Questa Harley, oltre aver messo in mostra un corpo davvero attraente, ci ha colpiti per le ottime qualità dinamiche, la facilità e il piacere di stare in sella. La 883 è una moto che piace per quello che è, per la sua naturalezza e bontà… con un’aria da piccola ribelle che davvero non guasta!
(foto di Roberta Giuffrida)
Pianeta Riders











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