Lo chiamavano il “Re di Vallelunga” perché per primo fu capace di compiere un giro del tracciato corto del circuito “capitolino” sotto il minuto, in sella ad una Honda CB 500 praticamente di serie. Ma Tommaso “Giorgio” Piccirilli andava forte ovunque, su qualunque circuito posasse le gomme, fino quella tragica giornata di Imola.
Era il 27 aprile del 1975 e sul circuito romagnolo si disputava la terza gara del campionato italiano della classe 350. La tragedia si consumò al primo giro. Il ferrarese Vinicio Salmi, lanciato all’inseguimento di Agostini, Cecotto e Proni, tentò un impossibile sorpasso alla Piratella. La manovra riuscì, ma a che prezzo…
Alla successiva curva delle Acque Minerali il romagnolo perse il controllo della sua Bimota-Yamaha (la stessa moto con cui correva anche Tommaso Piccirilli) e rovinò violentemente a terra, proprio nel momento in cui sopraggiungeva Tommaso.
L’impatto, inevitabile, che coinvolse altri cinque piloti, fu per il giovane pilota romano fatale. Lì, alle Acque Minerali, tra un mucchio di rottami e un nugolo di piloti a terra, Tommaso “Giorgio” Piccirilli terminò la sua corsa, e questa volta per sempre. Morì alcuni giorni dopo, il 4 maggio, senza aver ripreso mai conoscenza. Proprio nell’anno in cui avrebbe potuto spiccare il volo verso la gloria. Aveva solo 27 anni. Era appena entrato nella categoria “senior”, quella importante, quella vera, e questo Tommaso lo sapeva benissimo. E lui, che non si era mai tirato indietro, neanche quando la palese inferiorità tecnica del mezzo era evidente, non aveva mai smesso di credere a quel successo che avrebbe potuto cambiare la sua vita.
Nativo di Colleferro, cittadina situata sulle colline romane, Tommaso “Giorgio” Piccirilli aveva iniziato la sua carriera di pilota partecipando alle cronoscalate, di cui ben presto divenne assoluto protagonista. Era bello vederlo sfrecciare tra un tornante e l’altro in sella alla sua Kawasaki Mach III 500 a tre cilindri, incurante degli alberi e dei muretti che gli stavano intorno. Come quella volta, sulla salita “Isola-Arpino” , dove vinse nettamente la classe 500 nonostante la sua Kawasaki “annasse a due cilindri”.
Forse non troverete mai il suo nome sugli annuari del motociclismo mondiale, ma se voi ragazzi domandaste a qualcuno che il motociclismo l’ha vissuto per davvero, e non standosene comodamente seduto sul divano di casa a guardare le gare, commosso vi risponderebbe “Certo che me lo ricordo, un gran manico… peccato per quel maledetto incidente…”
Pianeta Riders

Vorrei solo farvi un appunto. La caduta di Vinicio Salmi non avvenne a causa del sorpasso, che riuscì perfettamente, ma avvenne a causa della rottura di un componente del motore. Cadde per questo e non per eccesso di foga. E’ un appunto forse inutile dopo tanti anni ma mi sembra ingiusto responsabilizzare Salvi. Esiste anche un filmato che documenta questo aspetto. Vi consiglio di contattare il diretto interessato magari conosce le cose meglio di voi.
Lei Sig Salsi sintetizza in poche parole l’incidente del 27 aprile 1975 che coinvolse 5 o 6 piloti, vero che Salmi conduceva la gara da circa 1 Km e che cadde a causa di un guasto meccanico nel tratto rettilineo precedente alla curva delle Acque Minerali.
Vero anche che non furono mai divulgate informazioni dettagliate su come si svolse l’episodio ed è umanamente insostenibile che persone per sentito dire o per proprie opinioni si permettano di commentare il fatto, lasciamo comunque a costoro tale modesta soddisfazione.