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Nuova Moto Guzzi V7 2012: il Test sulle strade del lago di Como

Alzi la mano chi non ha mai pensato “sarebbe mica male averne una in garage!. Magari da affiancare alla propria mangiacordoli; magari per non cadere “vittima” dello scooter in città; magari perché si ha voglia di diventare motociclisti… oppure, più semplicemente, perché non si è in grado di resistere al fascino senza tempo che trasuda da quei cilindri.

Siamo stati alla presentazione stampa della nuova Moto Guzzi V7 Model Year 2012, un progetto che si rinnova profondamente pur senza tradire la “mission” di autentica neo-retrò, bella, fascinosa e alla portata di tutti. Rinnovamento che parte soprattutto dal motore, rivisto per oltre il 70% delle sue parti, con lo scopo di fornire alla moto quel pizzico di cattiveria in più rispetto alla versione precedente. Missione compiuta? Allacciatevi il casco e scopriamolo insieme!

Da Ferma

Prima, però, diamole uno sguardo. La V7 si presenta sul mercato in 3 allestimenti: Stone, Special e Cafe Racer.
La prima, la Stone, è l’entry level della gamma: pochi fronzoli, livree monocromo (nero “grezzo” e bianco), look minimal particolarmente riuscito e prezzo d’attacco. La Special, invece, in colorazione bicolor, strizza l’occhio all’utente più esigente che non vuole rinunciare a finiture e particolari esclusivi. Dulcis in fundo la Racer, la più fascinosa del lotto, che richiama direttamente lo stile delle moto che impazzavano davanti all’Ace Cafe di Londra negli anni 70. Ruote a raggi, manubri spezzati, particolari estetici inconfondibili… nella Racer cambia poco – a livello estetico – rispetto alla precedente versione, di cui – a dire il vero – piacevano di più i coperchi dei cilindri cromati rispetto ai nuovi in nero opaco (che però stanno splendidamente sulla “Stone” in colorazione Black)

Per chi non si accontenta, in Guzzi hanno pensato poi di realizzare un bellissimo kit per donare alla V7 tutto il fascino delle gare di Endurance. Una trasformazione (la trovate tra le foto della gallery in basso) che si ispira direttamente alla Guzzi V7 Record del 1969, pietra miliare nella storia della Casa dell’Aquila con i suoi 19 primati di velocità. Il Kit è disponibile, oltre che per la Racer, anche per le altre V7.

Tre modi differenti, dunque – la Stone, la Special e la Racer – di interpretare lo stile anni 70 che anima la V7; tre modi differenti che trovano il loro momento di sintesi in un progetto dalle linee senza tempo, caratterizzato da elementi come il faro tondo, la forma del serbatoio, e tanti altri piccoli particolari in grado di far immediatamente individuare, nella V7, la moto come sopravvive nell’immaginario collettivo al di là delle mode. Operazione riuscita: brava Guzzi!

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Box d’approfondimento: cosa cambia nel nuovo motore

Elemento di spicco della nuova V7 2012 è il rinnovato bicilindrico trasversale a V di 90°, con trasmissione a cardano, incardinato nel solito telaio a doppia culla. A renderlo immediatamente riconoscibile, la scomparsa dei collettori di aspirazione e relativi corpi farfallati: siamo infatti di fronte al primo motore Moto Guzzi ad alimentazione singola. I collettori sono stati sostituiti da un singolo collettore a Y realizzato in gomma, totalmente nervato e dall’andamento rettilineo (diametro 36 e 39 mm rispettivamente dai gruppi porta iniettori e dal corpo farfallato) che si collega a un singolo corpo farfallato Magneti Marelli MIU3G da 38 mm di diametro. Un’unità moderna ed evoluta, in grado di gestire due sonde lambda ottenendo così una miscela ai cilindri più uniforme in tutte le condizioni di funzionamento con conseguente miglioramento dei consumi e delle emissioni nocive oltre a contribuire all’aumento delle prestazioni, obiettivo dell’intero progetto.
All’efficienza generale del propulsore concorrono anche la nuova alettatura dei cilindri e  la nuova cassa filtro ridisegnata per assecondare le esigenze di “respirazione”, oltre ad essere stata spostata sotto la sella per lasciare in vista la “V” del motore e garantire una più agevole manutenzione.

Tutti questi interventi si traducono in: maggiore coppia motrice, maggiore potenza massima (cresciuta del 12%), maggiore propensione all’allungo, picco di erogazione già da 2800 giri/min, riduzione di consumi (23Km/l sul ciclo misto). Confermata poi la trasmissione finale affidata al celebre cardano, unica nella categoria, ed icona di Moto Guzzi: affidabilità e zero manutenzione

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In Sella

Un colpo allo start, e il bicilindrico 744cc della V7 inizia subito a borbottare allegro tra le gambe. La posizione di guida è comoda e confortevole: tutto è esattamente lì dove te lo aspetti. In poche parole, ci si sente subito a propri agio, con i piedi ben piantati a terra, pronti a “saltare” sulle pedane al primo richiamo del gas… si parte!

La caratteristica dinamica immediatamente evidente è la leggerezza, che si traduce in una buona manovrabilità anche a bassa velocità. Il grosso bicilindrico – come da tradizione – necessita di abbandonare la prima parte del contagiri per acquisire la giusta “trattabilità”… e farlo è un vero piacere, assecondati dal sound insospettabilmente gratificante che fuoriesce dallo scarico.

Percorsi i primi chilometri si inizia subito a “giocare”. A mano a mano che il ritmo sale, si apprezza la robustezza dell’erogazione che conferma quanto annunciato in conferenza stampa: il peso ridotto – la V7 è tra le più leggere della categoria con i suoi 179 Kg in ordine di marcia – rende i 50 cavalli a disposizione davvero tonici; ma è soprattutto la coppia motore, corposa e spalmata in maniera omogenea fin quasi all’intervento del limitatore poco oltre i 7.000 giri, a garantire una buona verve prestazionale, con 60 Nm disponibili già a 2.800 giri. Rispetto alla vecchia V7 non c’è storia.

Pur rimanendo una moto facile e approcciabile da chiunque, adesso anche l’utente un po’ più smaliziato trova buoni spunti di divertimento, con una guida che – rapportata al genere di moto – risulta appagante e coinvolgente sia in città che su un bel percorso, soprattutto se si capisce come interpretarne al meglio la guida.

Tra le curve, la V7 va lasciata correre in piega. Per essere efficace, va guidata senza spigoli, evitando le classiche “pinzate” secche prima dell’inserimento. Meglio arrivare rotondi e lasciarla correre allegra in percorrenza fruttando la piacevolissima erogazione ai medi regimi. Condotta così, la V7 davvero non delude… se poi si vuole “smanettare” con coltello tra i denti, o arrivare primi in cima al passo, sono altre le moto a cui rivolgersi.

Piccola annotazione: nei passaggi più stretti, come ad esempio i classici tornantini, Stone e Special – grazie soprattutto alla maggiore capacità di controllo offerta dal manubrio alto – si sono rivelate più efficaci. La Racer si prende la rivincita sul veloce, dove, merito di un maggiore carico sull’avantreno, risulta più stabile e precisa.

Non appena la strada lo consente, tentiamo l’allungo: 1°, 2°, 3°, 4°, 5°… i cinque rapporti vengono snocciolati uno dopo l’altro con una bella progressione. La cambiata ideale è sempre intorno ai 6.000/6.500 giri, come suggeriscono le vibrazioni che si innescano (un po’ fastidiose) sulle pedane, e il limitatore pronto a intervenire, di lì a poco, tagliando bruscamente l’erogazione. Un risultato davvero niente male, merito anche di un cambio notevolmente migliorato rispetto alla versione precedente, grazie a innesti ora precisi.

In velocità è stato poi possibile mettere sotto torchio l’impianto frenante. Ad una forza quasi eccessiva del freno posteriore, corrisponde un disco anteriore che necessita di una bella strizzata per ottenere arresti decisi, con una prima parte della corsa su cui si vorrebbe più mordente. Probabilmente i tecnici Guzzi hanno voluto evitare una frenata troppo aggressiva, da un lato per non mettere in difficoltà chi è alla prima moto, dall’altro per rispettare la filosofia del mezzo, che non nasce per esibirsi in staccate assassine. Ad ogni modo, un po’ di grinta in più non sarebbe guastata.

Conclusioni

Ideale per iniziare, indicata per proseguire qual ora si cerchi un modo più “sereno” di vivere la moto. In effetti, è ampio il bacino di utenza cui un modello del genere può attingere. Modello di grande fascino estetico, in grado di affrontare egregiamente tanto il commuting urbano (come alternativa “di classe” al solito scooter), quanto – divertendosi – le passeggiate del week-end; senza paura di lanciarsi nel turismo a medio raggio (persino in coppia) grazie anche al ricco catalogo di accessori cui attingere. Un modello, il V7, che sembra finalmente maturo per affrontare con più determinazione il mercato, merito anche di quella vivacità prestazionale che mancava in passato.
I consumi ridotti (23 Km/l il dato dichiarato) e la grande autonomia (intorno ai 500 Km, grazie al nuovo serbatoio in metallo da 22 litri) fanno il resto.

Quale scegliere?

Tra le 3 versioni, quella che complessivamente convince di più è la meno costosa del lotto, la Stone. Bella, essenziale, una base perfetta per chi ama le trasformazioni, ma che in fondo va bene anche così. Per chi può spendere, la Cafe Racer è dotata di un fascino micidiale che punta dritto al cuore (al semaforo o davanti al proprio locale preferito… impossibile toglierle gli occhi di dosso) anche se,  l’impostazione in sella e le geometrie differenti, la rendono meno “immediata” delle altre due. La Special, infine, è per chi vuole distinguersi con un tocco di raffinatezza in più.

Prezzi: 7.890 (V7 Stone), 8.390 (V7 Special) e 9.350 euro (V7 Racer), Iva compresa e franco concessionario.
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Moto Guzzi V7 2012 in sintesi

PREGI

  • Erogazione motore
  • Facilità di guida
  • Fascino estetico
  • Consumi/autonomia

 DIFETTI

  • Vibrazioni sulle pedane sopra i 6.000 giri
  • Frenata poco incisiva
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Abbigliamento Tecnico della prova

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12 Comments

  1. Carmelo

    2012/03/29 at 5:08 PM

    La V7 Racer mi fa impazzire dalla proma volta che l’ho vista in foto, da quando era ancora un prototipo e non si sapeva se sarebbe diventantata realtà. E mi fa impazzire ancora ora che la vedo raccontata insieme alle altre sorelle in questo test.
    Costa davvero un occhio, ma chi ci resiste???

  2. SSK

    2012/03/29 at 5:33 PM

    costa un occhio e non va un ca##o

  3. Giulio Sacchini

    2012/03/29 at 6:17 PM

    concordo con chi ha scritto l’articolo, la nera (Stone) mi piace molto. Aggressiva, proprio bella, e il prezzo è abbordabile. Poi dove ci dovete andare con queste moto da 200 cavalli non l’ho capito……ma le vedete come sono messe le strade? Per la città e per girare nel week end senza mi sembra perfetta!!!! 🙂

  4. signorguzzi

    2012/03/30 at 12:36 AM

    Da proprietario soddisfatto della “vecchia” V7 classic non posso che ammirare la bellezza e, forse, rosicare un pò per quell’erogazione e quei cavalli in più…che volentieri avrei…
    concordo con Giulio, ma che vi servono a fare tutti quei cavalli??
    Solo x pagare il bollo!

  5. CarloX

    2012/03/30 at 9:32 AM

    prestazioni oneste. Vanno bene per passeggiare. La vera forza di queste moto è l’estetica. Sono molto belle, non c’è che dre, vanno comprate soprattutto perché piacciono con gli occhi.
    Forse per la Racer si poteva pensare a qualcosa di un po’ più muscoloso, magari una 20ina di cavalli in più e una frenata più robusta

  6. Claudio

    2012/03/31 at 9:23 AM

    la Stone (quella nera) dalle foto è proprio bella!!!!! Appena possibile la vado a vedere dal vivo 🙂

  7. Davide Ruggiero via Facebook

    2012/03/31 at 1:50 PM

    verissimo: moto così devono essere rudi. La Racer è figa, ma è più aspetto che sostanza, mentre l’altra troppo “sofisticata”

  8. Pianeta Riders via Facebook

    2012/03/31 at 2:00 PM

    Davide, alla fine magari è anche un fatto soggettivo, ma sicuramente la Stone Black interpreta alla perfezione la filosofia di questo modello 😉

  9. Michel

    2012/04/01 at 10:40 AM

    non è facile far rivivere sigle storiche come V7. Forse è bene pensare a godersi quello che Guzzi propone oggi senza farsi troppe pippe mentali e parallelismi col passato: la moto è bella e moderna, per chi non vuole correre va il giusto e immagino anche che l’affidabilità sia cresciuta. Secondo me ne venderanno parecchie, soprattutto quella basica che ha un buon prezzo.

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  12. andrea

    2012/07/04 at 2:11 PM

    la guzzi purtroppo non si fa” valere per quello che veramente e” la guzzi assieme alla ducati rappresentano l”italia la guzzi e” stata un mito negli anni passati oltre ad essere la moto piu affidabile di sempre inutile dire che le giapponesi sono altrettanto affidabili ma non vedo tante giapponesi o tante ducati con oltre 200,000 km sulle spalle per le strade mentre le guzzi pullulano sono dei trattori create per essere MOTO e non per essere missili terrestri percio la guzzi quando si guida va” gustata e mentre la si gusta ci si gode il panorama con un piacevole ruggito del mitico bicilindrico la guzzi e” sempre e solo la guzzi e nessuna altra casa puo eguagliare l”aquila le giapponesi se togli le carene sono tutte uguali ma la guzzi la riconosci in mezzo a centomila moto PECCATO CHE NON SI FACCIA NIENTE PER FARLE DECOLLARE COME MERITEREBBE pubblicita zero assistenza molto scarsa PECCATO perche la guzzi puo sbaragliare moltissime concorrenti tipo harley,bonville,triumph,ecc,ecc,

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