Harley davidson

febbraio 22nd, 2012

Quando le Harley Davidson si scatenavano nell’ Hill Climb e nelle salite mozzafiato

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Intro

È  davvero strano, oggigiorno, vederle scorrazzare “tranquille” per strada; pesanti, ingombranti, eppure sicure di sé… fiere e consapevoli del nome che portano sul serbatoio. Moto per passeggiare, per viaggiare lontano, motociclette che mostrano il loro lato più tranquillo ma nascondono una storia sportiva, fatta di competizioni, vittorie e successi… non si direbbe, vero?

Stiamo parlando delle gloriose Harley Davidson, le creature prodotte dalla casa di Milwaukee a partire dal 1903 da William Harley e Arthur Davidson; gioielli che, nel tempo, si sono evoluti, talvolta lasciando un po’ di amaro in bocca ai puristi del marchio. Ma va be’, questa è un’altra storia.

Già nel 1905, più precisamente il 4 luglio, HD vinceva la 15 miglia di Chicago. Poi tanti successi nelle dirt Track e board track racer, specialità nelle quali, le Harley, dovevano vedersela con le altrettanto competitive Indian.

Le ‘Board Tracks‘ – competizioni popolari negli Stati Uniti nei primi decenni del secolo scorso (che si svolgevano all’interno di circuiti ovali con pavimentazione in legno) – scomparvero lentamente per la loro pericolosità, lasciando spazio a competizioni su percorsi sterrati, tra le quali spiccava il famoso Hill Climb.

In cosa consisteva questa specialità? Semplice! Raggiungere la cima della collina nel minor tempo possibile, percorrendo la salita a gas spalancato, su un terreno sconnesso fatto di buche, cunette, sassi, terra e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, in sella a mezzi appositamente preparati.

Non solo HD, ma anche Excelsior e Indian, pronte a mostrare la solidità delle proprie ciclistiche e la potenza erogata dai loro motori; una competizione, quindi, che metteva a dura prova non solo i piloti ma anche le moto, sollecitate e stressate pesantemente.
Un vero banco di prova seguitissimo dagli appassionati, tanto che, dal risultato delle gare, dipendevano poi i numeri di vendita – un po’ come succede ai giorni nostri con MotoGp e SuperBike.

A ben vedere, però, le motociclette impegnate in questo genere di competizioni erano oggetto di pesanti modifiche rispetto ai modelli di serie. Interventi che riguardavano in particolar modo il comparto ciclistico: sospensioni rinvigorite, forcelloni allungati (per scaricare a terra tutta la potenza ed evitare di incappare in spiacevoli ribaltamenti) e la cura, quasi maniacale, per eliminare i kg di troppo. Inoltre gli pneumatici venivano avvolti appositamente da catene ad anelli trasversali che aggredivano il suolo franabile per aumentare il grip, se così si può definire.

Grandi nomi. Tra i piloti da annoverare c’è sicuramente quello di Joe Petrali che vinse ben 4 edizioni del campionato nazionale di Hill Climb – dal 1932 al 1935 –  un vero osso duro!

Fortunatamente, nel tempo, nulla è stato perso e l’ Hill Climb continua ad essere una specialità tutt’ora praticata, capace di far divertire il pubblico e regalare sempre grandissimo spettacolo. Una competizione che raccoglie tantissimi consensi negli USA, ma che fatica a prendere piede oltreoceano.

È strano, quindi, ma allo stesso tempo affascinante, pensare che le modernissime Harley Davidson abbiano un trascorso fatto di terra, salite impossibili, salti e impennate! È vero che gli odierni V-Twin americani sono più inclini al piacere di guida che alla prestazione assoluta, ma hanno comunque tanto da raccontare… storie favolose, fatte di passione e di piloti straordinari.



About the Author

Fabrizio Farinoni
Sbarca sul Pianeta Riders all’età di 10 anni in sella ad un Piaggio Boss. Pochi metri per rendersi conto che questo è il mondo che lo incanta. Sostenitore delle filosofia del “ginocchio a terra” predilige i semimanubri e le posizioni impiccate, non può fare a meno della velocità, e quando il tempo glielo consente valica i cancelli del vicino autodromo di Franciacorta. Praticante di arti marziali non poteva far altro che optare per un Kawasaki “Ninja”




 
 

 
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