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Leggende del Motociclismo: Barry Sheene, il “Baronetto volante”

Beveva Brandy e fumava Gauloises. Amava i Beatles, di cui era grande amico, e come loro era Baronetto di Sua Maestà”. Amava arrivare nel paddock, in compagnia della bellissima moglie Stephanie, alla guida di lussuose auto Mercedes, Rolls-Royce e, addirittura, di un elicottero.  Ma Barry Sheene, il più temerario dei piloti, amava, soprattutto, le corse e le moto. C’erano più viti nel suo corpo che in un’utensileria, ed ogni volta che passava attraverso un metal-detector s’innestava la sirena. Un’autentica celebrità che sapeva conquistare le folle, dentro e fuori dai circuiti. Allegro, scanzonato e imprevedibile, fu il primo pilota a rinunciare al numero 1 di campione sulla carena per lo storico numero 7. Ma fu anche il primo a presentarsi sui circuiti indossando una tuta che non fosse nera… e poi quel Paperino dipinto sul casco… ecco chi era Iron Man, l’uomo d’acciaio che conquistò due titoli mondiali nella classe 500 con la Suzuki, nel 1976 e nel 1977.

Le trait d’union tra il vecchio motociclismo, quello dominato da Agostini e Hailwood, e il nuovo motociclismo, quello dominato dagli “yankees” in sella alle moto dei colossi giapponesi. E anche quando all’orizzonte apparve l’astro nascente Ron Haslam, che come lui amava la bella vita e le belle donne, Barry Sheene restò la celebrità per eccellenza. Perché nessun pilota aveva tratti nobili come i suoi. Perché mai nessun pilota, prima di lui, aveva scelto di vivere in un castello.

[pullquote_left]Stare davanti ed uscirne vivo” era il suo motto[/pullquote_left]Quel ragazzino della periferia londinese, cresciuto tra l’odore di benzina e olio bruciato, che imparò ad andare in moto ancor prima che in bicicletta, dopo un inizio promettente rischiò quasi di perdersi per sempre. E così, quando si cominciò a parlare di Barry Sheene come di un semplice “fuoco di paglia”, nel 1973 vinse la prima edizione della Formula 750 in sella alla Suzuki. Coloro che troppo affrettatamente lo condannarono dovettero ricredersi e le porte verso la classe regina del Motomondiale si spalancarono di colpo.

 Stare davanti ed uscirne vivoera il suo motto. E detto da uno che più volte si era trovato faccia a faccia con la morte faceva un certo effetto. Il più terribile dei suoi incidenti avvenne a Daytona nel 1975 quando, in sella alla Suzuki TR 750, all’altezza della sopraelevata, esplose la gomma posteriore e Barry volò via a quasi 300 km/h, riportando fratture in tutto il corpo. E anche dal Paul Ricard, nel 1980, e da Silverstone, nel 1982, ne uscì malconcio. Ma Barry Sheene, come detto, era un temerario, e continuò a correre nonostante il parere contrario dei medici.

Nel 1984, sotto la pioggia torrenziale del Sudafrica, conquistò il suo ultimo podio, il cinquantaduesimo di una carriera straordinaria, e al termine di quella stagione,  fatta di alti e bassi, decise di ritirarsi. Ma non abbandonò mai del tutto quel mondo che lo aveva reso celebre. Di tanto in tanto, insieme ad altri campioni del passato, partecipava alle gare riservate alle moto d’epoca. Fino al 10 marzo 2003, quando un maledetto cancro decise di portarselo via.


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