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novembre 22nd, 2011

Test prova Harley-Davidson Sportster Forty-Eight: aria da bulldog

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Test Harley Forty-Eight_4

In un freddo ma soleggiato pomeriggio d’autunno mi ritrovo presso la sede Harley Davidson Italia per ritirare una fiammeggiante Sportster Forty-Eight. Un modello – questa cool bike tutto fascino e cromature – che mi stuzzicava da tempo e che ho avuto modo di provare, in maniera completa, nell’arco di un approfondito long test che mi ha portato ad usarla in diverse condizioni.

La 48 (Forty-Eight prende il nome dall’anno, il 1948, in cui H-D produsse il primo modello con serbatoio “peanut”, che ritroviamo appunto su questa moto) colpisce per le buone doti e l’equilibrio generale, e conquista con l’irresistibile atmosfera “yankee”. Ma non è tutto… scopriamola insieme!

Da Ferma

L’impatto estetico è di quelli che non lasciano scampo, la Forty-Eight la ami all’istante anche se non sei un cultore di moto Custom. Linee morbide e accostamenti cromatici sono stati studiati per ottenere un’invidiabile armonia stilistica.

Al primo sguardo si viene colpiti dallo pneumatico anteriore di dimensioni  “generose”, un MT90 marchiato H-D, incorniciato dalla forcella Ø39 con steli di colore nero, nella parte inferiore, e cromati superiormente, che richiamano l’old sytle anni ’50 tipico di questo modello. Il corto manubrio stile “Drag” è fissato sulle piastre di sterzo, allargate rispetto al modello precedente, che uniscono la forcella al telaio della moto.

Caratteristica particolare, e molto interessante esteticamente, sono poi gli specchietti montati al contrario che danno un aspetto pulito all’insieme “nascondendosi” molto bene.
La strumentazione appare essenziale, tachimetro analogico, contachilometri e qualche spia fondamentale, nulla di più! Al di sotto della strumentazione troviamo il gruppo ottico anteriore, un classico faro tondo, con le frecce che fuoriescono lateralmente.

Scendendo verso la sella troviamo naturalmente il serbatoio peanut, caratteristico del modello, con una capacità di 8 litri. Le colorazioni disponibili sono molte: particolarmente apprezzati sono i colori arancio e giallo visto che vanno molto in contrasto con le restanti parti della moto.

Subito sotto il “peanut”, incastonato fra i tubi del telaio, troviamo il bicilindrico 1200cc a V ad iniezione raffreddato ad aria. Questo è chiamato da H-D “Evolution” per le nuove fusioni in alluminio che lo rendono più leggero, mantenendo comunque la grande affidabilità di marcia dei motori H-D, e per l’iniezione che migliora il comportamento e il rendimento del motore, e offre minori manutenzioni rispetto ai vecchi carburatori.
Belle le superfici alettate nere satinate al di sotto dei carter valvole in alluminio. Anche il basamento del motore è nero satinato. Sul lato destro fuoriescono i due collettori di scarico cromati che scendono verso il basso per poi correre parallelamente al terreno. Questi terminano sfalsati, visto che la lunghezza dei collettori (più terminale) è identica per i due cilindri.

La sella, che è alta da terra appena 710 cm, è rigorosamente monoposto per mantenere lo stile “bulldog solitario” della moto, che si riflette anche sulla posizione di guida, per la particolare triangolazione manubrio, sella, pedane.
Insomma, su questa Forty-Eight ci si sente immediatamente Harleysti, a partire dalla postura.

Le sospensioni posteriori sono ribassate e sono incernierate fra il telaio, che spunta da sotto la sella, e il forcellone posteriore. Dietro la sella troviamo il parafango cui sono fissati il porta targa e gli stop (che incorporano anche le frecce, per un bel tocco retrò). La trasmissione finale è a cinghia dentata, come su altri modelli Harley.

Bella, non c’è che dire! Nell’insieme una moto dal look aggressivo e armonioso allo stesso tempo.
Una sensazione che verrà confermata anche in movimento? Scopriamolo insieme!

Come va

La sella monoposto è larga e comoda! Il manubrio è proteso leggermente in avanti, ma non affatica in alcun modo le braccia. La posizione atipica degli specchietti li rende inizialmente difficili ”da trovare”, ma si fa presto ad abituarsi.

Inserisco la chiave nel blocca sterzo per liberarlo, poi nel blocchetto d’accensione per disattivare l’antifurto che scatta con un bit-bit e l’accensione delle 4 frecce. La Forty-eight è dotata di antifurto di serie inserito nel portachiavi, quando ci si allontana dalla moto entra in funzione automaticamente, mentre appena inserita la chiave, si disinstalla.

Giro la chiave, le spie della strumentazione si accendono. Pigio il tasto di “run” sotto la manopola destra e il motore parte con un rombo cupo e pieno, il classico sound dei bicilindrici di Milwaukee. Così coinvolgente che mi chiedo cosa può succedere sostituendo i collettori di scarico e terminale con qualcosa di un po’ più “aperto”. Se foste curiosi, niente paura: la gamma accessori H-D è vastissima e molto ricca, il che permette di personalizzare la propria moto in ogni sua parte.

Tiro la leva della frizione, che è gradevolmente morbida, e inserisco la prima che entra subito abbastanza fluida. Si parte. La sensazione di guida è subito piacevole, la moto si lascia condurre in modo docile e maneggevole, e il confort (che lo confesso, era un mio piccolo “cruccio” a proposito della 48) non manca.

Nel traffico la “Forty” se la cava egregiamente, agile anche i cambi continui di direzione che non risultano faticosi, e docile nel cambiare ritmo di marcia, proprio per la docilità della leva della frizione. Gli innesti del cambio sono precisi, forse gli scatti sono un po’ rumorosi, ma non fastidiosi.

Lontano dalla città, nel misto, è risultata “morbida” e decisa, come ho potuto verificare – ad esempio – sulla strada che costeggia il lago di Como (“… quel ramo del lago di Como, tutto a seni e golfi…” a dimostrazione della tortuosità del percorso). E’ stato soddisfacente usarla: tra le curve è abbastanza precisa e mantiene la traiettoria anche a velocità non proprio basse. Chiaro, non si tratta di una sportiva e non vuole esserlo, ma mi sono ugualmente divertito… come un vero biker a stelle e strisce!

In autostrada, le velocità massime raggiungibili non sono elevate a causa della scarsa protezione aerodinamica: sopra i 130 km/h il carico dell’aria sul pilota è notevole. Però su una moto del genere non viene un gran ché voglia di “correre”… piuttosto, ci si gode la strada e il viaggio, puntando dritti un orizzonte che non si ha poi così tanta fretta di raggiungere.

Passando ai difetti, tenuto conto del giudizio relativo ad una moto custom, dalla quale nessuno pretende una ciclistica granitica in grado di affrontare velocissimi curvoni a gas spalancato, unico neo davvero evidenziabile è il serbatoio: apprezzabile per la forma originale, la capacità di soli 8 litri risulta piuttosto insufficiente, costringendo a ripetute e frequenti soste dal benzinaio. Qualche litro in più non guasterebbe

Un’ultima annotazione per i Riders più “fanatici”: sarà per il rombo, sarà per il fascino, ma fermo al semaforo, sulla Forty-Eight, ero subito al centro dell’attenzione!


[Foto di Sandro Castelli]


About the Author

GiorgioPirovano
ha un cognome famoso ma non fatevi ingannare, non c’entra nulla con il campione della SuperBike. Basta scendere in pista con lui per accorgersene, altrimenti, perché secondo voi il suo nickname sarebbe “pulcino”? Ama la motocicletta a 360° ma ha un debole per le bicilindriche di Borgo Panigale




 
 

 
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2 Comments


  1. Luca

    una delle mie Harley preferite. Anch’io la preferisco con colori vivaci tipo l’arancio, ma a prescindere a un fascino ineguagliabie. Ogni volta che ne vedo una mi viene voglia di correre in concessionaria, anche perché la mia gloriosa 883 inizia a starmi un po’ stretta :-P



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