Home / curiosità / L’altro volto del motociclismo: Gabriele D’Annunzio, Giovannino Guareschi e Antonio Ligabue

L’altro volto del motociclismo: Gabriele D’Annunzio, Giovannino Guareschi e Antonio Ligabue


(articolo di Andrea Adorni)

Ai centauri parmensi di metallo e di fuoco. Il non placato Corsaro dell’Adriatico. Gabriele D’Annunzio di Monte Adrante”. Fu così che nell’ottobre del 1927 il “Vate” salutò i centauri parmensi, che sostarono al Vittoriale degli Italiani in occasione di una gita sul lago di Garda. Ma Gabriele D’Annunzio, il massimo esteta italiano che fece della sua vita un’opera d’arte, non fu l’unico grande uomo di cultura ad appassionarsi al motociclismo.

Giovannino Guareschi, scrittore, giornalista, umorista, disegnatore, nonché “papà” di Don Camillo e Peppone, fu un grande appassionato di moto e motori, basti pensare che provvedeva  personalmente alla manutenzione del suo Moto Guzzi Galletto. Figlio di Primo Augusto Guareschi, il piccolo Giovannino cominciò ad assaporare ben presto il gusto della motocicletta, fin da quando era in fasce. Il padre, infatti, amava portarselo con sé per le strette strade della Bassa, una volta assicuratosi che il figlio fosse ben saldo in uno scatolone appoggiato alla sella posteriore. Ma Giovannino Guareschi fu, innanzitutto, un simbolo dell’anticomunismo, proprio come il suo personaggio Don Camillo, parroco di Brescello, piccolo comune della Bassa reggiana, che lottava quotidianamente con l’amico-nemico Peppone, il sindaco comunista del paese. Se da una parte Don Camillo rappresentava il suo ideale politico, dall’altra Peppone ne ereditava la  passione per i motori, infatti, per spostarsi utilizzava l’inseparabile sidecar Moto Guzzi 500 Sport 14 del 1929.

Quando era disperato e senza una donna saliva sulla moto e sfidava la nebbia dei viottoli di campagna… perché la testata scoppiettante e calda della Guzzi era l’unica consolazione contro il gelo dell’inverno e l’ostilità imperscrutabile del mondo”. E’ l’immagine che Edmondo Berselli ci ha lasciato di Antonio Ligabue. Il pittore matto, il più noto artista naif della storia, a vent’anni venne espulso da Zurigo e si trasferì a Gualtieri, dove iniziò a dipingere. Con i primi soldi raccolti dalla vendita di alcuni dipinti Ligabue acquistò una vecchia Moto Guzzi rossa, con la quale cominciò a girare nella Bassa reggiana con legati alla schiena i quadri da vendere ai ricchi proprietari terrieri. La Moto Guzzi resterà per sempre una delle sue grandi passioni, arriverà a possederne ben sedici. All’amata Aquila delle due ruote dedicò anche due importanti dipinti: “Autoritratto con moto” (1952) e “Autoritratto con moto, cavalletto e paesaggio” (1953).

 

D’Annunzio, Guareschi e Ligabue non rappresentarono quindi il motociclismo dei grandi campioni e delle grandi sfide, ma un altro motociclismo, dal volto più umano e certamente più diffuso: quello dei semplici appassionati. E fu anche grazie a loro che la motocicletta conobbe sempre maggior diffusione.

About Mr D

alias Diego D’Andrea. Fondatore di Pianeta Riders è un instancabile cacciatore di curve e inesauribile viaggiatore. Appassionato da sempre di moto e scrittura, è l’Autore della guida “Itineriders” dedicata ai percorsi motociclistici più belli del Centro Italia

One comment

  1. il D'annunzio...

    … ci sapeva fare con la penna: “Ai centauri parmensi di metallo e di fuoco” :mrgreen:

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scroll To Top