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Quando la crisi non è necessariamente un male: motociclismo, mercato e tempi moderni


 

(articolo di Larth)

È giusto notizia di questi giorni: la crisi – anche nel settore moto – continua a farsi sentire. Passeggiando per il centro di Roma mi sono imbattuto in “visioni” che mi hanno fatto riflettere su questa maledetta situazione. Tralasciando valutazioni di carattere economico, sui motivi che hanno fatto esplodere la bolla, mi soffermo sull’argomento della sopravvivenza. Certo, si potrebbe sostenere che la motocicletta è un bene voluttuario, che la Passione ti spinge a fare delle scelte azzardate, oppure a mettere in atto quell’arte di sapersi arrangiare di italica memoria.

Il nostro Paese ne ha passate tante, dalla guerra al dopoguerra, dal boom economico degli anni 60 alla crisi del petrolio del Canale di Suez. Gli anni del terrorismo, poi, hanno dato una bella mazzata.
Ma nella mia vita ho notato sempre che nel panorama motociclistico si è comunque stati fermi nel coltivare, secondo le proprie possibilità economiche, una passione autentica per le due ruote.

Quando ero adolescente, i modelli più ambiti erano alcune piccole cilindrate da 50 a 125 cc. Marchi come Aspes, Fantic, Gilera, Cagiva, SWM. L’enduro si chiamava ancora regolarità, e le corse erano popolate da piloti “ironman” che gareggiavano in classi diverse, molti di loro provenivano dall’est europeo, dalla Scandinavia. Di sicurezza – a quei tempi – neanche a parlarne. Il casco non era obbligatorio, i freni erano poco efficaci; un esempio su tutti la Kawasaki Mach III: un motore 2T potentissimo su un telaio fantasma. Ma tutte le moto avevano un comune denominatore: la semplicità. Niente centraline, ABS e diavolerie. Il manico era manico, punto e basta!

A Roma circolavano loschi individui a bordo di maxi jap prodotte da Yamaha, Suzuki, Kawasaki, Honda (addirittura un gruppo di malavitosi, dediti alle rapine, costituirono la “Banda der Kawasaki”)… quelle erano le supermoto. Il mito delle inglesi degli anni 60 era finito, le italiane viaggiavano su piccole cilindrate soffocate più che altro dall’IVA portata al 38% sulle motociclette, e le patenti erano legiferate in modo diverso (a mio parere in modo migliore).

Negli anni 80 Nico Cereghini ci ricordava diallacciare sempre il casco, di tenere le luci accese anche di giorno e di avere prudenza…sempre!”. La Vespa era lo scooter da usare tutti i giorni, poi anche per andare in vacanza, consumava poco, aveva la ruota di scorta ed era indistruttibile. Poi con pochi soldi la potevi modificare con qualche kit Polini o Pinasco. Volava… eccome!

Gli anni 90 sono stati costellati dalle vittorie degli odierni piloti, cresciuti a pane e miscela, e che ora cavalcano dei dischi volanti, in MotoGP o in Superbike. Vale Rossi è un caso a parte.

Ma torniamo alla mia passeggiata nel centro di Roma. In zona Largo Santa Susanna c’è un parcheggio che è un tappeto di motociclette sotto il Sole. Guardando attraverso i vialetti interni noto che molte motociclette in sosta montano pneumatici per Sport Tourer, anche le sportive estreme. Ci rifletto su. Camminando verso Villa Borghese mi imbatto in un altro parcheggio… noto ancora che R6, R1, CBR, Fazer etc. sono equipaggiate con pneumatici da kilometraggio. Rifletto ancora, e mi spiego tutto: la crisi.

Se prima chi aveva una motocicletta cercava la piega perfetta, il tempo sul giro (dove, poi? Su una statale?) o il grip estremo, ora monta pneumatici che in rapporto al prezzo, durano di più. Rifletto ancora: e se la crisi fosse una lezione per tutti quelli che fino ad ora hanno cercato l’escalation della potenza, a costi alti, anche a prezzo della vita, così da ridimensionare a misura d’uomo la passione per la motocicletta?
Da qualche parte, dentro di me, forse me lo auguro…

About Mr D

alias Diego D’Andrea. Fondatore di Pianeta Riders è un instancabile cacciatore di curve e inesauribile viaggiatore. Appassionato da sempre di moto e scrittura, è l’Autore della guida “Itineriders” dedicata ai percorsi motociclistici più belli del Centro Italia

12 comments

  1. Personalmente non concepisco la gomma “sport” per un uso tassativo in sintonia con il nome che porta, bensì come una sicurezza ulteriore alla tenuta (in curva ovvio) della motociclietta, specie se trattasi dei modelli supersportivi menzionati.
    Anche perchè ritengo che, causa la crisi (sarà vero?),la gomma è quella “touring”, ma l’uso che se ne fa del mezzo resta tendente allo “sport”, di fatto aumentando i rischi di perdita di aderenza.

  2. una gomma sport, se non utilizzata in maniera “sport” può essere più pericolosa di una gomma touring a parità di condizioni, ad esempio gomma fredda o temperature basse.
    Se non scaldata a dovere – quindi con una guida sport non sempre praticabile ovunque su strada – una gomma racing perde gran parte delle sue caratteristiche ed è tutt’altro che sicura in curva (di casi di gente che afferma di essere scivolata in curva, ANDANDO PIANO, senza un evidente perché se ne contano tantissimi. Poi vai a vedere, montavano gomme racing omologate strada)

    Ciò detto, nel suo articolo, Larth si riferiva all’utilizzo di coperture Touring anche su moto sportive come scelta dettata dai tempi – ovvero, meno soldi a disposizione, gomme che durano di più. E da qui, poi, tutta la riflessione…

  3. Io non ho parlato di gomme racing, bensì di gomme “sport”, c’è parecchia differenza tra le prime e le ultime: molto spesso le prime non sono neanche omologate per la strada, mentre le seconde spesso equipaggiano tutte le supersportive nuove e non è richiesta una temperatura d’esercizio così rigorosa, come invece, giustamente, lo è per le prime.
    Quanto al motivo di un downgrade di mescola, è comprensibile, ma a mio avviso non accettabile, la sicurezza non ha prezzo.
    Analogo discorso quando vedo motociclisti che per motivi economici vanno a spasso con un giubbotto e pantaloni di jeans, in luogo di una più sicura ed adatta tuta in pelle.

  4. premesso che siamo ampliamente fuori discorso, giusto una precisazione e non interverrò oltre. Le moderne Sport-Touring possono equipaggiare tranquillamente una sportiva se la si guida SU STRADA(e soprattutto nelle stagioni fredde). Lo dimostra ampliamente il test condotto, ad esempio, sulle Metz Z8 interact. Ma visto che sarebbe scorretto proporre, come argomentazione, quello condotto da me, ti segnalo quello di Lorenzo Baroni (ottimo Tester) realizzato per Motoblog (Z8 Interact su un CBR1000RR)

    http://www.motoblog.it/post/26683/test-metzeler-roadtec-z8-interact-ti-hanno-fatto-le-scarpe

    Buona lettura,
    D

  5. Il discorso di Cristian denota il problema classico del mercato fatto di slogan, nomi ricercati per attirare e poca cultura sul mondo motociclistico verso le gomme. Sport viene usato su tutto ormai, anche se di sportivo poi non ha niente (vedi SUV .. Sport Utility Vagon, di giusto c’è solo Vagon). La mia esperienza mi ha portato ad utilizzare ormai esclusivamente un tipo di gomme bimescola. Sempre l’esperienza mia ha portato a vedere e vivere con persone che hanno sgranato gli occhi nel vedermi stargli dietro con la mia FJR 1300 a personaggi con gomme “performanti” “sport” o “racing” su moto altrettanto sportive e performanti… Come mai? Perchè la strada non è una pista, l’afalto non è omogeneo, le temeprature troppo variabili, chi guida deve sapere che è una strada e capirne i suoi possibili “tradimenti”. Parliamo invece di gomme dure, medie e morbide, capacità di entrare in temperatura in poco tempo e di mantenere la temperatura a lungo, esigenze di uso ..

    Poi, psicologicamente, il pneumatico ha un eccezionale effetto placebo ..

    Un saluto

  6. @ maxmoto:

    Sbagli nel pensare io sia attratto da slogan, pubblicità e/o emulazione di personaggi delle piste: ho usato la terminologia “sport” proprio per indicare quei modelli che di serie vengono montati sulle supersportive, spesso trattasi di bimescola (che ho sempre montato sulla mia moto) o comunque non modelli prettamente “touring”, vale a dire con percorrenze medie di 5000/6000 km max.
    Circa 12 anni fa montavo un treno di Michelin Macadam (chi se li ricorda?), pneumatici con i quali realizzavo circa 11.000/12.000 km in quanto della tipologia touring, pneumatici a mio avviso però poco adatti alle supersportive di oggi.
    Quanto sopra sempre nell’ottica di un uso consapevole in strada.

  7. Cristian Ha Scritto:

    @ maxmoto:

    Sbagli nel pensare io sia attratto da slogan, pubblicità e/o emulazione di personaggi delle piste:

    Forse te no, ma in molti stanno dietro al nome :)

    ho usato la terminologia “sport” proprio per indicare quei modelli che di serie vengono montati sulle supersportive, spesso trattasi di bimescola

    di serie purtroppo non montano gomme di qualità o bimescola, soprattutto montano gomme che già sono vecchie di 9 mesi o anche più di un anno.

    ..bimescola(che ho sempre montato sulla mia moto) o comunque non modelli prettamente “touring”, vale a dire con percorrenze medie di 5000/6000 km max.

    Dipende sempre l’uso che uno fa del mezzo. Io viaggio (negli ultimi 3 anni ho avuto medie di 55.000km l’anno) e di conseguenza ho trovato un compromesso con un pneumatico che mi permette di farci anche 19.000km. La sicurezza poi in curva è sempre dettata dall’andamento, fondo stradale. spesso un pnumatico molto morbido (un bimescola che fa 6000km è sintomo che sulle spalle regge a malapena 2000km di percorrenza) spesso tende a bruciarsi velocemente, specie d’estate, creando una vulcanizzazione precoce e di conseguenza un indurimento. Poi, ripeto, dipende l’uso che si vuole fare della moto..

  8. @ maxmoto:

    Mi viene da pensare (o almeno lo spero per te :smile: ) che quei 55.000 km/anno tu non li faccia con una supersportiva.

  9. @ Cristian: prima con una Honda CBF600N, ora con una Yamaha FJR1300…

  10. …la gomma, come indicatore di crisi, non l’avrei mai pensata.. :mrgreen:

    in effetti trovo giusta la considerazione e anch’io, visto comunque l’utilizzo turistico della mia zrx12r, monto gomme che sappiano “mediare” le differenti situazioni di guida o di asfalto..

    …www.japbiker.eu

  11. mah.che dirvi….dopo aver letto i vostri commenti posso svelarvi che sulla mia KTM Superduke 990 ho montato due treni di Pirelli Diablo Corsa III (ciascuno meno di 3000 km e nulla più),poi Metzeler M3 (5000 km e nulla più…) ora monto dei Pirelli Angel ST e devo dire che in fatto di tenuta,prestazioni,messa in temperatura etc… non hanno nulla da invidiare alle precedenti gomme,premetto che della mia motocicletta ne faccio un uso ognitempo,sostanzialmente turistico,con andature che vanno dall’ “andante con brio” al “allegro su curva”,e questi pneumatici mi sembrano un giusto compromesso prezzo/durata/prestazioni/sicurezza/comportamento sul bagnato,provare per credere!!
    …sappiamo bene cosa può sprigionare un bicilindrico dalla coppia da trattore…e poi ero decisamente stufo di stare ogni 6 mesi dal gommista….sembrava che lo avessi sposato!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

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