(articolo in collaborazione con Amedeo Roma)
L’estate 2010 verrà ricordata come una delle più calde degli ultimi dieci anni dal punto di vista delle competizioni motociclistiche. Talvolta annunciate sotto voce, talvolta riportate a lettere cubitali, sono passate molte novità destinate a cambiare significativamente il mondo delle gare nei prossimi anni.
Ritiro Ducati dalla SuperBike
La casa bolognese ha decisamente tenuto alta l’attenzione durante questo agosto bollente: ad una notizia gioiosa per i tifosi della rossa (l’arrivo di Valentino), ne è seguita un’altra decisamente sconcertante.
Negl’ultimi tempi i tecnici bolognesi già lamentavano un regolamento poco equilibrato che metteva in difficoltà la competitività delle proprie moto che, in questa stagione, poco hanno brillato proprio con il Team Xerox ufficiale. Le prestazioni, in generale, non sono state all’altezza della concorrenza a 4 cilindri: una vittoria con Noriyuki Haga sul circuito di Valencia ed una per Michel Fabrizio a Kyalami.
Corollario di questi risultati deludenti anche la vistosa e preoccupante crisi del giapponese Haga che, non bisogna dimenticarlo, nella stagione 2009 è stato vicecampione del mondo proprio in sella alla 1198. Per altri versi, poi, concause possono scovarsi nel passaggio di Tardozzi in BMW e nel venire meno di quel “fattore umano” troppo spesso sottovalutato nell’ambiente delle competizioni, oltre che nei succitati “limiti” regolamentari che sicuramente hanno sfavorito le rosse. Ducati aveva infatti richiesto – senza successo – una modifica che togliesse la limitazione sugli AIR RESTRICTOR, cioè una strozzatura presente sui condotti di aspirazione che vanno a limitare l’afflusso di aria nei cilindri, facendo perdere rispetto alla configurazione “tutto aperto” circa 4/5 cavalli.
Ma al di là di tutto questo, la sensazione è che la dirigenza della casa bolognese avesse già elaborato da tempo la drastica decisione. Un brutto rospo da ingoiare per i tifosi della superbike: ritiro dal campionato 2011 del team ufficiale, con mantenimento e sostegno dei team che utilizzeranno la 1198 per gareggiare. Una decisione che rappresenta un totale cambio di strategie e filosofia: si decide di mettere da parte, almeno in forma ufficiale, il campionato delle derivate di serie che è sempre stato il biglietto da visita per le motociclette spinte dal noto bicilindrico ad elle, con ben 13 campionati del mondo conquistati in 22 anni di partecipazione. Un azzardo? Un rischio calcolato? Di sicuro una mossa delicata dagl’esiti non proprio certi.
Valentino in Ducati
Inutile nascondersi dietro a un dito. Il mondiale MotoGp in questo momento sta proponendo uno spettacolo non all’altezza delle aspettative; anzi, al dire il vero, ormai è più di qualche anno che il trend sembra seguire di pari passo una certa “stanchezza” collettiva che accompagna serpeggiante la crisi economica mondiale.
La MotoGp propone gare con poche moto, poche battaglie, poche “derapate”, poco di tutto; a causa di una elettronica forse troppo invasiva si è finito col rendere le strapotenti moto della classe regina tenere e mansuete; certo velocissime ma decisamente troppo poco spettacolari.
La Moto 2 è ricca di partenti, di battaglie agguerrite, ma decisamente troppo affollata, tanto da creare pericolo in pista con numerosi incidenti soprattutto nei primi giri. Inoltre diventa decisamente difficile ricordare e identificare i piloti, almeno che non si tratti di quelli che militano quasi sempre nelle prime posizioni.
Nella classe 125 le gare sono combattute e di duelli in pista non ne mancano di certo, eppure anche questa classe sembra avvolta in una nuvola di nebbia. Almeno per noi italiani, a causa della mancanza di piloti di grido che ci rappresentino in questa classe.
Tutto questo per dire che la notizia “bomba” è quella dell’annuncio ufficiale del passaggio di Valentino Rossi dalla Yamaha alla Ducati, moto che guiderà a partire dal campionato del mondo 2011. Che possa essere davvero questa novità la panacea per rimettere in sesto un campionato sbiadito e claudicante?
Con tutta la stima per Rossi e per le sue imprese leggendarie, una domanda è lecita: è corretto puntare tutto su un solo cavallo? Anche perché, quando il cavallo – malauguratamente – si azzoppa, abbiamo visto tutti cosa succede… drammatico calo di interesse e crollo dello share.
Per ridare ossigeno e nuova linfa all’ambiente, allora, forse sarebbe più saggio intervenire sui regolamenti e sul rilancio d’immagine, piuttosto che continuare a mungere la vacca finché è grassa per poi ritrovarsi tutti con un palmo di naso.
Aprilia si prepara alla MotoGp
Altra notizia bomba è che la casa di Noale dovrebbe tornare nel mondo dei prototipi Gp nel campionato 2012. Il ritorno all’utilizzo dei motori di 1000 cm3 (proprio a partire dal 2012) ha invogliato l’Aprilia ad un ritorno nella classe in cui ha corso, con scarsi risultati, con la tre cilindri nell’anno 2003 e 2004.
L’impegno della casa veneta è quasi una scelta obbligata. In questo momento, in Superbike, la sua supersportiva RSV4 sta dominando con Max Biaggi, probabile vincitore del titolo a fine stagione. Inoltre, con la fine della classe 125 a due tempi, in virtù della nuova 250 a 4 tempi, dal prossimo anno non ci sarà più neanche una Aprilia nel mondo delle Moto da gran premio, e l’unico modo per essere ancora presente tra i prototipi sarà quello di realizzare un progetto per la Top Class.
I numeri per far bene sembrano esserci. La base di partenza potrebbe essere il potente 4 cilindri che sta dominando in SBK, progettato seguendo canoni tipici dei motori da competizione. Manca da mettere insieme un telaio e una ciclistica di valore, oltre a lavorare sullo sviluppo del mezzo con un collaudatore che possa dare indicazioni precise sulla strada da percorrere; ma anche da questo punto di vista la presenza di Max potrebbe essere decisiva per un rientro alla grande. Il pilota romano, oramai, non è più un ragazzino. A partire dal 2011, quindi, potrebbe essere pronto a dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo della nuova creatura per la sfida MotoGp mettendo al servizio dei progettisti il suo talento e la grande esperienza. E così, l’ombra di Max si rimetterebbe alle calcagna dell’antico rivale.






