(Articolo di Bianca Lombardi)
E’ stato un Mugello triste dove si è sentita più di ogni altra cosa la mancanza del suo indiscutibile mattatore: Valentino Rossi. Malinconico il box Yamaha con le serracinesche alzate e le due moto blu, numero 46, senza il loro pilota, senza che i meccanici fossero indaffarati come solitamente sono poco prima della partenza; solo braccia conserte e sguardi rassegmnati: questo è tutto ciò che rimane del sogno di un pilota di “riprendersi” il suo Mugello.
Numerose sono state le manifestazioni di affetto e di pronta guarigione espresse attraverso striscioni lungo le reti di protezione che i tifosi, giunti a Scaperia nella speranza di acclamare ancora una volta il loro idolo, hanno voluto lasciare lì per lui. Un Rossi che manca. A tutti. Perfino la tribuna Ducati ha espresso il proprio rammarico verso un grande pilota.
Scorrendo gli albi del motomondiale si scopre però che anche ad altri campioni sono capitate sfortune simili: Capirossi vede sfumare il sogno di un mondiale a causa di un incidente a Montmelò nel 2006; Stoner chiude la passata stagione messo fuori gioco da disturbi gastro-intestinali. Questi inconvenienti, purtroppo, capitano almeno una volta nella carriera di ogni pilota e vanno messi in conto. Ma se gli altri, in seguito ad incidenti, sono stati semplicemente ricoverati e hanno saltato qualche gara (e delle loro condizioni fisiche se ne sapeva il necessario attraverso il solito bollettino medico del Dottor Costa) mai è avvenuto un collegamento dall’ ospedale dove era ricoverato l’ infortunato. Dispiace molto per quello che è accaduto a Rossi e per di più nella gara di casa, ma il dottore non è forse sufficientemente grande per farsene una ragione? Per rimettersi in piedi e ritrovare la forza di ripartire e tornare a vincere? Lui ha dimostrato di sì, sdrammatizzando sin da subito l’accaduto, come hanno raccontato le persone che gli sono più vicine. Ma gli altri? E soprattutto, i media? Non si sarà un po’ esagerato? La dinamica della caduta fatale, avvenuta alla curva Biondetti, è stata riprodotta in tv in modo seriale, di continuo, a dir poco perfetto, grazie a tecniche sofisticate di ripresa. Se esistono tali tecniche di ripresa, grazie alle quali analizzare in maniera così perfetta la cause di una caduta, perchè queste non vengono utilizzate anche in occasione di altri incidenti? Il collegamento speciale andato in onda sabato prima delle prove, per scandagliare l’episodio e per informare gli spettatori sulle condizioni di salute di Rossi, risulta essere – credo di non sbagliare - il primo nella storia del motomondiale: nemmeno per la morte di Kato, deceduto sul circuito di Suzuka nel 2003, la televisione decise di interessarsi così intensamente al fatto.
La spiegazione è che Rossi, probabilmente, è oramai una tale icona da aver superato per importanza la stessa MotoGP. Rossi è più importante del Campionato nel quale milita. Se così fosse, allora, no, tutta l’attenzione ricevuta non sarebbe stata esagerata. Ma stanno davvero così le cose? Rossi è più importante della stessa MotoGp? Cosa ne sarà, allora, della MotoGp senza Rossi?






Molto sottile questo post che piazza un paio di gomitate ben assestate con estrema eleganza. In questi anni chi ha gestito il motomondiale ha creato un mostro che si è mangiato sé stesso e al primo scossone il castello è venuto giù. Cosa ne sarà della moto GP senza Rossi? Secondo me le cose sono destinate a cambiare già dal suo rientro (che “i vertici” cercheranno di sfruttare al massimo dal punto di vista mediatico per “spremere la vacca” fino in fondo). Valentino quest’anno correrà solo le ultime gare e lo farà in un ecosistema oramai modificato. Corrrà da ospite, in un certo senso. E poi? E poi si vedrà…
meda e regiani?
scandalosi e redicoli