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Test Triumph Tiger 1050: la Maxi-Enduro a prova di elettronica


Come avrete notato, nell’ultimo anno, si è risvegliata prepotentemente l’offerta di moto nel settore maxi-enduro, probabilmente sull’onda del successo della BMW R1200GS (leggi QUI il nostro Riders Test). Tra le nuove arrivate, Ducati Multistrada, già in vendita presso i concessionari e l’attesissima Yamaha Superténéré. Modelli che puntano molto sull’impatto mediatico dato dalle loro componentistiche tecniche; elettronica (talvolta) esasperata, motori (super) prestanti e comparto sospensioni di alto livello. Raffinatezze tecniche che incidono sicuramente sulle qualità di guida, sulle prestazioni, ma soprattutto… anche sul prezzo.

Le domande da porsi quindi sono molteplici: sono essenziali tutti questi ritrovati tecnici? Siamo certi che la strada da percorrere sia quella dell’ “esasperazione”? Quel che si cerca in questo tipo di mezzi,  non è essenzialmente facilità di utilizzo, versatilità in ogni condizione, lunghe percorrenze chilometriche e affidabbilità?

In virtù di queste considerazioni, ci sentiamo di (ri)proporvi (i maniera più approfondita) un mezzo che ha avuto un relativo successo di vendite,  la Triumph Tiger 1050. Una moto valida ed efficace, pur non contando su componenti all’ultimo grido, e – cosa non da poco – economica nell’acquisto.

Pur avendo ormai passato la soglia dei quattro anni, la Tiger è rimasta pressoché invariata, ad esclusione della versione ES, che si distingue sostanzialmente per il sistema ABS che controlla la fase di frenata evitando perdite di aderenza in qualsiasi condizione di utilizzo.

ESTETICA E FINITURE

Armonia dominante. Questa è l’arma migliore della Tiger. Non ci sono elementi che spiccano per la loro esclusività o bellezza, ma risulta un tutt’uno gradevole per le ottime proporzioni dei vari elementi e le buone rifiniture; la verniciatura e il trasparente raggiungono l’eccellenza. Nella parte anteriore traspare un pizzico di aggressività, con il cupolino dalle forme arrotondate su cui sono inseriti i due elementi ottici dal taglio “felino”. Le frecce di direzione bianche, invece, alleggeriscono e modernizzano l’insieme.

Spicca all’avantreno anche la forcella a steli rovesciati Showa da 43 mm, e l’impianto frenante con dischi da 320 mm su cui lavorano pinze Brembo ad attacco radiale. La parte centrale, invece, è dominata dal possente tre cilindri, giustamente lasciato a vista, mentre si intravede appena il telaio portante sul quale è poggiato il serbatoio dalla forma slanciata. Il posteriore è la parte che forse meriterebbe un leggero make-up, caratterizzato dalla lunga sella e dal voluminoso terminale di scarico, unico componente che appesantisce la linea della moto.

I comandi pur non eccellendo per l’estetica (piuttosto mediocre), sono comodi nell’utilizzo, e inoltre, entrambe le leve, freno e frizione, sono regolabili su diverse posizioni. La strumentazione, ben leggibile, include un contagiri di forma circolare di tipo tradizionale, a cui è affiancato un pannello lcd che fornisce diverse infortmazioni:  velocità, chilometraggio, temperatura dell’acqua, orologio, due trip parziali, autonomia residua, tempi di percorrenza, velocità media e massima.

TRE CILINDRI D’AUTORE

Il tre cilindri è il motore che meglio rappresenta la produzione più recente della casa di Hinckley: unità moderne, tecnologiche, e ottimamente maturate grazie all’esperienza acquisita negli anni.

La Tiger monta un tricilindrico in linea di 1050 cm3, raffredamento a liquido, quattro valvole per cilindro e iniezione elettronica sequenziale Multipoint; la potenza espressa è di 114 cv a 9400 giri/min, coppia di 100 Nm a 6250 giri/min. La frizione è in bagno d’olio e il cambio a sei marce.

COME VA

Le distanze raggiungibili con la Tiger sono ragguardevoli, lontane, ma mai troppo per una mangia chilometri come lei! Installatele le borse laterali, in listino sul catalogo accessori, e via, lontano, sempre più lontano, alla ricerca di scenari e panorami che possono soddisfare i cinque sensi.

Il piacere di guida è garantito da un’estrema facilità generale, dal ridotto impegno fisico e mentale in sella, e dall’efficacia su ogni percorso. La classica moto che va forte in maniera rassicurante. Il motore si esprime con forza e pienezza, ma mai in maniera brutale. La potenza è ottimamente distribuita lungo un ampio arco di giri. Caratteristica che, unita all’ottima curva di coppia,  permette di viaggiare in surplace evitando l’utilizzo continuo del cambio.

Tutto questo, però, non deve ingannare. Con lei si può andare semplicemente con l’ago del contagiri puntato sui 1000 giri/min, in sesta marcia, senza sentire un minimo strappo, oppure veloci e disinvolti nella guida d’attacco: Nomen Omen, la Tiger, all’occorrenza, è sempre pronta a sfoderare gli artigli.  Semplicemente, sulla moto è stato fatto un ottimo lavoro di gestione del comparto elettronico rendendo il propulsore lineare e fluido, privo di vibrazioni. Il serbatoio di 20 litri, che presenta svasature laterali per meglio inserirsi nel corpo moto, permette distanze chilometriche nell’ordine dei 300/320 km, attestando il consumo di carburante intorno ai 15/16 km con un litro.

Strade Infinite

Come già accennato le lunghe distanze fanno parte del DNA della Tiger, che siano cento o cinquecento chilometri poco importa. Il viaggio non sarà più il raggiungimento di una meta, ma sarà lui stesso un valore aggiunto. Poter percorrere lunghi tratti in totale tranquillità, leggerezza, e con poco impegno psico-fisico, godendosi la guida, il panorama e la strada, renderà i vostri viaggi piacevoli e divertenti.

In autostrada si mantengono velocità di 130/140 km perfettamente protetti dal cupolino, senza che si creino turbolenze laterali, anche quando si entra in scia ai camion (circostanza che solitamente disturba non poco in fase di sorpasso). Stesso discorso vale per le gambe, ottimamente protette, senza risentire troppo della pressione dell’aria.

Colline vicine

Anche su questi percorsi ci si ritrova perfettamente a proprio agio. Anche quando si opta per una guida un po’ più incisiva. Il telaio rigido, le sospensioni di ottima fattura, freni potenti e modulabili, assecondano la propensione del motore a “tirare” forte e senza strappi. La guida allora diventa galvanizzante, trasformando la Tiger in un ottimo strumento per mettere in difficoltà anche le supersportive.

La frenata è potente, dischi da 320 mm, pinze radiali Nissin, garantiscono aggressività. Una forza d’arresto ben gestita dal comparto sospensioni, con una forcella Showa decisamente di ottima fattura. L’unico accorgimento è quello di ritoccare leggermente la taratura delle sospensioni, che nella regolazione standard, risultano un po’ troppo morbide (questo, se si intende andare con passo più spedito, limitando i trasferimenti di carico nelle fasi di accelerazione e frenata). Ovviamente, tali regolazioni possono variare a seconda del peso del pilota, dell’esperienza e anche dallo stile di guida.

Nei tratti ricchi di curve, l’endurona piega con grande disinvoltura, con inserimenti che risentono poco del peso di 198 kg dichiarati a secco; peso che invece si fa sentire in maniera appena più pronunciata nei veloci cambi di direzione o negli scollinamenti. L’unico neo riscontrato nella guida “intensa” è relativo all’utilizzo della leva della frizione che risulta un po’ dura.

Furistrada

Non esageriamo, fuoristrada proprio no, ma qualche strada carraia si, a patto di non esagerare con eccessive pretese. Il peso si sente, le gomme sono di default di impostazione stradale (chi intende intraprendere con maggiore intensità l’utilizzo su strade “bianche”, sempre senza pretendere l’efficacia di mezzi tecnici, dovrà utilizzare coperture più idonee e tassellate), quindi massima attenzione e perizia nell’utilizzo del gas. Il vero limite è più sul galleggiamento della gomma anteriore che, visto il profilo, quando entra a contatto con terreni come ad esempio la sabbia, non “pesca”, quindi la direzionalità è poca o nulla e si rischia la chiusura improvvisa dello sterzo.

In città

La Tiger non si fa certo spaventare dalla giungla cittadina. Pavé, buche e sampietrini vengono digeriti con relativa facilità, vista la scorrevolezza e l’ampia escursione delle sospensioni (che si attesta in 150 mm sia per anteriore che posteriore). Certo se si vuole sgattaiolare nel traffico in velocità, l’endurona non è esattamente un’acciuga, quindi un minimo di attenzione nei passaggi più stretti ci vuole, soprattutto se con le borse laterali posteriori installate.

Altro aspetto da tendere in considerazione è l’altezza del piano di seduta di ben 835 mm da terra, anche se, in realtà, esistono selle ribassate nel  catalogo Triumph che permettono di essere più vicini al terreno; per quelli sotto il 1,75 cm si fa fatica a poggiare con la giusta sicurezza nelle fermate improvvise tipiche del caos cittadino.

In conclusione

Onestamente ci riesce difficile pensare che su un mezzo di questo tipo ci sia bisogno di una estremizzazione sotto il punto di vista soprattutto elettronico. La Tiger non ci ha fatto assolutamente sentire la mancanza, ad esempio, di un sistema di controllo di trazione; sarà che esprime la sua potenza, che è di ben 114 Cv, in maniera sempre fluida e mai eccessivamente aggressiva. Anche dopo averla utilizzata per molti chilometri su asfalto bagnato, non abbiamo sentito particolare necessità di tenere sotto controllo la trazione, visto che in quel tipo di condizioni il limite si avverte principalmente nelle fase di frenata e nella velocità di percorrenza delle curve. Quindi, un bel dispositivo ABS (scegliendo la versione ES) e per il resto ci sembra decisamente che ci sia già tutto il necessario per poter guidare in sicurezza con grande divertimento ed efficacia. Tutto questo a un prezzo decisamente più basso rispetto alla concorrenza… forse ci sarebbe da fermarsi un attimo a riflettere!


12 Comments

  1. Sangue di Cornovaglia

    2010/05/06 at 1:13 PM

    Giusta riflessione.
    La Tiger è un’ottima moto e probabilmente nell’utilizzo che ne farebbero la maggior parte dei motociclisti se la vedrebbe alla pari con le moto ultratecnologiche citate (anzi, rispetto al Supertenere mi viene da pensare che tra le curve sia molto più divertente la Tiger). Certo, la Triumph non eccelle nel fuoristrada, ma prima o poi lo vorrei vedere qualcuno che affronta le dune del Sahara con la nuova Multistrada. Ma poi, a conti fatti, chi è che fa tutti questi sterrati durante l’anno? Se così fosse, ad esempio, meglio comprare allora KTM Adventure

  2. Master P

    2010/05/06 at 3:54 PM

    Grande la Tigerona… venduta causa trasferimento, ancora me la sogno la motte

  3. Il Massiccio

    2010/05/07 at 10:55 AM

    Non sono esattamente d’accordo. Che la Tiger sia una buona moto è un conto, che l’innovazione debba proseguire, un altro 😉

  4. Pingback: Coming Soon: nuovo Test Moto in arrivo | Pianeta Riders

  5. Pix

    2010/07/14 at 10:55 AM

    la possiedo da un anno e dopo 11000 km. posso dire che la Tiger è davvero una bella moto, che può essere usata sia da chi vuole viaggiare con tranquillità sia da chi ama una guida più grintosa, visto che secondo me, condotta da mani esperte, può dare filo da torcere ad altri modelli sportivi.
    E’ una moto grossa, con 114 cv., quindi richiede le sue attenzioni, ma una volta conosciuta a dovere può persino essere usata come “scooterone” da città, vista la prontezza del motore ai bassi regimi e la maneggevolezza. Ottimo rapporto qualità prezzo, e se non si esagera col gas si ottengono anche consumi discreti (18km/l) 😆

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  7. doc_egi

    2010/07/26 at 4:21 PM

    Gran moto,gustosa sia in velocità che nel misto, dove può veramente far divertire tantissimo, soprattutto se si montano gomme con maggior grip.
    Un pò di on-off a cui ci si abitua presto, ma non bisogna dimenticarsene all’uscita dalle curve, soprattutto per chi viene da moto più tranquille.
    Discreta protezione col cupolino in dotazione , ma forse se si viaggia un pò, è preferibile mettere il maggiorato.
    Ottima frenata, buona la strumentazione anche se non si riesce ad interagire in movimento.
    Discreto prezzo e per ultimo, quel delizioso rombo roco che non può che non piacere…

  8. amedeo

    2010/07/27 at 8:15 AM

    Si direi che questa è la Tiger, ma per on-off non mi sembra così invadente. Se ti risulta fastidioso magari fai controllare la taratura dei corpi farfallati, potrebbe dipendere da una non ottimale regolazione di questi.

  9. doc_egi

    2010/07/28 at 11:56 PM

    @ amedeo:

    Ti ringrazio per il consiglio, lo chiederò al prossimo tagliando.
    Ciao e grazie

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