
(Leggi Parte I)
Mi dirigo spedito verso la SS4 Salaria che imbocco in direzione Rieti. La moto scoppietta allegra, felice di andarsene a zonzo. Giunto al semaforo giro per Passo Corese, e oltrepassata la rotonda, imbocco la strada per Fara Sabina. Superate Talocci e Coltodino inizio ad arrampicarmi sui tornanti che portano verso Farfa. Certe volte mi domando quanti siano i motociclisti a conoscere la bellezza di questa strada (e di questi panorami) a così pochi chilometri da Roma.
Passo il bivio per Fara Sabina e proseguo diritto attraversando Farfa e Bocchignano, per poi svoltare a destra seguendo la strada in direzione Salisano. Un bellissimo percorso sperduto tra le valli della sabina che mi condurrà fino a Rieti. Già dalle prime pieghe, all’altezza di Talocci, avevo apprezzato la coppia poderosa dell’XJR, ma adesso che prendo sempre più confidenza col mezzo, inizio a godere appieno il piacere di sentirmi tirare via le braccia ad ogni uscita di curva. La strada si raggomitola chilometro dopo chilometro per poi prendere ad arrampicarsi sul costone di una montagna, ricamando una sequenza spettacolare di curve che si susseguono senza sosta. Mi faccio prendere un po’ la mano. Aumento il ritmo e l’inclinazione delle pieghe; finché non realizzo che a separarmi dal burrone sottostante non c’è altro che un semplice muretto in pietra a bordo strada. Meglio abbassare la manetta e godersi il paesaggio, sperduto e meraviglioso.
Supero in volata Mompeo, Montenero Sabino e Monte San Giovanni, proseguendo fino a Rieti
Raggiunto il Capoluogo, il sole inizia a farsi sentire fastidiosamente sotto alla giacca, così, quando vedo l’indicazione per il Terminillo, non ci penso due volte e mi lancio lungo la bella strada in salita. I tornanti che arrivano a Pian delle Valli sono sempre un gran godimento da fare in moto. L’asfalto è perfetto e pennello pieghe a ripetizione intervallate da brevi rettilinei. Alla base degli impianti sciistici sento di avere bisogno di un caffè. Faccio sosta in un bar assediato da una comitiva di escursionisti. Forse ho sottovalutato l’impatto della giacca che indosso sugli altri, e l’aria logora da sporco, brutto e cattivo fa si che al mio passaggio il gruppo si apra come le acque del mar Rosso davanti a Mosè. La cosa mi diverte, e anche il tizio del bar se la ride di gusto. È un motociclista anche lui, terminato il turno se ne andrà a fare due pieghe verso Cascia-Norcia. Gran bella strada… ma io ho ben altro in mente.





