Eccovi un racconto in presa diretta. Una pagina di diario Riders sulle orme di una rocambolesca giornata in sella. Si parte dalle sponde del mar Tirreno per raggiungere l’Adriatico. Nel mezzo, un uomo, l’istinto, la sua moto, e un percorso fitto di curve. Tantissime. Incredibili. Curve.
Fregene, litorale laziale, un week end di inizio estate a casa dell’amico di sempre per dimenticare. Per dimenticarla. Poi quell’sms che esplode nel silenzio delle primissime ore del mattino. Due sole parole: “Mi manchi!”
È così che ha inizio questa incredibile avventura. La casa era ancora assopita dopo i bagordi della notte prima. Esco in giardino, mi dirigo verso la macchina, sto per aprire lo sportello, quando proprio lì accanto vedo parcheggiata la bella XJR con le chiavi inserite nel blocchetto d’accensione. La nudona Yamaha mi ha sempre affascinato: tanto motore, e la sensazione di domare un bufalo afferrandolo per le corna. È un istante, un pensiero veloce, corro in casa, afferro la penna e lascio un messaggio sul tavolo della cucina: “Parto, devo andare da lei. A proposito, ti lascio la macchina e prendo la tua moto… le chiavi le trovi nel cruscotto. Dai, non t’arrabbiare, prometto che la tratterò bene.”
Esco di nuovo fuori. Un casco, avevo assolutamente bisogno di un casco. Apro la porta dello sgabuzzino vicino alla legnaia. Eccolo lì, insieme ad un paio di guanti e ad un vecchio giubbino in pelle dall’aria Vintage. Ok, diciamo pure logoro e in avanzato stato di decomposizione. Mi infilo tutto. Mi dirigo verso la moto, salto in sella, giro la chiave, do un colpo di start, e il motore parte subito, senza troppe storie. Neanche due minuti e sono già sul lungomare. Direzione Silvi Marina, Costa Adriatica.
È solo quando sono all’altezza del Grande Raccordo Anulare, intorno Roma, che mi pongo finalmente la domanda fondamentale: “Ok, ma adesso che strada faccio?” In macchina non ci avrei pensato due volte, mi sarei infilato sull’autostrada e via. Ma in moto… neanche a parlarne. Con me non ho nemmeno uno straccio di cartina stradale. “D’accordo, improvvisiamo” mi dico “una mezza idea di cosa fare ce l’ho”; il resto l’avrei risolto andando.
Voce del verbo andare. È in quell’istante che me ne resi conto. Quel che stavo per compiere era un autentico coast to coast. Quando si dice coast to coast la prima cosa che salta in mente sono i grandi spazi americani, la leggendaria Rout 66, e quel nastro d’asfalto dritto come un fuso che taglia il continente USA da est a ovest. Eppure, siamo certi che un coast to coast all’italiana non possa essere altrettanto coinvolgente?
Deciso! Era ciò che avrei scoperto. Di sicuro avrei allungato, e anche molto; ma in fondo un po’ di strada, e due curve, mi avrebbero aiutato a riflettere. Erano davvero tante le cose che avevamo da dirci.







Sono curioso, quando arriva il resto? Certo che noi uomini per una donna siamo sempre pronti a partire……”tira più un…”
@ Sangue di Cornovaglia:
Domani la seconda parte
Saluti,
Mr D