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Test Bimota Tesi 3D: concetto alieno


A vederla sembrerebbe proprio così: un mezzo arrivato dritto da un altro pianeta. La prima volta che ci si ritrova davanti ad una Tesi la sensazione è quella di una moto decisamente fuori dal comune. Un condensato di tecnologia dal sapore artigianale (dalle parti di Bimota si lavora ancora così) che stupisce gli occhi prima ancora di conquistare alla guida: linee da guerre stellari, fascino e quote slim. Il particolare che risalta immediatamente è il gruppo ottico anteriore con la semicarena aggrappata al bellissimo telaio composito  traliccio – piastre in lega leggera ricavate dal pieno. Poi si abbassa lo sguardo ed ecco la sorpresa: via le normali forcelle, e all’anteriore  troviamo un’originalissima sospensione con braccio oscillante e monoammortizzatore. Una soluzione inconsueta che rende la guida di questa moto un’esperienza a parte. Ma di questo parleremo tra un po’. A completare la dotazione della Tesi,  l’ottimo bicilindrico di derivazione Ducati rielaborato dai tecnici Bimota. Si tratta del desmo da 1.078 cc in grado di sviluppare 98 cavalli ed oltre 100 Nm di coppia massima proprio lì dove serve per uscire fuori come una fionda da ogni curva. A fermare i bollenti spiriti (e credetemi, ne avrete bisogno) una bella coppia di pinze Brembo ad attacco radiale a garanzia di una frenata potente e modulabile. Tanta bontà ciclistica, e l’utilizzo a profusione di materiali nobili, fanno fermare l’ago della bilancia della Tesi 3D a soli 168 Kg di peso. Un dato che mette subito in chiaro il potenziale di divertimento che l’affilatissima Bimota è in grado di offrire. Scopriamolo insieme.

Una volta in sella si capisce subito con cosa si ha a che fare. Semimanubri che caricano a dovere l’avantreno, sella di marmo (e un pelino inospitale anche nelle dimensioni, che non facilitano gran ché gli spostamenti all’indietro), pedane ad altezza MotoGp e volumi che appaiono compattissimi non appena si tiene la moto tra le gambe. Un mezzo davvero senza compromessi – che una volta prese le misure – regala un piacere di guida proprio così: senza compromessi.

Si gira la chiave e il bicilindrico prende a borbottare col consueto carattere dei propulsori bolognesi. Una volta compreso che il raggio di sterzo della moto è un concetto  inappropriato, meglio non continuare ad insistere troppo con le manovre da fermo: dentro le marce, una dopo l’altra, e via. I primi metri a gas spalancato mettono subito in luce la bontà ciclistica della Tesi e, complice la posizione di guida ben caricata, si riesce a gestire al meglio tutta la voglia della ruota anteriore di puntare al cielo. Peccato solo per il limitatore che interviene un po’ troppo presto a smorzare la spinta muscolosa del motore.

Il secondo step è quello di prendere confidenza con la sospensione anteriore. Basta poco, qualche piega affrontata in maniera progressiva, et voilà, il gioco è fatto. Il particolare comportamento dei bracci oscillanti fa si che in staccata non si percepisca il tipico affondamento “da forcella” pur ottenendo un’azione estremamente efficace, al punto tale da arrivare presto a convincersi di tenere i mozzi della ruota davanti direttamente con le mani. E qui diventa subito chiaro il perché delle pedane posizionate così in alto. Più spingi la Tesi giù, e più lei scende. Più entri forte in piega e più lei ti asseconda. In altre parole, davvero impossibile percepire il limite effettivo di questa moto su strade aperte. Limite che, ad occhio e croce, sembrerebbe davvero elevatissimo. Magari ne riparleremo quando ci sarà modo di riprovare la 3D in pista.

In conclusione, un mezzo esclusivo per soluzioni tecniche, livello assoluto delle finiture e per il piacere di guida inarrivabile che è in grado di offrire una volta presa confidenza. Un mix di leggerezza, potenza ed efficacia tra le curve che fanno di questa Tesi una delle moto più fascinose del listino. A proposito, dimenticavo. Tanto fascino costa caro: si parte da circa 29.000 Euro. Un prezzo esagerato? Prima di provarla la pensavo proprio così. A cambiare idea mi ci è voluto davvero poco.

Abbigliamento tecnico indossato per la prova:


6 Comments

  1. Sante

    2010/04/09 at 7:13 PM

    Può piacere o non piacere, ma di sicuro è una moto unica nel suo genere. Soprattutto nell’ultima foto il vuoto all’anteriore tra la ruota e il cupolino fa impressione 😯

  2. Sangue di Cornovaglia

    2010/04/10 at 10:08 AM

    Un sogno. Mi piacerebbe tantissimo provarne una 😥

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