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“Col cuore in moto”: intervista a Roberto Nobile


In occasione dell’ultimo MotoDays ho avuto il piacere di incontrare, e conoscere, Roberto Nobile, noto attore di cinema e teatro che recentemente ha avuto una notevole visibilità con la serie TV Distretto di Polizia (avete presente il sovrintendente capo Parmesan?); ma non solo, perché Roberto è anche un appassionato scrittore e, cosa che non tutti sanno, uno sfegatato motociclista che anni fa ha rischiato persino il grande salto nel professionismo. Da queste due passioni profonde, la scrittura e il motociclismo, nasce “Col cuore in moto”, godibilissimo libro edito da Coniglio Editore (è possibile ordinarlo cliccando sul link), imperdibile per tutti coloro che la moto la intendono ben oltre un semplice mezzo di locomozione. Ho rincontrato Roberto per una chiacchierata e ne è venuta fuori un’intervista assolutamente da non mancare… “Se la velocità è una dea, come si diceva in tempi quando la retorica era di casa, ha sempre avuto uno sguardo più attento ed amoroso per i motociclisti”.

1)Roberto, oggi ti conosciamo tutti come stimato attore di cinema, teatro e  TV, ma la tua passione per il motociclismo ha in realtà origini lontane…

A questa domanda non posso che rispondere con la prima pagina del mio libro, che ti prego di pubblicare. Il pezzo si intitola “L’Amore” (ndA, la trovate in coda, alla fine dell’intervista)

2)”Col cuore in moto” è una dichiarazione d’amore, un omaggio ad una passione sconfinata. Come nasce l’idea di scrivere questo libro?

Quando correvo in moto, conobbi il giornalista Claudio Porrozzi, giovane come me, appassionato come me, ora delegato della FMI per le gare mondiali, credo. L’ho incontrato dopo tanti anni e abbiamo macinato insieme un po’ di ricordi di quel motociclismo avventuroso e casereccio, così diverso da quello di adesso! Allora mi chiese di scrivere qualche articolo sull’argomento, che pubblicò sulle riviste di cui era direttore “La Moto”, “Motosport” e “Tutto Scooter”. Dovetti aprire il cassettone delle memorie, delle glorie, degli azzardi, delle fesserie giovanili, che tenevo chiuso e polveroso da una vita.  E, una volta aperto, non riuscivo più a chiuderlo, come se un turbine di emozioni che mi avevano segnato profondamente, spingesse per ritornare alla luce, non accettando più quella prigionia. Emozioni che volevano essere spiegate, testimoniate, messe nero su bianco, dunque, per me, per i miei compagni di allora, e per chi volesse condividerle adesso. Le riviste non erano più sufficienti; ci voleva un libro…

3) Tra le righe si avverte forte l’intreccio tra moto, passione e donne: ci spieghi i motivi – secondo te – alla base di questo mix che si direbbe inscindibile?

Non è facile, ma ci provo: Come sai faccio l’attore e lo scrittore, due mestieri che trattano la vita ma non quella vera, bensì una sua copia, non ambigua, disordinata, imprevedibile, come l’originale, ma perfetta, soprattutto controllabile e prevedibile, perché siamo noi che la creiamo. Chi vive in questo mondo parallelo, chi ha fatto questa scelta, ha evidentemente difficoltà ad accettare il mondo com’è, ad esprimere i propri desideri, a realizzare i propri sogni, a lottare nel ring della vita vera. Per questo, tutto l’amore e la passione che avevo dentro era più facile dedicarli alle moto che alle donne, per questo la lotta per la vita era più facile in pista. Non ci voleva meno passione e meno coraggio, ma tutto era meno ambiguo, ed il prezzo da pagare: le sconfitte, le cadute e le ferite, non era meno caro, ma legato ad un patto con le leggi fisiche, che non si poteva tradire… non so dire di più, e spero qualcosa si sia capito…

4)Per Roberto Nobile, infine, la moto è?

La moto è due cose, forse intrecciate, forse no…In primo luogo è un cavallo meccanico e gode, anche se solo in parte, di tutto il significato ancestrale e mitologico del rapporto fra l’uomo ed il cavallo. Non è roba da poco, e non a caso, qualche decennio fa, i motociclisti venivano chiamati centauri. Oggi, in mezzo al traffico delle metropoli, queste metafore non dicono niente a nessuno, ma chi ha il privilegio di percorrere in moto una  sinuosa stradina di campagna, senza fretta, sentendo la natura intorno ed  il vento sulla faccia, sa bene di cosa parlo.

In secondo luogo, la moto è la velocità, e non c’è nessun altro mezzo, che si guidi con tutto il corpo, dalla testa ai piedi, come la moto. Non c’è nessun altro mezzo, dunque, che investa il corpo, tutto il corpo, con le emozioni esaltanti della velocità. Se la velocità è una dea, come si diceva in tempi quando la retorica era di casa, ha sempre avuto uno sguardo più attento ed amoroso per i motociclisti. Poi, dire cos’è la velocità, senza scadere appunto nella retorica, o sparare ventimila aggettivi, senza colpire il bersaglio, non è facile per niente… io ne sparo uno solo, dico quello che è per me, magari in modo un po’ brutale, ma non trovando di meglio: la velocità è arrapante… cordiali saluti da Roberto Nobile.

<<L’AMORE. A un certo punto cominciai a guardare le moto; non una in particolare, o qualcuna, ma tutte.  Secondo me riguardava proprio la sessualità, una specie di transfert… ero  precoce e perciò più timido; non avevo il coraggio di guardare le donne come il desiderio avrebbe voluto; temevo rimproveri, svergognamenti. Invece le moto si lasciavano ammirare in tutti i particolari, nude o vestite, dal cappelletto al contachilometri, dalla leva della messa in moto, alla candela; si lasciavano sfiorare dalla mano gentile sulle loro curve, sulle loro rughe.

Erano tante, ma non infinite (il paese era piccolo); così era facile incontrarle e magari ritrovarle il giorno dopo nella stessa via, alla stessa ora, prima casualmente, poi con appuntamenti precisi. La Vespa del fiorista, la Ducati 65 del pescivendolo, la Guzzi Cardellino dell’infermiere, le Motobi, le Mondial, le Morini, le Rumi, le Devil, le Parilla, le Motom, le Itom, le Benelli, , le NSU, le MV, le BMV…ero insaziabile.

Però fedele; non lasciavo una moto per un’altra;  ne aggiugevo continuamente al mio harem, fin quando non le conobbi tutte, ma intimamente, profondamente e di sicuro molto meglio dei rispettivi padroni, mariti distratti, amanti appassiti e abitudinari. Di quelle moto precocemente invecchiate dalla fatica, dal sole e dalla pioggia, ma rese belle dal mio sguardo, conoscevo le  vernici sbiadite, le macchie di ruggine, le ammaccature, le gomme consumate, i cavalletti storti, i sellini sfondati e le amavo. Conoscevo i rombi, gli scoppiettii, gli scricchiolii, i lamenti delle molle dei sellini, le vibrazioni delle carrozzerie, lo stridio dei freni e le amavo. Conoscevo gli odori delle gomme, dei cuoii degli olii, dei grassi, delle benzine e le amavo.

Questo sentimento così vasto e profondo alimentava una memoria di pari grandezza e intensità. Le ricordavo tutte le moto di Ragusa, tutte; anche a  distanza, senza vederle. Mi bastava sentirne la voce per distinguerle una ad una, non per tipo, o modello (la Lambretta del bombolaro, non suonava come quella del garzone del forno Impero). Se ci fosse stata una cattedra universitaria sulle moto del paese, spettava a me, se avessi potuto presentarmi a “Lascia o Raddoppia” sull’argomento, avrei fatto i milioni. Invece il mio amore irripetibile si è consumato con loro, ora finite chissà dove,  sparse in sparsi cimiteri di cose, seppellite da una città nuova, frenetica e rumorosa, così uguale e indifferente, che l’amore non sa dove posarsi.>>

(Col Cuore in Moto, Roberto Nobile)



4 Comments

  1. Duca Rosso

    2010/03/23 at 1:12 PM

    “la velocità è arrapante…” AHAHAHAHAh…. MITICO!!!! 😀

  2. Emiliano79

    2010/03/23 at 2:01 PM

    Thanks! Cercavo proprio una bella lettura a 2 ruote

  3. Dott. Frojd (sic!)

    2010/03/23 at 5:08 PM

    «La velocità è arrapante» è una bella frase ad affetto, immediata e condivisibile. Ma anche, a parer mio, “facile”. Quel che c’è di «arrapante» nella velocità delle due ruote non è altro che il fascino della morte, l’impulso all’autodistruzione, e l’adrenalina di riscoprirsi vivi – alla fine.
    E’, come dire, un modo a buon mercato di avvertire qualcosa dentro di sé, di diventare quel luogo – parafrasando la bella ultima frase di Nobile – su cui l’amore (e, in generale, la vita) va finalmente a posarsi. E’ l’arte dell’equilibrismo. E’ concentrazione finalizzata all’orgasmo più rapido e intenso possibile.
    La velocità è un pretesto per arrivare il prima possibile in un luogo che non si era voluto né cercato. Non è la strada, non è la meta, non è il senso del viaggio. E’ solo ebbrezza di finire.
    Ma dopo?

    D. Fr.

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